Kelly: il progresso della scienza smentisce la supremazia dell’uomo nel mondo

Discontinuità
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La quinta e sesta discontinuità
di Kevin Kelly

COPERNICO Lo storico e filosofo Bruce Mazlich sostiene che gli occhi della scienza hanno rimpiazzato il senso primordiale che l’umanità aveva di sé. A ogni scoperta scientifica, qualcosa nel modo in cui vediamo noi stessi cambia. Per esempio, Copernico sostituì la convinzione, basata sul senso comune, che il nostro mondo fosse il centro dell’universo. Alla lunga, il cammino dell’astronomia ha rivelato, non senza shock, che siamo solo una tribù minore abbarbicata su un granellino di materia orbitante intorno a una stella qualunque, alla periferia di un’immensa galassia che a sua volta fluttua tra un miliardo di altre galassie in un angolino dell’universo. La nobilitante distinzione tra noi e il resto dell’universo fu gradualmente spazzata via, rivelando la continuità dell’esistente. Quello che percepivamo come eccezionale fu declassato all’ordinario. Nell’universo, non occupiamo alcun posto speciale, ma orbitiamo in una realtà omogenea.

DARWIN L’autore del secondo grande scoop fu Darwin, secondo il quale la cesura percepita tra noi e gli altri animali e piante era ugualmente illusoria. Siamo parte di un’unica evoluzione, di un’unica vita in continuo mutamento. La nostra posizione come esseri umani è solo quella di un ramo in un albero con milioni di rami. Nella vita non ci spetta alcun posto speciale, ma ci muoviamo in una realtà omogenea.

FREUD Secondo Mazlish, la terza discontinuità da conciliare sta tutta nella nostra testa. Fu Freud che cominciò il processo, ancora in corso, per ridimensionare il ruolo privilegiato che attribuiamo all’idea dell’Io. A oggi, la psicologia e la neurologia hanno scoperto che l’Io è una comoda fantasia costruita per facilitarci la vita quotidiana, mentre in realtà nel cervello non c’è alcuna sala controllo generale. Piuttosto, nella nostra mente sono all’opera molti io; inoltre, queste parti sono indistinguibili dal nostro corpo fisico e persino, a volte, dalle menti degli altri. La nostra coscienza è stata detronizzata dalla sua posizione di imperatrice centrale a nulla più che una serie di processi cognitivi. Tra gli esseri senzienti noi umani non siamo speciali, siamo piuttosto un elemento di un insieme continuo.

TECHNIUM Al momento, stiamo dando il colpo di grazia alla quarta discontinuità. L’antica distinzione tra macchine e creature viventi sta recedendo così velocemente da rendere sempre più chiaro a tutti che una grande affinità accomuna il mondo degli artefatti al mondo dei nati. Natura e macchina sono due facce della stessa forza estropica. Ho esposto altrove i miei argomenti a supporto di questa continuità e in questa sede li assumo per dati. La questione oggi non è tanto quella di dimostrare se il Technium condivida le sue radici con l’evoluzione biologica, ma se finirà per sostituire i propri creatori o coabiterà con essi. In entrambi i casi noi, i viventi, non siamo separati dal Technium: ci troviamo con esso in una relazione di continuità.

LA QUINTA DISCONTINUITÀ

Ma siccome l’arco dell’evoluzione continua oltre queste quattro riconciliazioni, è verosimile aspettarsene altre in futuro. Credo che il prossimo re ad essere spodestato dalla scienza sarà il mondo fisico con lo status speciale che gli attribuiamo. Sentiamo che l’universo è un luogo pieno di materia solida che spinge e preme contro di noi. Le cose hanno peso, dimensioni, durata. Questo è il mondo nella nostra esperienza quotidiana: fatto di cose reali che possono essere misurate, sentite, percepite. La materia e l’energia che lo compongono seguono un insieme di leggi in modo così preciso che possiamo utilizzarle per creare razzi e computer. Il rifiuto della materia a essere scalciata fuori da queste leggi si aggiunge al senso che diamo al suo essere “reale”. Reale significa fisico.

L’informazione, d’altra parte, manca di fisicità. Al contrario dell’energia, che possiamo almeno misurare con strumenti fisici, un bit digitale non ha corpo, non pesa nulla, non occupa spazio. Fluttua misteriosamente come uno spiritello. Non abbiamo un’unità di misura che vada bene per l’informazione (se faccio una copia della tua canzone, sto aumentando la quantità di informazioni nel mondo? Oppure no, visto che non sto aggiungendo nulla di nuovo?). Non sappiamo ancora dire se la quantità complessiva di informazione nel mondo si conservi, né se sia finita. Tuttavia, siamo riusciti a capire che la vita, anche la nostra vita, è una combinazione di informazioni intangibili, piuttosto che di materia. L’evoluzione stessa – il grande motore della creazione – è una combinazione di informazioni. E la mente, specialmente la mente, è flusso di informazioni. Quindi sappiamo che la forza più potente dell’universo (tra quelle di cui siamo a conoscenza) è costituita dalla cosa più intangibile che possiamo rintracciare: bit. Ed ecco la discontinuità: atomi contro bit.

ATOMI IMMATERIALI Ma recentemente i fisici hanno iniziato a sospettare che anche gli atomi siano composti da informazioni, in un modo che ancora non comprendiamo. Per dirla con il leggendario fisico John Wheeler, “i bit sono i bit”. Più profondamente indaghiamo l’interno delle particelle subatomiche e il loro bizzarro comportamento, più riusciamo a darne ragione solo in termini di flussi di informazione. Molti fisici si aspettano che quando arriveremo a capire come funziona la materia quello che troveremo sarà soprattutto una struttura di informazioni e l’assenza di qualsiasi cosa di “materiale”. Gli atomi saranno compresi come elaborate composizioni dinamiche di segnali intangibili. In un articolo dell’American Journal of Physics intitolato “Quello che la meccanica quantistica sta cercando di dirci”, David Mermin, fisico e studioso degli stati solidi, scrive: “La materia agisce, ma non ci sono attori dietro l’azione; i predicati si predicano da sé, senza bisogno di soggetti. Le azioni agiscono su altre azioni. Non c’è differenza tra l’esistenza di un oggetto e le sue proprietà: le proprietà sono tutto ciò che c’è. Di fatto, non ci sono oggetti”.

TUTTO È INFORMAZIONE La muraglia tra il regno del fisico e quello dell’immateriale comincia a cedere, e gli scienziati hanno iniziato a riconsiderare le leggi della fisica come un complesso algoritmo di codici. Anche l’energia viene ridefinita in termini di informazione. Stelle pulsanti e pianeti d’acciaio verranno progressivamente trasformati, nella visione della scienza, in un nulla intangibile come fumo. Organismi e tecnologie, costruzioni gigantesche come grattacieli, navi spaziali, città, tutto questo verrà definito come strutture di calcolo, equivalenti ai software. Alla fine, la frontiera tra tangibile e intangibile sarà completamente permeabile e lo status speciale che assegniamo alla fisicità verrà reinterpretato, ancora, semplicemente come uno stadio di un unico continuum. Nel regno del reale, noi, i materiali, non siamo separati, ma dimoriamo in un continuum.

LE ALTRE DISCONTINUITÀ

Durante il lungo viaggio che ci aspetta ci saranno certamente molti altri appiattimentitra differenze, oltre ai cinque che abbiamo visto. Non so se si tratterà della sesta, della settima o di un’altra ancora, ma una barriera che è già stata sfidata è quella del primato del passato, della causalità, dell’oggettività. Secondo una visione scientifica ancora in voga, almeno in parte, i fenomeni fisici sono causati da una lunga catena di eventi originati nel passato, e noi, gli osservatori, ci rimuoviamo nella catena di cause per poterli studiare. Per esempio, gli scienziati controllano gli esperimenti con il sistema del doppio cieco per tutelarne l’oggettività e rimuovere i propri pregiudizi dalle cause che stanno studiando. La scienza stessa, che ci ha portati fin qui, chiaramente mantiene solida la posizione privilegiata dell’osservatore esterno. In effetti possiamo dire che la scienza è l’invenzione dell’oggettività.

IL FUTURO CAUSA IL PASSATO? Uno dei pilastri della scienza è il principio per il quale la causa deve essere temporalmente situata nel passato. Un evento presente è il risultato di una catena di azioni cominciata nel passato: è logico e intuitivo – proprio come sembrava logica ed intuitiva la rotazione del Sole intorno alla Terra. Ma i bizzarri comportamenti dei fenomeni quantistici minano la discontinuità tra oggetto e soggetto, tra passato e futuro. Con nuovi strumenti è possibile sparare particelle/onde quantistiche attraverso piccoli tubi verso uno schermo e misurarne il comportamento nel momento in cui raggiungono il bersaglio. Wheeler ha studiato proprio questi fenomeni.

DECISIONE POSTICIPATA A causa della propria duplice natura, il fascio può passare attraverso il tubo sotto forma di onda oppure sotto forma di particella, ma non c’è modo di sapere quale forma abbia assunto prima di misurare il risultato dell’esperimento. Possiamo sapere se si è comportata come onda o come particella solo una volta raggiunto lo schermo. Questo tipo di esperimento è chiamato delayed-choice (scelta ritardata o posticipata) perché l’onda/particella deciderebbe sotto quale forma attraversare il tubo solo dopo esservi già passata. Per amor di discussione, si può affermare che, se i tubi fossero abbastanza distanti dallo schermo, la scelta verrebbe compiuta miliardi di anni dopo essere stata messa in pratica. Questa inversione della freccia della causalità è dovuta all’azione dell’osservatore.

L’OSSERVATORE È DETERMINANTE Paul Davies suggerisce che con il suo delayed-choice experiment Wheeler abbia introdotto in fisica un elemento quasi romanzesco, cioè la possibilità per l’osservatore di oggi, e del futuro, di modellare la natura della realtà fisica del passato, incluso un passato così remoto da risalire a quando non c’erano osservatori. In teoria, si potrebbero modellare le stesse leggi fondative della fisica con un’azione del tipo delayed choice: infatti, secondo Wheeler, «per quello che ne sappiamo oggi, le leggi della fisica non possono esistere da sempre e per sempre. Devono aver avuto inizio con il Big Bang». Dal momento che le leggi della fisica e le informazioni sulla loro genesi si trovano nel cosmo, in linea di principio una mente osservatrice potrebbe avere ruolo di soggetto nella formazione del cosmo stesso, viadelayed choice. Ma siccome le nostre menti e la vita stessa sono un prodotto del cosmo, ci troviamo in una specie ci circolo virtuoso. Come sostiene Davies, «La scienza convenzionale assume una sequenza causale logica e lineare: cosmo –> vita –> mente. Weeler suggerisce di chiudere questa catena su se stessa formando un circolo: cosmo –> vita –> mente –> cosmo.» L’universo produrrebbe se stesso. Si può partire da ovunque lungo questo eterno ritorno. Wheeler aggiunge: «la fisica dà origine all’osservatore-partecipante; l’osservatore-partecipante dà vita all’informazione; l’informazione dà vita alla fisica», e chiama questa sorta di auto-creazione del soggetto universo partecipativo.

L’UNIVERSO DIPENDE ANCHE DA NOI

Quando ho chiesto a Piet Hut, astrofisico teorico all’Institute for Advanced Study di Princeton, quali innovazioni nella pratica scientifica si aspettasse per il futuro, mi ha sorpreso suggerendo il ritorno del soggettivo. Per ottenere una visione più completa della realtà, ha detto, dobbiamo concentrarci sul soggettivo: «Nel grande quadro della scienza ci siamo dipinti in un angolo, descrivendo l’intero mondo in termini oggettivi. Ma ora stiamo raggiungendo i limiti di questa trattazione puramente oggettiva. In varie aree della scienza, dalla meccanica quantistica alle neuroscienze alla robotica, il polo dell’esperienza soggettiva non può più essere negato». Gli fa eco un pensatore più noto: «Contrariamente all’idea che l’universo abbia una storia oggettiva e indipendente dall’osservatore», ha detto recentemente Stephen Hawking, «le storie dell’universo dipendono da cosa stiamo misurando.»

L’UNITÀ DELL’UNIVERSO L’idea che le menti future possano evolversi fino al punto di essere in grado di influenzare soggettivamente le leggi del mondo fisico è, ovviamente, la speculazione più estrema; ma non si può dire lo stesso del meccanismo osservato durante l’esperimento delayed-choice, che invece si verifica tutte le volte che osserviamo qualcosa. Ho voluto indagare a fondo questo argomento per mostrare come la tecnologia, livellando continuamente differenze che una volta erano ritenute ovvie, lavori instancabilmente nella direzione di un’unità nella conoscenza.

Abbattere la discontinuità tra oggettivo e soggettivo non sarà l’ultima grande unificazione. Mano a mano che il Technium procede e la mente si espande, altre distinzioni sono destinate a confondersi e a sparire. Guardando avanti, è lecito immaginare che lo statuto speciale assegnato alla consapevolezza, contrapposto al resto del mondo materiale (materia inerte o non auto-consapevole, anche se intelligente), possa subire lo stesso destino di quello un tempo attribuito all’Io. Analogamente, anche la frontiera tra realtà e irrealtà (l’immaginario) potrebbe sparire, con una tecnologia sufficientemente avanzata.

IL DONO DELLA TECNOLOGIA

Fino all’invenzione dei telescopi e della matematica, non era possibile sbirciare al di là della Terra e vedere che non era il centro immobile di un universo in movimento. Solo con l’invenzione dei computer e la replicazione dei processi biologici su software intangibili, abbiamo potuto realizzare che l’intelligenza e la vita sono esse stesse intangibili. Solo l’avvento di sofisticati strumenti spezza-atomi ci ha permesso di percepire l’altro lato del nostro mondo materiale. Laser, cannoni a elettroni, chip… queste tecnologie hanno reso visibile la meccanica quantistica. E una volta che il reame dei quanti è stato visibile, i paradossi del soggettivo hanno avuto importanza. Attraverso la mediazione di strumenti sempre più avanzati abbiamo visto un continuum dove prima c’era discontinuità. In questo modo, a mano a mano che espandiamo il Technium aumentiamo la nostra conoscenza, rimuoviamo le discontinuità nelle nostre percezioni.

LA CONCORDANZA L’universo, come ci insegnano i saggi di ogni religione, è veramente un unico grande continuum. Ma per utilizzare la conoscenza di questo continuum universale abbiamo bisogno di sviluppare la tecnologia, il che in realtà è un modo per espandere la nostra mente collettiva. L’evoluzione a lungo termine della tecnologia porta la scienza – cioè il corpo delle conoscenze di tutte le menti umane, interconnesse e accumulate – verso l’unità, o la concordanza (consilience). Consilience è una parola coniata nel 1840 dal filosofo William Whewell e ripresa da E.O. Wilson per indicare l’unità della conoscenza. Consilience implica, tra le altre cose, che un comune insieme di assiomi possa essere usato per spiegare adeguatamente (e predire) fenomeni diversi, come l’esperienza nell’ecosistema della tundra, la fusione interna delle stelle, il comportamento di una rete sociale di teenager, il calcolo quantistico, la mutazione dei virus. Oggigiorno, la scienza è lontana dalla concordanza.

QUANTO È “SCOPERTA”? Oltre all’unità dei principi nei diversi campi, la concordanza dovrà anche legare insieme diversi corpi di conoscenza appartenenti allo stesso ambito, alcuni dei quali antichi e popolari. L’avanzare delle tecnologie di comunicazione e del metodo scientifico lavora in questa direzione.

Parliamo della “scoperta” dell’America nel 1492, della “scoperta dei gorilla” nel 1856, della “scoperta del vaccino” nel 1796. Eppure i gorilla, l’America e i vaccini non erano sconosciuti, prima della loro scoperta. L’America è stata abitata per 10.000 anni prima dell’arrivo di Colombo. Alcune tribù dell’Africa occidentale avevano già familiarità con i gorilla e con molte altre specie di primati ancora da “scoprire”. I contadini da lungo tempo erano al corrente del potere protettivo dei vaccini, anche se non avevano un nome per definirli. Lo stesso vale per intere branche di conoscenza – medicina delle erbe, pratiche tradizionali, punti di vista spirituali – che sono state “scoperte” dagli scienziati solo dopo essere state utilizzate per secoli dalla saggezza popolare. Queste cosiddette scoperte hanno l’aria di essere imperialiste e accondiscendenti, e spesso lo sono.

QUANDO L’AMERICA APPARVE SULLE MAPPE

Eppure c’è un senso del tutto legittimo in cui dichiariamo che Colombo ha scoperto l’America, l’esploratore Paul du Chaillu ha scoperto i gorilla e Edward Jenner i vaccini. Hanno “scoperto” informazioni già presenti sul territorio, aggiungendole alla crescente struttura della conoscenza globale che chiamiamo “scienza”. Fino alle avventure di Paul du Chaillu in Gabon, ogni conoscenza sui gorilla era estremamente localizzata, impossibilitata a uscire dai confini del territorio dove era stata conseguita. La saggezza naturale delle tribù indigene su queste creature non era integrata con il resto delle conoscenze che abbiamo sugli animali.

In effetti, fino a quando gli zoologi non ebbero sottomano i primi esemplari, i gorilla erano considerati creature mitiche paragonabili al Big Foot, a cui possono credere solo i selvaggi ignoranti e ingenui. La “scoperta” di Paul du Chaillu in effetti è stata la scoperta della scienza. Le informazioni anatomiche contenute nei corpi degli animali furono accuratamente inserite nel sistema della zoologia. Una volta che la loro esistenza fu ri-conosciuta, informazioni essenziali sul loro comportamento e la loro storia naturale poterono essere aggiunte al corpo scientifico globale.

Allo stesso modo, l’intuizione popolare di come il virus potesse essere usato per vaccinare gli individui era destinata a rimanere una conoscenza locale separata dal resto della medicina: il rimedio rimase isolato finché Jenner ne “scoprì” gli effetti, prese quanto era già conosciuto localmente e ne connesse gli effetti alla teoria medica e al poco che si sapeva sulle infezioni e sui germi. Non si può propriamente dire che scoprì i vaccini, quanto piuttosto che li mise in relazione al resto delle conoscenze. Lo stesso vale per l’America. Lo sbarco di Colombo la incluse sulle mappe del globo, collegandola al resto del mondo conosciuto, integrando il corpo delle conoscenze indigene con quello sedimentario della conoscenza scientifica globale. Colombo unì due continenti sotto il segno della concordanza.

CONNESSIONI La ragione per la quale la scienza assorbe la saggezza locale e non il contrario è che la scienza è una macchina che abbiamo inventato per connettere informazioni. È costruita per integrare nuove nozioni con la rete di quelle vecchie. Se un nuovo punto di vista contiene troppe incongruenze con il noto, viene rifiutato fino a quando le incongruenze possono essere spiegate. Una nuova teoria non ha bisogno di dare ragione di ogni singolo dettaglio inaspettato (e raramente lo fa) ma si deve intrecciare sufficientemente bene con l’ordine stabilito. Ogni congettura, assunzione, osservazione è soggetta allo scrutinio, alla prova, allo scetticismo e alla verifica. Mattone su mattone, la concordanza viene costruita.

In questo modo possiamo dire che la concordanza sia un tipo di tecnologia che cresce grazie alla tecnologia. La conoscenza unificata è il risultato dalla meccanica della duplicazione, dalla stampa, dalla rete postale, dalle librerie, dall’indicizzazione, dai cataloghi, dalle citazioni, dalle bibliografie, dalle tag, dai riferimenti incrociati, dalle parole chiave, dalle annotazioni, dalle recensioni, dagli hyperlink. Ciascuna invenzione espande la rete dei fatti verificabili e collega un nuovo pezzettino di conoscenza a un altro. La conoscenza è una rete di cui ogni nozione è un nodo: aumenta non solo quando aumenta il numero delle nozioni, ma, soprattutto, quando aumentano le interconnessioni. È proprio questa interconnettività che dà alla scienza il suo potere. La nostra comprensione dei gorilla si approfondisce e diventa più utile quando il loro comportamento è confrontato con quello di altri primati, quando la loro evoluzione viene inserita nell’albero genealogico dei viventi, quando le diverse osservazioni sul campo si intrecciano tra loro in migliaia di direzioni. Ogni elemento dell’insieme non fa luce solo sui gorilla, ma rinforza l’intero tessuto della conoscenza umana.

2+2… E come in ogni sistema integrato, maggiore è il numero di nodi collegati insieme in una rete, più potente risulta l’intero sistema. Raddoppiando il numero dei nodi, il suo valore cresce più del doppio. Con un’approssimazione possiamo dire che se i nodi della rete crescono in maniera lineare, il valore cresce esponenzialmente: significa che una grande rete vale molto più di due piccole reti con lo stesso numero totale di nodi. Per esempio, poniamo che la conoscenza della comunità A contenga 10 fatti. Ciascun fatto è collegato agli altri in modo che la conoscenza collettiva ammonta a un totale di 100 asserti, cioè 10^2. Allo stesso tempo, da un’altra parte del pianeta, la comunità B ha una rete di conoscenze che a sua volta contiene altre 10 nozioni, diverse da quelle della rete A. Ugualmente, significa un totale di 100 asserti. Quindi in totale contiamo 200 asserti. Se qualcuno, come Cristoforo Colombo o un enciclopedista, potesse mettere insieme i 10 nodi della comunità A con quelli della comunità B e collegare tra loro questi 20 fatti, il valore di questa nuova rete unificata AB equivarrebbe a 20^2=400, cioè il doppio della somma delle due reti piccole. Quando un’informazione può essere condotta alla concordanza globale, accresce il valore di tutte le parti.

… E ALTRE SCIENZE Ancora oggi rimangono molte sacche di conoscenza isolate. Per esempio, la forza unica della saggezza tribale, ottenuta nel corso di un lunghissimo rapporto simbiotico tra la tribù e il suo ambiente naturale, è molto difficile, se non impossibile, da trasferire al di fuori di quel contesto. È un sapere efficace all’interno di un sistema, ma largamente incompatibile con ciò che collettivamente conosciamo. Lo stesso vale per le pratiche sciamaniche. La scienza corrente non ha alcun modo per accettare queste branche di informazione spirituale e intrecciarle nella concordanza, quindi la loro verità rimane ancora “non scoperta”. Alcuni rami scientifici, come l’ESP, sono tenuti al margine perché, anche se validi nella propria rete, sono incoerenti rispetto al grande edificio del sapere.

La separazione tra settori e livelli di conoscenza e, conseguentemente, le differenze tra i diversi modi di rapportarsi al mondo, vengono progressivamente livellate dall’avanzare del Technium. Bit dopo bit la tecnologia illumina il continuum che connette tutto. In un ormai familiare circolo della creazione, ogni progresso tecnologico facilita nuove invenzioni e svela molte possibili direzioni di sviluppo. Se è vero che con questo sistema l’ignoranza cresce più velocemente di quanto cresca la conoscenza (vedi L’espansione dell’ignoranza), è anche vero che i nuovi strumenti amplificano la nostra capacità di percezione e il potere della nostra facoltà di pensare, nutrono la nostra memoria collettiva e approfondiscono la nostra comprensione del mondo. Proprio come il Technium lavora per connettere ogni essere umano a tutti gli altri (via internet), e ogni dispositivo a tutti gli altri (idem), anche le idee sono soggette allo stesso destino, essere collegate a tutte le altre in un unico grande corpo.

A lungo termine, e a mano a mano che il Technium diviene più complesso, veloce e consapevole, la tecnologia viaggia verso la concordanza.

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Sommario

A ogni vero progresso della scienza un pensiero monolitico mostra una crepa e si sfalda, o al contrario una "differenza" trova una sorprendente unità.

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