Fake news e Verità nel messaggio del Papa

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Un commento al messaggio di papa Francesco per la 52ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali dal titolo « La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace»

Il termine fake news è di moda e identifica le notizie false, benché verosimili, nate per manipolare l’opinione pubblica e orientarla verso un giudizio o un sentimento determinato.

Papa Francesco cita il messaggio di Paolo VI del 1972 («Le comunicazioni sociali a servizio della verità») , permettendoci un interessante termine di paragone: 46 anni fa non si pensava certo a Internet eppure il Papa parlava di “colluvie di comunicazioni che incalzano in ogni momento”. In questa corrente inarrestabile, Paolo VI chiedeva serietà ai comunicatori ed ai ricettori affinché collaborassero insieme al lavoro di verifica e dialogo per giungere alla verità dell’informazione, e, al contempo, ricordava ai credenti che la Verità impone un dovere di testimonianza.

Oggi questo lavoro sembra ancora più difficile, Come poter lavorare insieme quando il digitale permette a chiunque di essere contemporaneamente generatore, comunicatore e fruitore di notizie?  Come giungere ad un originatore certo nel mare di notizie e dati che giungono ogni giorno sulla scena mediatica? L’aspirazione di giungere alla Verità, qualsiasi significato vogliamo assegnarle, sembra abbandonata da tempo. Scegliamo emotivamente quello che ci sembra più vero, che crea un carico di empatia tale da desiderare che la notizia sia vera o, almeno, parzialmente vera.

La scelta emotiva imposta dalla mole di dati, è figlia dell’influenza della tecnologia digitale sulle coscienze. I grandi database dei Big Data sono pieni di dati che nessuno verificherà mai: la tolleranza d’errore si approssima allo zero o alla ininfluenza all’aumentare dei dati disponibili. Quindi non siamo più in presenza di “dati raccolti da campioni rappresentativi” ma di un coacervo indistricabile di dati la cui sola numerosità è garanzia non tanto dell’esattezza quanto dell’affidabilità dei risultati.

Abbandoniamo la verità per il verosimile, il particolare per il generale, la causa per la correlazione, il certo per il probabile. Così diventa vero che «i politici sono tutti ladri» per il solo fatto di essere politici. Non c’è più bisogno di scoprire le cause o di analizzare i processi e le motivazioni, è sufficiente una correlazione cioè una relazione fra due dati dove al variare dell’uno corrisponda, con una certa regolarità,  una variazione nel secondo. Chi perderà più tempo a verificare se davvero «tutti» i politici sono corrotti se questa affermazione risulta vera «con una certa regolarità»?

L’abitudine al verosimile genera e alimenta la falsa notizia, la fake news: non abbiamo tempo o voglia di verificare, sentiamo che è vera, non abbiamo bisogno di ulteriori spiegazioni. Le fake news vanno combattute non per odio della falsità ma per amore della Verità. Non è sufficiente sapere cosa e quale sia la Verità, occorre proclamarla ogni volta. Chi direbbe oggi: «non è vero che tutti i politici sono ladri»? Amore della Verità significa anche non avere un solo linguaggio per qualsiasi problema, caratteristica dei fondamentalismi, ma declinare la Verità secondo la natura e la complessità del problema stesso.

In conclusione, le fake news nascono e si alimentano del nostro odio, dei nostri rancori, insoddisfazioni e sofferenze, ci tolgono tempo e voglia di verificarne la veridicità. Si possono contrastare solo con l’amore libero per la Verità che va testimoniata, insegnata e trasmessa.

 

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Fake News e Verità. Commento al messaggio di Papa Francesco per la 52ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali

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