Il discernimento nel digitale

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Il discernimento non può vantare ancora una tradizione nella società digitale, di recente costituzione, che altresì sembra negare la possibilità di consolidamento di una pratica a causa dei repentini cambiamenti tipici della società fluida teorizzata da Bauman. È possibile, però, verificare come la società digitale abbia recepito il discernimento e come lo stia attuando.

Grazia personale ed evento comunitario

Per s. Paolo, il «discernimento degli spiriti» (1Cor 12, 10) è la capacità di distinguere ciò che lo Spirito Santo suggerisce agli uomini per comprendere il senso delle cose, per capire e scegliere il bene in ogni situazione. Ai Filippesi dirà che il discernimento è valutare sempre il meglio (Fil 1, 9-10).

Il discernimento non è una metodologia o una tecnica, ma una grazia di conoscere da affinare e proteggere. Immerso in un contesto dove agiscono forze e pulsioni mosse dal bene e dal male, l’esercizio del giudizio deve far affidamento sull’opera di verifica per le scelte di una o dell’altra opzione. L’intelligenza e le capacità personali aiutate dalla grazia illuminano questa azione di scelta. Deve dunque essere riconosciuta la voce dello Spirito dai desideri e dalle pulsioni della persona.

Il discernimento diventa un evento comunitario laddove le scelte personali danno forma alla vita del singolo: non siamo mai disgiunti da un popolo, da una comunità, ma vivendo in essa ogni decisione personale si riverbera nella comunità. Insieme si leggono i segni dei tempi, si distinguono i veri profeti e si comprende il senso della storia in cui siamo inseriti. La società digitale entra prepotentemente in questi aspetti fondamentali e li ripropone mutati di significato.

Disincanto, community e comunità

Viviamo l’epoca del disincanto, dove le grandi narrazioni del passato, intese a tracciare una storia salvifica in un  progresso di emancipazione per giungere purificati all’estasi della meta finale, sono state falsificate impedendoci di guardare al futuro con fiducia, di pensare una storia di salvezza. Lo sguardo ha una visione di breve periodo, precaria, non riesce a progettare nulla. Rimangono semplici ed immediati propositi che legano una community che si scioglie come l’obiettivo viene raggiunto. Non c’è desiderio né volontà di instaurare rapporti duraturi, non c’è «bene comune», un progetto comune ed ognuno vive la sua personale ricerca.

La comunità, al contrario, si sente “chiamata”, “riunita” per una missione speciale condivisa da tutti i membri e da questo comune impegno nasce l’idea di «bene comune», di «responsabilità sociale», sentire la spinta a migliorarsi, di essere migliori per fare migliore la comunità.

Se il discernimento è una grazia che va custodita ed affinata, con quale criterio la società digitali opere delle scelte, cioè discerne?

Società digitale e big data

La grandi quantità di informazioni oggi disponibili (i big data) rendono impossibile un’attività di verifica delle fonti, della loro attendibilità, la selezione delle notizie utili da quelle futili. Per questo motivo si utilizzano criteri di correlazione e non di causalità, rendendo la ricerca della verità un esercizio non più economico e necessario. Correlazione significa verosimile, approssimato, sufficientemente valido ma non vero. Per questo motivo il digitale offre delle abitudini che non aiutano né promuovono un autentico discernimento.

Come reagire a questa situazione? Sappiamo bene che il digitale è costruito per essere attraente, per attirare la nostra attenzione. E lo è! Quante volte guardiamo lo schermo in attesa di una nuova notifica che ci rassicuri che qualcuno pensa a noi?

Strategia della disattenzione

Dobbiamo ricercare una strategia della disattenzione, come dice Geert Lovink, motivazioni che rendano meno attraente il digitale. Se il “fisico”, il non-digitale fosse meno banale e noioso, non avremmo il desiderio di essere sempre online.

Il fisico diventa attraente quando si riempie di contenuti attuali, dalla relazioni ai dibattiti. Relazioni significa essere disposti a investire il tempo con le persone, incontrarle, parlarci, dedicare parte di quel tempo che vorremmo per noi, magari per stare su Facebook! Dibattito significa parlare dei problemi della gente, attuali, concreti, in cui ci si possa riconoscere, al livello in cui si può intervenire. Questo crea prossimità fra le persone, le ricompatta in una comunità e, in ultimo, ristabilisce le giuste condizioni del discernimento.

Non è il digitale a minacciare il discernimento, ma la preferenza che gli concediamo rispetto all’incontro con le persone.

 

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Il discernimento non può vantare ancora una tradizione nella società digitale, di recente costituzione, che altresì sembra negare la possibilità di consolidamento di una pratica a causa dei repentini cambiamenti tipici della società fluida teorizzata da Bauman. È possibile, però, verificare come la società digitale abbia recepito il discernimento e com e lo stia attuando.

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