Mese: Ottobre 2019

Sviluppo etico del digitale

Condividi: Le macchine, per relazionarsi sempre di più con gli uomini, acquisiscono un comportamento etico mentre l'uomo continua ad essere iniquo. Come finirà? E’ in atto un processo di contaminazione: le macchine stanno acquisendo caratteristiche umane (evolvendosi) mentre gli uomini assumono quelle meccaniche (regredendo). Nel guado di questo passaggio si sta perdendo un carico prezioso benché pesante ed ingombrante: l’etica.C’è un bel da fare, da parte di Paolo Benanti, TOR, teologo morale e docente alla Pontificia Università Gregoriana, e Luciano Floridi, docente di filosofia dell’informazione a Oxford, nel richiamare l’attenzione su questa perdita. L’etica del digitale è considerata più un impiccio che un’utilità, uno svantaggi anziché una risorsa.Siamo convinti dell’esistenza di una base comune di principi fondamentali attorno ai quali la società civile si costituisce e si riconosce. Ad esempio: non uccidere. Tutti siamo convinti che non ci deve essere violenza, tanto meno uccisioni. Eppure molti paesi, nel loro ordinamento giuridico, prevedono la pena capitale. Non sappiamo accordarci sulla vita ed intanto distribuiamo morte: eutanasia, suicidio assistito e “missioni di pace in territori di guerra”. Tutte le guerre, però, hanno avuto la giustificazione di portare pace e benessere, abbattere un cattivo per sostenere il buono. L’Occidente può essere un credibile portatore di sani valori etici considerando il razzismo che si agita al suo interno, l’odio per i migranti, il disprezzo per i nomadi, i milioni di disoccupati, i senza tetto, i depressi, l’inquinamento? Lo può essere l’Oriente con le sue dittature comuniste, militari ed islamiche? Od anche l’Africa, dove le donne sono rapite e ridotte in schiavitù sessuale, le chiese sono bruciate ed i martiri a centinaia?Vita, dignità, pari diritti, uguaglianze. Tutti valori fondativi per qualsiasi stato eppure violati e non condivisi. Trump, Putin, Xi Jinping ed Erdogan su quanti valori concorderebbero? Quali sono le conseguenze per il digitale? Un esempio. Joy Buolamwini, fondatrice dell’Algorithmic Justice League, ha portato all’attenzione i bias del riconoscimento facciale: falliscono nel riconoscere le donne di colore, anzi, nel suo caso la riconoscono solo se indossa una maschera bianca, lei originaria del Ghana. Il digitale sta ereditando i peccati dell’uomo.L’etica è la declinazione di un valore assoluto. In epoca di post-verità e di sostituzione del vero con il verosimile,  trovare valori comuni e condivisi, cioè assoluti, è un’impresa ardua (e da tenere nascosta a Vattimo & Co.). Neppure la Chiesa riesce più ad esprimere una posizione unitaria, basti pensare al problema dell’immigrazione.L’AI e la robotica ci costringono a ripensare seriamente al nostro modo di vivere insieme, a riscoprire i principi fondativi ed a darne nuovi significati, a stabilire un nuovo contratto sociale, in definitiva a pensare ad una nuova cittadinanza dove uomini e macchine collaborino insieme. Allora Insegneremo alle macchine il comportamento virtuoso, quello dell’onesto cittadino e della brava persona, e quando ci saremo riusciti, probabilmente queste scopriranno che i cittadini disonesti e le persone cattive da cui guardarsi e tenersi alla larga sono proprio gli uomini. Quali soluzioni si adottano con i cattivi cittadini se non quello di punirli e, in caso, di privarli dei loro diritti e della libertà? E’ la fine cui siamo destinati? Probabilmente si, se non troviamo un modo per iniziare a vivere in pace. Condividi:

copyright Google News

Google News non paghera’ gli autori

Condividi: Google rinuncia alle news per non pagare il Copyright. Perché questa decisione danneggia ed impoverisce anche noi Google ha deciso di non pagare le fonti giornalistiche in Francia. Nonostante il governo transalpino abbia approvato la legge sul Copyright, Google ha trovato un escamotage per continuare ad pubblicare Google News senza pagare i diritti di autore. Questa estate la Francia, prima fra le nazioni UE, ha recepito la direttiva europea sul Copyright con una legge cui molti hanno guardato con fiducia. L’utilizzo dei contenuti dei professionisti dell’informazione dovevano essere adeguatamente remunerati. Ovviamente l’obiettivo della legge era regolamentare il settore online dove i grandi aggregatori saccheggiano a piene mani i giornali e le agenzie on line senza ricompensare del lavoro i professionisti che scrivono e documentano quelle notizie. E’ una cosa giusta mettere fine all’equivoco che confonde libertà con gratuità: «Se la gratuità tracciasse i confini della libertà, qualsiasi costo sarebbe visto come un sopruso anziché la valorizzazione di un bene prodotto dalla fatica e dall’ingegno umano.» Google non cede. In Germania, Google ha vinto contro la VG Media, una SIAE locale, perché la disposizione tedesca vigente dal 2013 vieta la pubblicazione di tutto o parte dei contenuti ma non singole parole o brevissimi estratti, in breve degli snippets. Forte di questa sentenza e di una lettura fra le more della legge, Google ha comunicato alla Francia che ridurrà gli snippets e metterà solo titoli e link senza pagare per i contenuti più ampi. Il governo francese ha gridato al tradimento dello spirito e della lettera della legge mentre gli editori europei si sono affrettati a fare i conti a Google News. Secondo i loro calcoli, Google incassa l’80% degli introiti di pubblicità dalla pubblicazione di notizie ottenute con il lavoro e la responsabilità personale dei giornalisti, remunerati con il restante 20%. Una ricerca di Deloitte afferma che ogni click porterebbe un guadagno di soli 4-6 centesimi. Rimane il dubbio, però, sugli introiti totali di Google News.News Media Alliance, un’associazione di editori nord-americani, calcola in circa 4,7 miliardi di dollari il guadagno di Google News nel solo 2018 mentre l’intero settore dell’editoria ha guadagnato 5,1 milioni di dollari dalla pubblicità online. Un unico attore deterrebbe circa il 48% dell’intero mercato senza pagare il prodotto venduto. Google, da parte sua, rivendica il ruolo di veicolatore  di utenti verso i siti di informazione e di partner commerciale.  Questo è un punto fondamentale.Google ha un ruolo fondamentale nel rendere visibili e disponibili i contenuti pubblicati dagli editori e questi ultimi sono ben lieti di poter sfruttare questa fonte di potenziali utenti. Questo era il tacito patto iniziale. I giornali guadagnavano sulla pubblicità, grazie al maggior numero di lettori che veniva indirizzato, e Google guadagnava dalla pubblicità venduta sul proprio sito. Questo accordo commerciale, benché tacito, vedeva le parti contente e soddisfatte. Google News, però, è un servizio aggiuntivo che sfrutta le notizie pubblicate per generare maggiori guadagni senza ridistribuirli. Google News non è un motore di ricerca e non rientra nel tacito accordo di cui sopra, è un servizio commerciale ed è giusto che ricompensi il fornitore del prodotto.Questo principio coinvolge tutti noi, Se è giusto remunerare i fornitori di contenuti, i proprietari dei “dati” delle attività digitali, quelle tracce che lasciamo quando utilizziamo qualsiasi risorsa digitale che sono alla base della profilazione marketing, dei big data e del machine learning, non dovrebbero essere ugualmente remunerati? Quanta ricchezza viene elusa da ogni processo fiscale e redistributivo?  Regolamentare la economia digitale è la vera sfida che attende i parlamenti di tutto il mondo. Condividi:

Ora è Alexa a leggere le favole

Condividi: Con il servizio Amazon Alexa Bedtime stories smetteremo di leggere le favole per addormentare i bambini? Recentemente, su Aleteia è stata ripresa una ricerca inglese in cui si evidenza che il 25% dei genitori intervistati affidavano ad Amazon Alexa, l’assistente domestica di Amazon, la lettura delle favole della buona notte. L’autrice, Paola Belletti, con un percorso tortuoso attraverso polemiche sulle mode bio, crisi dell’editoria, genitorialità assistita e ricordi personali, fa emerge un’accusa rivolta ai genitori colpevoli di delegare alla tecnologia il ruolo relazionale.Davvero, come vuole farci intendere l’articolo, è in atto un cedimento alla tecnologia della relaziona, specialmente quella fondamentale della genitorialità?  Facciamo chiarezza. L’indagine è stata commissionata da Book Test, una charity inglese per la promozione della lettura nei bambini sotto i 10 anni. Lo scopo dell’indagine era spere se ancora ci fosse un’abitudine a leggere i libri di favole ai figli prima di addormentarsi. Quasi un’indagine marketing più che sociologica. Il campione intervista sembra ampio (1.000 interviste), ma nulla sappiamo della sua composizione (padre/madre – compagno/a, condizione economica, classe sociale, titolo i studio) e sulle domande poste, cioé quegli elementi metodologici che qualificano una ricerca sul campo. Sony Pictures Animation ha pubblicato una serie di storie della buona notte per Amazon Alexa come promozione al film ““Hotel Transylvania 3: Summer Vacation.” Una storia, una filastrocca o una battuta verrà letta dal cast ogni giorno fino al 13 luglio 2019, data di uscita del film. Per altre storie guarda gli Alexa Skills Amazon Novelty & Humor e Education & Reference L’uso della tecnologia implica una delega, cioè un trasferimento di funzioni ad un subordinato. Certamente laddove si parla di relazioni la delega assume categorie valoriali differenti. Prima di tutto la delega può determinare un mandato, un incarico ad eseguire un’incombenza particolare, oppure una procura, che conferisce un potere di rappresentanza. Mentre nel primo caso l’azione è circoscritta nel tempo e nelle azioni, nel secondo si agisce al posto ed in nome del delegante. In entrambe, però, c’è un vuoto di presenza ed è proprio la qualità di questa mancanza a determinarne il valore. Nella procura c’è un essere assenti mentre nel mandato c’è un essere altrove. Nell’assenza si registra sia l’assenza sia la chiusura ad ogni possibile presenza, nell’altrove si evidenzia solo la presenza in un luogo altro ma rimane aperto il campo delle possibilità di una presenza che il digitale è in grado di rendere vivida. In un incontro, un membro non presente è sicuramente assente ma se collegato su Skype è non presente ma altrove perché sta realizzando una possibilità di presenza. E’ importante capire il vuoto di presenza dei genitori nella relazione. Se è un’assenza, stabile e duratura, allora c’è una procura alla tecnologia ma se è un altrove, momentaneo e contingente, allora è un mandato che non sostituisce la relazione. Non è di uso comune, per i genitori, dare un oggetto ai figli come loro surrogato per un’assenza temporanea, come una trasferta? E’ la qualità dell’assenza a fare la differenza. Proprio questo dato non è presente nell’indagine: chi, quando e con quale frequenza ricorre all’uso di Alexa?Questi allarmismi sono tipici di una resistenza al cambiamento e delle incomprensioni della cultura digitale. La tecnologia è vista solo nella dimensione sostitutiva dell’uomo. Viene negata la dimensione antropologica del digitale, la capacità di generare nuove esigenze e di soddisfarle in maniera innovativa. Comprendendo questo mutamento in atto, sarà possibile superare le due opposizioni più forti al digitale. LA prima è il determinismo tecnologico, cioè quel progresso auto-emandante della tecnologia il cui obiettivo è l’eliminazione del ruolo umano. L’alta è la sostituzione tecnologica, pensare che sia in atto la sostituzione delle funzioni umani tout-court.La robotica sociale ci insegna, al contrario, che il futuro sarà di collaborazione uomo-digitale e dovremo imparare a rapportarci con i dispostivi come abbiamo fatto con le segreterie telefoniche ed i risponditori vocali. I nostri pronipoti avranno un ologramma della mamma dotato di Intelligenza Artificiale in grado di fornire la migliore user – experience materna? Condividi:

eRosary

Il Rosario si connette allo smartphone

Condividi: Click To Pray eRosary La Rete Mondiale di Preghiera del Papa ha appena lanciato Click To Pray eRosary, un dispositivo interattivo, intelligente che funziona attraverso un’applicazione, e serve per imparare a pregare il rosario.  Non ci saranno più grani da far passare fra le dita ma pagine da scorre su uno schermo.La preghiera più comune e popolare, il Rosario, ha fatto il suo ingresso nel digitale e si è trasformata in un’app che guida il fedele nella recita.Click To Pray eRosary è un dispositivo intelligente connesso via bluetooth ad un’app su smartphone. Il prodotto fisico è una coroncina di dieci grani (in agata nera e perle di ematite) con una simil croce-greca di grande formato. La fattura è buona ed elegante. Attivare il Rosario è semplice: basta fare un segno di croce. L’app è sincronizzata e propone il Rosario tradizionale, quello meditato ed una raccolta di recite particolari che possono essere aggiornate periodicamente. L’app si occupa anche di contare le Ave Marie ed i Misteri recitati, lasciando al fedele libero da ogni preoccupazione. Essendo una preghiera universale, viene fornita in tre lingue: italiano, inglese e spagnolo. Vendita sul sito e su Amazon a €99,00. Quale benefici se ne possono trarre?Il rosario, già oggi disponibile nelle più svariate forme, può essere recitato ovunque, anche con discrezione (quelli a forma di anello sono utilissimi per questo scopo), un foglietto riassuntivo dei Misteri non sarebbe così appariscente da consultare, ogni tanto, in pubblico. Altre applicazioni, come iBreviary, forniscono lo stesso servizio in modo più economico. eRosary sembra essere un prodotto di sostituzione, cioè sostituisce con il digitale una identica attività compiuta nel fisico, nel reale.  In questo processo di dematerializzazione si perdono però alcune caratteristiche della preghiera del Rosario.Nella recita, il fedele ha un ruolo attivo, guida e contempla, un ruolo che conserva anche nella recita comune grazie alla recita per cori. Nell’app questa dimensione viene perduta, è il dispositivo ad essere protagonista: conduce, guida la meditazione, conta i grani… il fedele è il dispositivo dello smartphone, quello che esegue un compito.Si continua, così, l’opera di reincanto del digitale: dispositivo ed app fanno apparire più semplice ogni attività quotidiana in cambio della “sottomissione al suo volere”. Il rischio di eRosary è di costituire una sorta di “colonna sonora”personalizzata, degli auricolari che anziché riprodurre i Metallica o i Dream Theater, propongono preghiere e meditazioni. L’effetto straniante dal mondo e dal contingente è identico. Non è questo il desiderio del Rosario che, al contrario, vuole aiutarci e spronarci a vivere con maggiore passione e pienezza.Quale contemplazione ci può essere se preghiamo con un dispositivo di connessione al mondo che squilla e notifica così spesso da distrarci e farci interrompere, anche momentaneamente, l’orazione? Si potrebbe impostare la modalità aereo, ma allora, disconnessi dal mondo, non si evidenzierebbe ancora di più l’incapacità umana di appropriarsi dell’iniziativa, di essere protagonisti in assenza del digitale, di saper dominare e governare un qualsiasi dispositivo? Il digitale diventa pericoloso quando sovrasta l’umano. L’eRosary mi sembra che ceda all’effetto anestetizzante del digitale, all’attrattiva ipnotizzante dello schermo dove tutto appare bello e facile.Amazon ricorda che l’app conteggia quanti rosari recitiamo, tiene una statistica prestazionale, come in una sorta di competizione. E’ la datizzazione della fede. Amazon  informa che «eRosary ha inoltre la funzione di conteggio dei passi e del consumo calorico». A cosa servono? Pregare, camminare e buttare giù la pancetta: quale sarà l’obiettivo principale? Quanti giri di chiostro si possono fare contemplando un mistero? A quante calorie corrispondono? Ovviamente, in tempo di gender, si specifica che è Unisex.No, questo eRosary è il digitale che non ci piace. Play Video Condividi:

Copertina Cristiani nel Digitale

Vivere come Cristiani nell’era digitale.

Condividi: Consigli di Lettura La Cultura Digitale non Sono i Social Network Questo non è un altro libro sui social network o sugli smartphone. Non è un altro testo di “educazione al digitale” (che cosa significa?).Digitale è l’ambiente in cui viviamo, basato su algoritmi e modellato sul software, e l’interpretazione e le regole che ci diamo costituiscono la “cultura digitale”, un nuovo paradigma di esistenza personale e sociale.Guardatevi intorno e cercate di scoprire quanto software, quanto digitale è intorno a voi e come vi condiziona: TV, elettrodomestici, automobili, aria condizionata, fitness. Quante volte siete entrati in un locale domandando: «avete il WiFi?».Il digitale è alla base della nostra vita.Se non ne siete convinti, questo libro è per voi, per svelarvi la pervasività del digitale. Se ne siete convinti, questo libro è per voi, per riflettere insieme sulla pervasività del digitale.Rifletteremo insieme sui rischi e sulle opportunità offerte dal digitale, cercheremo di capirne l’origine, le istanze e le urgenze, per poter vivere con consapevolezza questo tempo.L’analisi è “scientifica”, “laica” e le conclusioni e le proposte sono cattoliche. Se voi non lo siete, possiamo condividere l’analisi per trovare elementi di condivisione piuttosto che di divisione.  Vendita su AmazonISBN 9781695874688 Leggi Anteprima Condividi: