Lasciare o gettare la Rete?

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Il primo gesto compiuto da Gesù dopo il suo ritorno in Galilea è stato, secondo Marco, la chiamata di alcuni discepoli, avvenuta mentre Gesù stava «passando lungo il mare di Galilea». I primi chiamati sono stati due fratelli, Simone e Andrea, intenti nel loro lavoro di pescatori.  Ai due Gesù rivolse l’invito: «Seguitemi; vi farò diventare pescatori di uomini» ed essi lasciarono «εὐθὺς» (euthys), subito, senza tergiversare, le loro reti, che rappresentavano tutto il loro avere.

Molti vedono nelle reti l’immagine della Chiesa mentre un’esegesi digitale vede nella rete l’immagine della Rete cioè di tutto quell’insieme eterogeneo di servizi, applicazioni o documenti cui possiamo accedere in qualsiasi momento. Nella Rete troviamo il web, i social, i new media, i giochi, le news e le app, moderne panacee per ogni esigenza.

Chi guarda con sospetto la Rete come contrario ad uno stile rispettoso della dignità umana ed incompatibile con l’impegno cristiano, cita spesso questo passo di Marco: abbandonare la rete per seguire Cristo equivale a smettere di perdere tempo nella Rete per impegnarsi concretamente nella Chiesa.

È proprio così? Penso di no.

Prima di tutto, Simone ed Andrea stanno esercitando onestamente il mestiere con cui sfamano se stessi e le proprie famiglie e non sono impegnati in un’attività secondaria, ricreativa o ludica. La rete è il loro strumento di sopravvivenza. In secondo luogo, Gesù non esprime nessun giudizio di valore. Inoltre, la chiamata è rivolta a perfezionare, a dare pieno compimento ad un’azione che già eseguivano. È implicita nella chiamata, terzo aspetto, una formazione alla sequela di Cristo affinché si possa diventare «pescatori di uomini». L’intervento di Gesù, quindi, non ha lo scopo di affrancare da un’attività alienante ma, al contrario, di introdurre in una nuova dimensione dove quella stessa attività assumerà un ruolo nuovo e centrale.

Nell’accezione comune, “rete” indica la comunicazione attraverso i media digitali. Si adopera il termine Rete («stare in Rete», «essere in Rete») proprio perché tiene in collegamento tutti, in tutto il mondo; è una grande rete che raccoglie di tutto. La Chiesa è paragonata a questa Rete universale che raccoglie ogni genere, ogni razza, ogni popolo, nazione e lingua; raccoglie di tutto, raccoglie buoni e cattivi.

Troviamo in Matteo (13, 47-48) conferma della positività della Rete.

Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Questa rete gettata nel mare ci rimanda al seme gettato ovunque dal suo seminatore e alla zizzania che cresce col in grano. Non ha importanza cosa raccoglieremo nella Rete perché la cosa più importante è che sia gettata e non importa se raccoglieremo ogni genere di pesce, buono e cattivo insieme. Origene, a questo proposito, osserva che ogni genere di pesce indica la varietà delle libere scelte degli uomini. Avremo quindi uomini santi insieme a uomini feriti dalla vita.

È interessante notare che, per indicare la qualità cattiva dei pesci, Matteo usa «σαπρὰ» (sarpà), nome che oggi indica la carpa, un pesce che in natura, a causa della sua abitudine a cercare alimento fra il fango, viene scartato per il cattivo sapore. Quindi più che ad un “cattivo” siamo davanti ad un “inutile”. Nella rete non ci vanno a finire solo i pesci, ma anche le immondizie che si trovano nell’acqua. Il pescatore prende ciò che è buono, che è valido, che è utile, che è commestibile e butta via quel che non serve a niente. Così, anche nella Rete troviamo di tutto. Perché scandalizzarsi?

Il nostro è il tempo della pesca. Non dobbiamo fare ora la separazione fra “buoni e cattivi” ma quando saremo a riva, cioè alla fine dei tempi. Si dice che i pescatori, sedutisi, raccolgono le cose belle nei cestini e buttano “fuori” le cose che non servono a nulla.

Le buttano «ἔξω» (éxo): è il “gettare fuori” non solo il buttar “via”, è l’allontanamento. Non indica soltanto “fuori dai cestini”, ma allontanare ciò che non è al posto giusto. Matteo infatti usa lo stesso termine «ἐξώτερον» (exóteron) per indicare il destino dell’invitato a nozze che non aveva l’abito nuziale: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti» (Mt 22,13).

Siamo chiamati ad una missione importante perché solo i pesci finiti nella rete avranno la possibilità di essere raccolti nel cestino del pescatore. Sembra un assurdo: un pesce vorrebbe vivere libero nel mare eppure la sua libertà è nel cadere nella rete, nella nostra Rete.

Dio si rivela all’uomo nel modo e nel tempo ad esso proporzionati, vale a dire dove questi si trova, nel suo mondo e nel suo tempo, attraverso i fatti che compongono la sua storia e attraverso la parola che costituisce il suo modo di esprimersi.

Gettare la Rete, in questa era digitale, è una chiamata concreta a vivere pienamente e con capacità la fede. È la nostra missione: incontrare le persone dove vivono e si incontrano, nel digitale.

 

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Sommario

Il Vangelo ci invita a gettare la Rete per pescare uomini e a lasciarle momentaneamente per formarci alla sua sequela

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