Il software spiega il mondo nella Quarta Rivoluzione

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di Edoardo Mattei – 13 gennaio 2018
pubblicato originariamente su Linkedin

Il software è intorno a noi in maniera pervasiva e trasparente, avvolgente e silenziosa. È sufficiente osservare il mondo circostante per scoprire installazioni software: dal Wi-Fi alle automobili, dagli elettrodomestici ai dispositivi indossabili come i cardio-frequenzimetri o i contapassi. Chiediamo al software di aiutarci nella gestione del mondo ma ne subiamo l’intenzionalità.

A questo riguardo è interessante quello che scrive Luciano Floridi, massimo esponente della filosofia dell’informazione,

Pensiamo ad un mondo in cui la nostra auto controlli autonomamente la nostra agenda e ci ricordi, tramite la TV digitale, che dobbiamo fare benzina l’indomani, prima di partire per un lungo viaggio […] Nest è un termostato che apprende le nostre preferenze relative alla temperatura. È sufficiente regolare la temperatura più confortevole un certo numero di volte, e dopo una settimana Nest inizia a regolare la temperatura da solo. I suoi sensori imparano a conoscere il nostro stile di vita, le nostre abitudini e preferenze […] Il nostro nuovo frigorifero smart Samsung sa che cosa si trova al suo interno ed è in grado di suggerire ricette […] e di ricordarci la presenza di cibi freschi o in scadenza. Può essere sincronizzato con Evernote per condividere la lista del negozio di alimentare

Immaginiamo di spegnere il software: non solo torneremo indietro di qualche decennio, ma l’esperienza diretta con la natura, il mondo fisico, ci coglierebbe alla sprovvista, non lo riconosceremmo più tanto da spaventarci proprio quando pensavamo di dominarlo.

L’esperienza mediata dal software

Dobbiamo domandarci come interviene il software nell’esperienza con il mondo.

Una esperienza mediata dal un artefatto, uno strumento non digitale, rimanda un “dato” che corrisponde all’oggetto. Ad esempio, un presbite utilizza degli occhiali per leggere ma ha coscienza di usare uno strumento e il “dato” ottenuto, il testo da leggere, è uguale a quello fisico.

Al contrario, un microscopio elettronico propone un “dato” che non è possibile sperimentare altrimenti pur conservando contezza della mediazione tecnologica. Le foto di un telescopio ad infrarossi sono un ulteriore tipo di esperienza. Il telescopio non manda fotografie ma dati binari della scannerizzazione che un ulteriore software processerà per formare l’immagine. Il “dato” ottenuto è una elaborazione che non ho possibilità di verificare come vera. Ad esempio i colori delle nebulose: la luce emessa dalle nebulose possiede specifiche lunghezze dell’onda luminosa, in parte rientrante nello spettro del visibile, che corrispondono a diverse tonalità di colore. Però anche osservando le nebulose estese con il più potente telescopio, il nostro occhio non riuscirebbe a cogliere i colori. È il software che colora le nebulose e, come nel caso del microscopio, investo il software di fiducia, di veridicità, credendo al “dato” che mi propone.

Ontologia del software. Come il software come del mondo

L’ultimo caso è la trasparenza del software. Prendiamo l’ABS, il sistema di aiuto alla frenata che impedisce il bloccaggio delle ruote. La ripartizione della frenata sulle quattro ruote avviene in maniera trasparente al guidatore che non ha coscienza del lavoro dell’ABS. Ignaro dell’assistenza, il guidatore si riterrà falsamente un bravo pilota.

Il “dato” che ottengo non corrisponde alla realtà, il software maschera il fisico e mi propone una esperienza mediata nuova (è vero che l’ABS, quando entra in funzione, fa vibrare il pedale del freno, ma questo è un artificio marketing). Nella stessa maniera funzionano tutti gli altri dispositivi “attivi” dell’automobile moderna.

Il software sta costruendo un nuovo livello di realtà di cui non abbiamo coscienza, diventa l’ontologia, l’essenza, la materia con cui è fatto il mondo, con cui spieghiamo il mondo. Dopo le complicazioni introdotto da Cartesio, fra materiale e spirituale, ora abbiamo anche la res computata, una forma di realtà prodotta dal software.

Iniziamo a chiederci quante volte ci affidiamo al software anziché all’uomo: nella medicina ci affidiamo alle diagnosi di TAC, risonanze o ecografie, gli ATR si affidano ai computer di bordo per volare e tutte le app sul cellulare sono software.

Non siamo in Matrix ma dobbiamo sviluppare una maggiore coscienza del software per non subire il re-incanto del mondo e la perdita dell’umano.

 

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Sommario

Il software interpreta l'esperienza con il fisico e ce la propone modificata. Ne siamo sempre coscienti?

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