Mese: Novembre 2019

Calendario organizzazione sociale

Il CALENDARIO come organizzazione sociale.

Condividi: Il calendario come organizzazione sociale è parte del bene comune che oggi è in crisi a causa della flessibilità richiesta dal lavoro. Cosa possiamo fare? “Insegnaci a contare i nostri giorni ed acquisteremo un cuore saggio” (Sal 90, 12). Probabilmente non siamo saggi proprio perché, ancora oggi, non abbiamo un calendario certo sul quale contare i giorni. Calendario: un’organizzazione sociale La società e la vita dei suoi membri, è organizzata da sempre su un calendario come organizzazione sociale. Quello lunare è stato il più comune ed ancora oggi viene utilizzato sebbene non in maniera ufficiale (pensiamo all’agricoltura oppure alla religione ebraica).  Il nostro calendario, giuliano prima gregoriano poi, risentiva meno di queste influenze ma scandiva in modo più rigoroso il tempo civile e quello religioso. Il calendario religioso segnava in modo rigoroso le festività cristiane, forte del comando divino di santificare le feste, mentre quello civile impegnava tutto il tempo rimasto. La sovrapposizione dei due calendari regolava la vita sociale e familiare alternando lavoro e festività, dovere e piacere. Questa sorta di alleanza permetteva di progettare una vita comune, familiare, condivisa, formava l’identità del gruppo e rinsaldava i vincoli parentali e sociali. La secolarizzazione cancella il calendario religioso L’avvento delle scienze e dell’industrializzazione ha determinato il disincanto del mondo, la caduta dei miti e delle religioni e dell’universo dei significati che rappresentavano senza riuscire, però, a proporre nuovi valori. Il calendario religioso appare improvvisamente privo di significato, si allenta l’obbligo della festività, inizia ad essere disatteso fino al completo abbandono. È importante ricordare la settimana lavorativa ininterrotta (nepreryvka) instaurata da Stalin nel novembre del 1931(1). La settimana diventa un ciclo lavorativo di sei giorni con uno di riposo, differente per ogni categoria di lavoratore, realizzando un ciclo continuo di produzione generale. Di contro, il giorno libero non era più lo stesso per tutti, con gravi problemi alla condivisione ed alla vita familiare. Quando le proteste montarono e ci si accorse che città e campagne usavano calendari diversi con rischio di una spaccatura del tessuto sociale, si ritornò al calendario consueto nel 1940. A che cosa è utile il tempo libero se non è condivisibile con amici e con la famiglia? Chi vorrebbe, era questa la critica, un giorno libero quando tutti gli altri lavorano? Quale tipo di relazione e progetto di vita si può organizzare? Il nostro calendario di perpetuo lavoro Oggi il calendario inteso come organizzazione sociale sta vivendo una sorta di crisi. Il digitale ci sta facendo ritornare nel caos sociale a causa sia del lavoro continuo e flessibile sia del tramonto del Cristianesimo. La domenica e le festività religiose, non sono più percepite come un terreno inviolabile. La domenica non è più il tempo di Dio, della famiglia, dello sguardo rivolto all’altro ma è un giorno in più da aggiungere al calendario civile. La settimana lavorativa non è più di cinque giorni per otto ore, ma continua, senza zone franche, fuori dagli orari canonici con riunioni, telefonate, messaggi, email tanto che si inizia a inserire, nei contratti di categoria, il rispetto dell’orario e il diritto a non rispondere fuori da questo tempo. La ottimizzazione dei processi lavorativi, stabiliti tramite algoritmi di gestione dei turni, ha generato una programmazione just in time dove efficienza (processi meno onerosi) ed efficacia (idoneità al risultato) richiedono la flessibilità lavorativa come obbligo imprescindibile. Il calendario dei turni di lavoro è stabilito sempre più in prossimità alla sua attuazione, dando spesso solo una, massimo due settimane di preavviso. Così, diventa sempre più difficile organizzare una vita comune, di relazioni. Trovare una data comune diventa un problema e un impegno improvviso come un obbligo sociale (ad esempio un matrimonio di qualcuno) è capace di vanificare fragili compromessi. Vengono meno i vincoli sociali, amicali e parentali che garantiscono una identità di gruppo, il costituirsi di un bene comune, la solidarietà ed assistenza reciproca. Proprio la rottura di questi vincoli è la condizione per l’emersione di pulsioni individualistiche e populiste che sono alla base della nascita della tirannide. Chi salverà l’apericena? Insomma, una società che non riesce ad organizzarsi per l’apericena è una società in pericolo. Ristabilire un baluardo all’invasione digitale significa ridare importanza al calendario religioso, ridare priorità alla vita delle persone, riscoprire il vincolo umano ed il bene comune: una società sana. Potremmo dire che solo il cristianesimo salverà l’apericena.                               (1)M. Castells, La nascita della società in rete, UBE Paperback, 2014, pagg. 492-496 Condividi:

wt social fake news

Fake News. Perché WT Social non è utile

Condividi: Jimmy Wales, cofondatore di Wikipedia, ha dato vita ad un nuovo social WT:SOCIAL per combattere le fake news. Tre motivi perché non è utile più una proposta. Il cofondatore di Wikipedia Jimmy Wales, da sempre paladino dell’informazione libera e gratuita, in un’intervista al Financial Times, ha dichiarato guerra alle fake news ed al clickbaiting. Attraverso una specie di spin-off di WikiTribune, è stato fondato WT:Social, un nuova social network che promette di accogliere solo informazioni controllate.Wales individua nella pubblicità, fonte di ingenti profitti, la causa della nascita e diffusione delle fake news. Infatti, sfruttando il meccanismo del consenso, si attirano utenti per aumentare la visibilità per il marketing. Nelle intenzioni del fondatore, un social senza pubblicità elimina la causa principale di fake news. La remunerazione alternativa è garantita dal pagamento di un canone (€ 12 mensili oppure € 90 annuali).Dunque, nelle intenzioni la presenza di un abbonamento e l’indisponibilità a rivendere i dati a terzi, dovrebbero garantire a WT Social il raggiungimento degli obiettivi.E’ veramente questa la strada?1. Combattere le fake news o chi ci crede?Sicuramente la necessità di attirare utenti verso un sito per aumentare il numero dei visitatori ed attirare gli investimenti pubblicitari, è un un movente credibile. Un esempio recente è stato il caso Cerciello: si diffuse subito la notizia di due africani ricercati mentre i colpevoli erano due americani (vedi la ricostruzione di Open per chiarimenti). La necessità di coprire per primi la notizia toglie tempo alla verifica delle informazioni da condividire.Dobbiamo riconoscere, però, che il successo e la diffusione di fake news è addebitabile principalmente a chi crede a queste notizie. Domandiamoci perché non si ricorre più ad un senso critico o perché si è perduta la fiducia nelle agenzie tradizionali di informazione professionale od istituzionale; soprattutto perché certi giornali cavalchino questa tendenza con titoli e linguaggi beceri.Eliminare i fabbricanti di false notizie risolve il problema? Temporaneamente, si. Ma un social senza pubblicità o data free non garantisce un contrasto efficace alle fake news finché gli utenti non siano educati all’esercizio di uno spirito di critica.2. Vero e VerosimileSappiamo identificare chiaramente una fake news? Il terrapiattismo è fake news, il falso allunaggio è una fake news, i no-vax è disinformazione unita ad ignoranza ma l’assassinio di J.F.Kennedy ad opera di Lee Harvey Oswald?Sorgono problemi quando le tesi diventano verosimili ma non ancora vere, quando l’ultimo passo è la scelta soggettiva se crederci o no, quando entrambe le tesi si annullano e la biografia personale diventa determinante.Su WT Social sarà possibile postare una notizia sul Russian-gate di Trump? E sui rubli di Salvini?Chi può decidere se una notizia è vera o no? Il «popolo di Internet»? Non sono gli stessi che hanno creduto e diffuso le fake news? WT Social presenta le notizie in ordine di inserimento ignorando il gradimento, i “mi piace”. Un evento importante avrà centinaia di post in cui affogheranno le altre notizie. Passeremo dall’overload informativo, troppe notizie e poco tempo per leggerle, all’overflow informativo, troppe informazioni per la stessa notizia. Il problema è ancora il tempo: ci sarà il tempo per comprendere la verità prima di annegare nel verosimile?3. Fine della libertà di InternetWales, paladino dell’informazione libera, chiede soldi per accedere alla informazione “vera”. E’ la sconfitta della pretesa libertà di Internet, della verità che sale dal basso, dell’«intelligenza collettiva« di Pierre Lèvy e della «noosfera» prospettata da Antonio Spadaro.Banalmente, si è compreso che libertà e gratuità sono differenti anziché sinonimi. In un’economia di mercato, qualunque cosa ha un prezzo e quando non paghiamo o siamo noi la merce (J, Lanier) oppure c’è un ricatto morale (l’ aspettativa che il regalo sia ricambiato, M. Mauss).D’altra parte, se si pretende un servizio professionale, bisogna pagare il professionista. Per mantenere gratuito il servizio e pagare il professionista, occorre una rendita alternativa e la pubblicità e la rivendita dei dati sono la soluzione migliore. Si creano, così, in un circolo vizioso, i presupposti per quei mali che WT Social vorrebbe evitare. Verità e soldi sono incompatibili.4. Giornalismo ProfessionaleSe bisogna pagare per avere notizie la cui affidabilità è incerta, non conviene pagare i giornalisti professionisti di cui si conosce l’identità, il pensiero, la linea editoriale del giornale e della proprietà? Conoscere la fonte delle informazioni, aiuta la difesa dalle false notizie e dalle cattive interpretazioni.I giornalisti non sono i sacerdoti della verità,  ma un buon giornalista sa offrire commenti, osservazioni e riflessioni sensate degne di essere valutate. Se dicesse sempre baggianate nessuno lo leggerebbe più.Non bisogna, però, confondere professionalità con credibilità. Possiamo non condividere un’opinione di un giornalista ma questo non fa  automaticamente di lui un fabbricatore di fake news.La lotta alle fake news passa per la riscoperta del giornalista professionista.In conclusione, WT Social è un tentativo sbagliato e, forse, nemmeno nobile, considerando che accetta solo utenti paganti mettendo in attesa quelli che non vogliono pagare un servizio erogato dal paladino dell’Internet libera e gratuita. Condividi:

presentazione Rieti Digital

Presentazione Rieti Digital: Testo e Slide

Condividi: Presentazione RIETI DIGITAL 2019 – Festival della Cultura digitale e dell’innovazione tecnologica La Medicina tra Intelligenza Artificiale ed Ambienti Digitali Testo Prima Parte Testo della Prima Parte dell'intervento (discusso durante l'evento) Slide Prima Parte Slides presentate durante la Prima Parte dell'intervento Testo Seconda Parte Testo della Seconda Parte (non discussa durante l'evento) Slide Seconda Parte Slides di presentazione della Seconda Parte (non presentata durante l'evento) Sabato 16 novembre a Rieti ho partecipato con un intervento al Festival Rieti Digital 2019 – Festival della Cultura digitale e dell’Innovazione tecnologica promosso dall’assessore Elisa Masotti.Si è parlato di medicina tra intelligenza artificiale ed ambienti digitali. Chi di voi, usando un servizio di telemedicina e, anziché un dottore, si trovi dall’altra parte un androide, si fiderebbe della sua diagnosi? Non ci fidiamo di una macchina. Eppure proprio alle macchine affidiamo la nostra salute: TAC, ecografie, risonanze magnetiche. Chi ci cura: il medico o la macchina?Scopri il testo e le slide della mia presentazione.Potete scoprire il testo del mio intervento e le slide che sono apparse durante questo incontro tramite i link all’interno dei singoli box evidenziati.Per approfondire gli argomenti trattati durante l’evento potete consultare il capitolo 11 del mio libro “Cristiani nel digitale”, lo trovate qui. Condividi:

Logo ONU degli obiettivi per il 2030

Connettività e Giustizia: per l’ONU sono legati.

Condividi: Sustainable Development Goals 9 ONU: connettività globale. Progresso per chi? La connettività fra computer e dispositivi digitali è il sistema nervoso della società digitale e per questo motivo occupa uno dei 17 obiettivi di sviluppo (Develompment Goals) dell’Onu per il 2030. Proviamo a pensare ad un black out di qualsiasi tipo di connessione e le conseguenze possibili; nei paesi in via di sviluppo questa è la condizione normale per circa il 65% della popolazione e di questi il 44% vive in Africa (nel subsahara hanno accesso ad Internet due persone su 10). Questi dati impongono una riflessione.La connettività è un’infrastruttura che modifica l’ambiente in cui viviamo.Il paesaggio urbano e periferico delle città occidentali è contrassegnato dalla presenza di tralicci delle antenne cellulari, di scavi per la posa della fibra, parabole satellitari ed altre antenne. L’impatto ambientale nelle zone equatoriali sarebbe drammatico.Facebook e Google sono alla guida di progetti ambiziosi: il primo ha accordo con Airbus per l’uso degli aerei per lanciare segnali da alta quota, il secondo usa palloni aerostatici per lo stesso scopo. Pure Elon Musk, proprietario di Tesla e SpaceX, partecipa alla sfida con un progetto di satelliti Starlink di sua proprietà. Dopo i primi successi ha chiesto l’autorizzazione a lanciare 30.000 satelliti, a fronte dei 4.000 già presenti.Egemonia nei sistemi di connessione.È possibile lasciare la proprietà del sistema connettivo mondiale ad un solo uomo o ad una società privata che non rispetta la privacy (Facebook) o è compiacente con i poteri illiberali come la Cina (Google)?Esiste l’effetto collaterale della spazzatura spaziale: tutti quegli oggetti nello spazio aumenterebbero le probabilità di collisione, ad esempio con la Stazione Spaziale, e di caduta sulla terra ferma.I servizi erogati sulla rete, sono strumenti di uguaglianza o aumentano le disparità condannando i poveri ad essere sempre più poveri ed esclusi?Portare la connettività in qualche villaggio povero ed isolato, non è sufficiente: occorrono anche un dispositivo digitale (pc, tablet, smartphone) e quindi anche l’elettricità. In questo villaggio stiamo portando aiuti oppure immettendo nuovi costi (dispositivi e bollette)? Non accedendo a questi servizi, però, rimarrebbero maggiormente esclusi dal mondo con aggravio della condizioni e minori possibilità di sviluppo.L’importanza dell’interfaccia.Il primo impatto davanti ad un schermo non è banale come sembra e stabilire un’interazione con un dispositivo digitale è meno semplice di quello che sembra. Ad esempio l’identificazione. Una famiglia inserita in un programma di assistenza, è conosciuta dal personale addetto e chiunque vada può ricevere il sussidio spettante. In caso di accesso digitale, le credenziali sono nominative e mandarci un familiare è un problema: è in grado di ricordare le credenziali? Sa usare l’interfaccia del dispositivo? Conosce la procedura del sistema?Neanche il riconoscimento facciale è una soluzione.Neanche il riconoscimento facciale è una soluzione, dopo le denunci di Joy Buolamwini e l’Algorithmic Justice League. Il software non la riconosceva, afro-americana originaria del Ghana, se non attraverso una maschera bianca. Il digitale, anziché integrare ed aiutare, condannerebbe quella fetta di popolazione di carnagione troppo diversa dal bianco, povera e a un livello basso di cultura. Proprio quelle persone che vorrebbe aiutare.Connettività significa anche comunicazione ed informazione.Molte comunità tagliate fuori dalla connettività sono comunità fragili, private dei diritti fondamentali o che stanno lottando per riprendersi da anni di conflitti. La connettività può aiutare queste comunità ad entrare in un circolo virtuoso di assistenza e sviluppo. La pace ha migliori possibilità di stabilirsi fra comunità i cui membri sono integrati e sviluppano progetti di crescita, cioè quando comunicano e intrattengono relazioni con membri delle altre comunità. Pace e connettività si condizionano a vicenda, aprono spazi di condivisione e vicinanza. In questo senso la connettività è uno strumento per la pace e  non può essere tolta a nessuno.La questione dell’educazione e della formazione acquisisce importanza fondamentale.Sicuramente occorre una formazione all’uso tecnico del dispositivo, maneggiarlo comprendendone l’operatività, la manualità, le funzionalità. L’educazione è un argomento delicato.Da sempre l’Occidente ha l’ambizione (o l’arroganza, secondo alcuni) di portare il progresso e con esso la cultura più avanzata. Se guardiamo, però, con obiettività, la nostra civiltà “uccide”: razzismo, migranti, droghe, depressione, inquinamento, emergenza climatica, disoccupazione, povertà, conflittualità sociale, corruzione… questo è quello che diciamo essere il miglior mondo possibile. Ripensare il modo di rapportarci con paesi e culture non occidentali potrebbe aprire spazi di confronto e mediazione per il bene ed il progresso di tutte le parti.In ultimo, la connettività è uno dei maggiori problemi dei paesi in via di sviluppo?È un problema annoso mai risolto. L’Occidente è giunto allo stato attuale attraverso un percorso progressivo sia tecnologico che sociale. Per giungere al nostro stato, tutti dovranno percorrere lo stesso tragitto, ognuno troverà la sua strada o si potrà pervenire ad una realizzazione immediata e diretta?Se devono percorre lo stesso tragitto, ci sarà un gap perenne di due secoli che non colmeremo mai. Al contrario, se vogliono trovare una via autonoma, sappiamo prevedere quanto tempo impiegheranno e se giungeranno alle nostre stesse conclusioni?Quanti “poveri digitali” esclusi dai servizi digitali?Infine, se si vogliono proiettare in un futuro improvvisamente attuale, quali effetti sociali ed economici ci saranno? L’equità del mondo passerà sicuramente per la connettività mondiale ma se non saremo in grado di svilupparla eticamente, la connessione da sola non garantirà la giustizia sperata. Articolo in PDF Condividi: