Mese: Aprile 2020

Presentazione Cristiani nel Digitale

Video presentazione “Cristiani nel Digitale”

Condividi: interesse e necessità per lo studio della cultura digitale Si è tenuta martedì 28 aprile 2020, alle ore 16:00, la presentazione on line del libro “Cristiani nel Digitale” organizzato dall’ISSR Mater Ecclesiae della Pontificia università San Tommaso – Angelicum.La presentazione è stata ben partecipata ed è emerso l’interesse per le trasformazioni in atto e la necessità per uno studio sistematico della cultura digitale.ACQUISTA IL LIBRO SU AMAZON OPPURE PRENOTA LA TUA COPIAIl libro, partendo dalla dimostrazione dell’ingresso in una nuova epoca storia, l’Era Digitale, ne analizza la cultura e gli impatti nell’ambiente sociale, economico ed ecclesiale. Il libro è idealmente diviso in due parti: la prima, costituita da primi quattro capitoli, costituisce la pars costruens in cui si definisce uno statuto della nuova “epoca digitale” e la cultura che la caratterizza. La seconda parte, otto capitoli, affrontano tematiche specifiche dal punto di vista della “cultura digitale”.L’interessa suscitato dal libro Cristiani nel Digitale, usato come testo di riferimento per il corso sulla Cultura Digitale dell’ISSR Mater Ecclesiae, lo ha messo al centro di riflessioni in alcuni interventi a seminari e convegni. Condividi:

App immuni coronavirus ANSA-2

Dossier “Immuni”

Condividi: Indagine sull'app di contact tracing I dubbi e le critiche all’app Immuni stanno guadagnando l’attenzione del grande pubblico. Nonostante i buoni propositi, rimangono le perplessità che, al momento, ancora non trovano risposte esaurienti. Per cercare di comprendere meglio il dibattito, abbiamo svolto un’indagine approfondita sulla proprietà di Immuni, sulla scelta da parte del Governo e sulle implicazioni d’uso. Il risultato è un dossier completo ed approfondito.Che cosa è ImmuniChi ha sviluppato ImmuniLa scelta del GovernoLe domande che vorremo fareSiamo già tracciati da Google…A. Che cosa è ImmuniImmuni è il progetto di sviluppo dell’app di contact tracing selezionato dal Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, con l’ordinanza nr. 10 / 2020 del 16 aprile 2020. L’ordinanza prevede la stipula di un contratto di cessione gratuita di licenza d’uso sul software e di appalto dei servizi gratuita di Bending Spoons, società proponente.Il contact tracing, il sistema di rilevamento dei contatti personali, è particolarmente utile nella lotta al contagio del Covid-19 perché permette di stabilire ed avvisare quanti sono venuti in contato con un soggetto contagiato.Immuni, seguendo la direttiva PEPP-PT (Privacy-Preserving Proximity Tracing), memorizza il codice identificativo anonimo di tutte le persone con cui interagiamo conservando i dati per un congruo lasso di tempo. Ogni giorno, Immuni verifica se nella lista dei nostri contatti non ci sia qualcuno risultato positivo e, nel caso ci fosse, segnala il pericolo di avvenuto contagio. La segnalazione del proprio stato di salute avviene nel Diario Clinico, dove si gestiscono i dati personali.La tecnologia per il rilevamento dei contatti è il Bluetooth Low Energy (BLE) diffuso ampiamente da molti anni su tutti i dispositivi digitali (pc, tablet, smartphone, TV Smart…) tanto da essere adottato anche dai devices IoT. Parliamo di circa 4 miliardi di dispositivi al mondo! La direttiva PEPP-PT richiede l’anonimato e l’assenza di geo-localizzazione ed è compatibile con il GDPR, la legge europea sulla privacy. Aderisce alla direttiva europea dell’8 aprile 2020  per «una Toolbox europea comune per l’uso delle tecnologie e dei dati per combattere ed uscire dalla crisi Covid-19, con particolare riguardo alle applicazioni mobili e all’uso dei dati anonimi».L’uso dell’applicazione è volontario, ma si ipotizza sia necessario un 60-70% di diffusione per un buon risultato.B.  Chi ha sviluppato ImmuniImmuni non è un’applicazione esistente ma un progetto software da personalizzare. Benché il contratto sia con la Bending Spoons, il software di base è stato realizzato con altre due società: Jakala e GeoUniq, come confermato da Luca Foresti, AD del Centro Medico Santagostino, partner dl progetto, in una intervista rilasciata all’ANSA del 18 aprile 2020.Bending Spoons[1], sviluppatore di app per smartphone, ha chiuso il 2018 con un fatturato di 31 milioni ed utili per 3 milioni. Soci fondatori e di controllo sono Francesco Patarnello, Luca Ferrari, Luca Querella e Matteo Danieli. I buoni risultati hanno attirato l’attenzione dei grandi investitori cui sono state cedute quote di minoranza. Parliamo di H14 (famiglia Berlusconi) e NuoCapital (investitore italiano con fondi cinesi).Jakala, società di marketing di lunga data, oggi vede nel suo azionariato ancora H14 con Paolo Marzotto e Mediobanca, il (ex?) salotto buono della finanza italiana.Nota interessante: nell’ANSA del 20 marzo, dal titolo «Coronavirus: esperti italiani testano app per tracciamenti», venivano menzionati come membri del gruppo di sviluppo anche l’avvocato Giuseppe Vaciago, esperto in privacy e fondatore del Tech and Law Center, e GeoUniq, società di analisi di dati sulle abitudini comportamentali dei consumatori mobili, cioè un esperto di geo-localizzazione. Le loro ultime tracce datano 7 aprile. Dopo non se ne fa più menzione.C.  La scelta del GovernoIl 28 marzo, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero della Salute e il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, indicono una «fast call for contribution, al fine di selezionare la proposta più efficace e idonea ad essere implementata in tempi rapidi» che viene chiusa tre giorni dopo, il 26 marzo. Il 16 aprile viene ufficializzata la selezione di Bending Spoons.L’ordinanza, come già ricordato, prevede la cessione gratuita della licenza d’uso e del servizio gratuito di sviluppo e manutenzione. In pratica Bending Spoons ha regalato il software ed il suo sviluppo allo Stato.Come Luca Foresti aveva dichiarato all’ANSA , il Governo dovrà dettare le specifiche del funzionamento dell’app Immuni: se e come implementare la geo localizzazione, la conservazione e la tutela dei dati, la modalità di acquisizione dei dati, la segnalazione del possibile contagio e l’eventuale obbligatorietà dell’utilizzo.D. Le domande che vorremo fareI dubbi e i chiarimenti non riguardano l’opportunità o meno di uno strumento di monitoraggio attivo, quanto sulla procedura di selezione e realizzazione del sistema da implementare.1.    L’app non esisteImmuni è poco più che un nome dietro al quale esiste solo del codice di base, una sorta di scheletro che dovrà essere rivestito da funzioni e comandi. L’app non esiste ancora.La presenza di Jakala è piuttosto sospetta. Quale contributo può portare una società di marketing a questo progetto? L’avvocato Vaciago e GeoUniq che ruolo hanno avuto nello sviluppo iniziale? Sono ancora coinvolti nel progetto? Con quale ruolo? Perché una società di geo localizzazione era stata coinvolta quando la direttiva PEPP-PT la vietava? In ultimo: qual è il ruolo del Centro Medico Santagostino?2.    Call no tenderNon è stata bandita una gara pubblica ma una call con assegnazione diretta. Le importanti differenze sono la dichiarazione pubblica dei requisiti del prodotto da offrire, i criteri di valutazione, la definizione del rapporto cliente fornitore e gli accordi economici. Chiari, vincolanti e pubblici.La call richiedeva la presentazione di proposte efficaci ed idonea ad essere implementata velocemente. Come è stato possibile stabilirlo se non si sono ancora definiti i requisiti di funzionamento? È lecito domandarsi quali siano stati i criteri di valutazione. Cosa avevano di non idoneo le altre 318 proposte? In circa 21 giorni sono state analizzate una media di 16 proposte al giorno. Per chi ha un minimo di esperienza di gare d’appalto pubblico deve aspettare il triplo del tempo per la valutazione dell’1% delle proposte.Sicuramente i tempi di valutazione saranno stati accorciati dalla conoscenza di alcuni proponenti, come la stessa Bending Spoons che a marzo aveva promosso la raccolta fondi in favore della Protezione Civile dopo aver donato 1 milione di euro.3.    Chi sviluppa?Il codice di Immuni è stato sviluppato da un gruppo composta da Bendings Spoons, Jakale, GeoUniq e l’avv. Giuseppe Vaciago. Se questo sistema fosse stato pensato in tempi normale, l’apporto di ognuno sarebbe stato ben chiaro. Uno sviluppa il codice di base, uno gestisce i dati, un altro la geo localizzazione e l’avvocato cura gli aspetti legali della privacy. Scopo: fornire un servizio all’utente e vendere i dati a terze parti. È il business della Bendings Spoons.Al contrario, questo stesso progetto viene donato al Governo per realizzare Immuni. Trovo lecito domandarsi quali parti del codice originario verranno tolte, quali modificate e cosa verrà aggiunto.L’adesione al PEPP-PT non è garanzia di alcunché, in quanto sono concetti di riferimento che prevedono, ad esempio, la libertà di scelta del luogo di conservazione dei dati: locale o centralizzato. Quali sono le scelte del Governo? Bendings Spoons potrà ricorrere a prestazioni esterne cioè potrà richiedere a terze società di partecipare allo sviluppo? Jakal e GeoUniq potranno partecipare? Quali rapporti legheranno le eventuali terze parti al progetto?Perché non utilizzare Developers Italia dell’AGiD, con cui sono stati sviluppati i progetti SPID, ANPE e dati.gov? Il sito condivide il codice sorgente (open source), la documentazione tecnica e gli strumenti di project management. Oppure si poteva incaricare direttamente AgiD di sviluppare Immuni al suo interno. Perché non si è fatto?4.    Sicurezza e PrivacyIl Bluetooth, anche nella sua versione più moderna il Bluetooth Low Energy (BLE),  è un protocollo, cioè la descrizione formale di alcune regole hardware e software che costituiscono lo standard per implementare un servizio. Chi vuole realizzare un app Bluetooth deve conoscere il protocollo e scrivere del codice compatibile con lo standard. Bluetooth è un protocollo di circa 3.000 pagine, 10 volte più del protocollo WiFi. La complessità del Bluetooth è parte costitutiva della poca sicurezza delle applicazioni BLE: troppo difficile da conoscere e rispettare. Se consideriamo che l’Internet of Things (IoT) usa BLE, cioè la comunicazione fra i dispositivi e fra loro e l’uomo (Alexa o Siri), capiamo subito il pericolo. Nel 2017 fu scoperta la vulnerabilità BlueBorne costituita da 8 falle di sicurezza del popolare BLE. Nel settembre 2018, Amis Security calcolava che ancora 2 miliardi di dispositivi (compresi pc, tablet, smartphone e TV Smart) ne fossero ancora affetti. A giugno 2019, Windows 10 rilasciava ancora aggiornamenti contro le falle del BLE. Gli hacker preferiscono attaccare i dispositivi IoT per poi collegarsi a pc, tablet o smartphone cioè attaccano il contapassi, Alexa, la TV smart, l’autoradio… Tenere il Bluetooth acceso è un rischio per la sicurezza.La privacy è in forte pericolo. Ancora non sappiamo dove e come saranno memorizzati i dati e, cosa fondamentale, nemmeno chi li gestirà e per quali scopi. Siamo sempre sotto rischio attentati e con la malavita organizzata attiva. Quale ghiotta occasione per le forze di polizia per controllare chi-incontra-chi? Sarebbe una sorta di intercettazione per cui sarebbe necessario, come consueto, il solo permesso della magistratura. Essendo un servizio investigativo delle forze di polizia, si potrebbe invocare il segreto di Stato e non ne sapremmo nulla.Il sistema avrà base europea, cioè i dati saranno scambiati a livello nazionale per mettere in sicurezza chi si sposta sul continente. Ricordo che Francia e Germania sono orientate a centralizzare le informazioni rendendo vane le scelte più prudenti.Exodus, app spia per Android e Iphone, prodotta da eSurf di Catanzaro, aveva infettato altre app di uso comune installandosi su migliaia di cellulari. eSurf, società di vigilanza e sorveglianza, aveva lavorato già con forze di polizia e questo lasciava pensare che fosse opera dello Stato. Exodus raccoglieva dati e registrava audio per spedirle ad un server. Fu scoperto dalle ONG Security Without Border nella Primavera 2019.5.    Business e BeneficienzaUn’azienda nasce per fare profitti e per farlo deve fatturare. Bending Spoons ha già donato 1 milione alla Protezione Civile ed ora rinuncia alla licenza d’uso ed allo sviluppo, assistenza e manutenzione di un software che avrà la distribuzione di milioni di utenze. Sono tante decine di migliaia di euro senza contare le risorse di sviluppo sottratte ad altre attività produttive. Una società con 32 milioni di fatturato e 3 milioni di utili, può permettersi questa beneficienza? È lecito ipotizzare un do ut des?Non ci sarebbe nulla di male se l’accordo fosse: «tu fai questo lavoro e noi ti ripaghiamo con del lavoro futuro». Questo avviene spesso, un accordo che conviene ad entrambi le parti. Se i valori in gioco fossero congrui perché scandalizzarsi? Tenere nascosto tutto alimenta il dubbio di favoritismi.E.  Siamo già tracciati da Google…La risposta è sicuramente sì, siamo già tracciati da Google anzi, abbiamo dato il permesso a Google di tracciarci. Dobbiamo fare delle precisazioni.Il GDPR da all’utente un grande controllo sui propri dati a cominciare dal consenso informato di cose e perché i dati sono collezionati. Google, sebbene obtorto collo, si è dovuta adeguare. È l’utente che sceglie se e cosa condividere. Se lo fa, è sua responsabilità (e possibilità) di sapere chi, cosa e perché sta usando i suoi dati.Immuni deve ancora chiarite tutti questi aspetti e quindi, paradossalmente sono più sicuri Google, Apple ed Amazon.In conclusione, Immuni sembra la solita soluzione all’italiana: una cosa buona ma con metodi sbagliati. Finché non sarà chiaro come funzionerà e se funzionerà, perché dovremo usarla?[1] I dati societari sono stati presi da l’articolo di Cheo Condina, Coronavirus: il salotto buono dell’app Immuni, da Mediobanca ai Berlusconi jr de Ilsole24ore pubblicato il 17 aprile 2020 Condividi:

Coda confessione

Confessione via Zoom?

Condividi: La pandemia riapre il dibattito sulla Confessione da remoto Articolo di Joshue J. McElwee pubblicato sul National Catolic Reporter – 17 aprile 2020(courtesy translation – nostra traduzione)(foto dell’articolo) Giovani aspettano di andare a confessarsi fuori della chiesa cattolica di Sant’Antonio a North Beach, Maryland, il 1 aprile, durante la pandemia di coronavirus. (CNS / Bob Roller)Le misure di distanziamento sociale imposte alla maggior parte della popolazione mondiale durante la pandemia di coronavirus non solo hanno impedito ai cattolici di recarsi di persona per celebrare la Messa, ma hanno anche fermato la pratica della confessione.Questa nuova realtà, particolarmente grave per chi soffre per il virus o si avvicina alla fine della propria vita, ha fatto riprendere le discussioni e riflessioni su un interrogativo di base: perché non possiamo farlo telefonicamente?Numerosi teologi hanno sollevato dubbi sulla questione qui su NCR e hanno sottolineato le preoccupazioni circa la possibile sorveglianza dei dispositivi elettronici, che potrebbe comportare una violazione del sigillo del confessionale virtuale. Ma hanno anche messo in evidenza che la Chiesa non vuole che le persone dubitino della disponibilità della misericordia di Dio, e deve ancora considerare pienamente la questione della sorveglianza.Le misure di allontanamento sociale imposte alla maggior parte della popolazione mondiale durante la pandemia di coronavirus non solo hanno impedito ai cattolici di recarsi di persona per celebrare la Messa, ma hanno anche fermato la pratica della confessione.Mons. Liam Bergin, teologo irlandese del Boston College, ha osservato che alcuni governi europei hanno tenuto riunioni di gabinetto via webcam.“Se è sicuro avere una discussione di gabinetto via Zoom, o su qualche altra piattaforma, molte di queste preoccupazioni potrebbero non essere più valide” ha detto.“Penso che sia davvero importante ampliare la mente”, ha detto Bergin, che è anche un ex-rettore del Pontificio Collegio Irlandese. “È importante anche ricordare che il potere salvifico di Dio ci viene comunicato in molti, molti modi”.Brother Jason Espinal ascolta la confessione di un penitente durante l’attuale crisi del coronavirus nel cortile della scuola della Parrocchia di Nostra Signora degli Angeli il 21 marzo (CNS / Ed Wilkinson, The Tablet) George Worgul, Jr., teologo della Duquesne University di Pittsburgh, ha affermato di ritenere che il divieto di confessioni a distanza potrebbe essere un semplice problema della Chiesa che ancora non aggiorna i suoi canoni in modo tale da riflettere gli sviluppi del  tempo moderno.“Penso che quello che stia succedendo oggi è che ci sono regole che sono state create prima della tecnologia, e la Chiesa semplicemente non è molto in sintonia con il cambiamento necessario di quei regolamenti alla luce delle tecnologie emergenti” ha detto.“Non credo proprio che sia una questione teologica, perché si perde di vista il punto centrale” ha detto Worgul, che ha  concentrato il suo lavoro sugli studi rituali e sulla teologia sacramentale. “Qui il tema cruciale non è la confessione dei peccati. Il punto è la misericordia e il perdono di Dio.” Un sacerdote con maschera protettiva e guanti benedice un membro della sua congregazione dopo aver ascoltato la confessione in una chiesa di Roma il 26 marzo scorso, quando era prescritto il distanziamento fisico durante la pandemia di Coronavirus. (CNS / Remo Casilli, Reuters)Sorella Judith Kubicki, Francescana Feliciana, teologa alla Fordham University, concorda. Ha notato che la Chiesa non si è mai confrontata con una pandemia globale nell’era digitale.“Non sono sicura che qualcuno abbia affrontato questa domanda in modo abbastanza serio da poter dare una risposta ufficiale sulla confessione per telefono” ha affermato Kubicki, ex presidente dell’Accademia di Liturgia nordamericana. “Non abbiamo mai visto una cosa come questa, non abbiamo mai vissuto una simile esperienza”.La questione della possibilità di confessione telefonica è diventata particolarmente attuale e sentita negli ospedali, dove i pazienti affetti da coronavirus sono tenuti in isolamento per impedire la trasmissione del virus, e molto spesso non sono in grado di ricevere visitatori, compresi i sacerdoti.In un promemoria del 27 marzo scorso, la conferenza episcopale degli Stati Uniti ha consigliato ai prelati americani di non autorizzare la confessione per telefono, citando preoccupazioni sulla protezione del segreto confessionale.In precedenza il Vaticano aveva affrontato la difficoltà nel condurre confessioni in questo periodo in un decreto del 20 marzo, chiarendo che era accettabile per i vescovi offrire l’assoluzione generale a gruppi di persone, come loro ritenevano necessario.Il decreto, emanato dalla penitenziaria apostolica, forniva l’esempio di un vescovo o sacerdote che poteva stare all’ingresso di un ospedale e usare il sistema di amplificazione audio struttura per offrire l’assoluzione a quelli nell’edificio.Bergin, Worgul e Kubicki hanno sottolineato la natura generosa della misericordia di Dio e l’insegnamento della Chiesa secondo cui una persona che non è in grado di confessarsi può ancora parlare direttamente a Dio e chiedere perdono. Papa Francesco ha menzionato questa possibilità nella sua omelia della messa trasmessa in streaming dalla Domus Santa Marta il 20 marzo scorso.Bergin ha affermato che in questo periodo i sacerdoti “dovrebbero rassicurare le persone della grazia e della misericordia di Dio, invece di giocare sulle loro paure”.“Questo è un momento precario e non dovremmo dubitare della misericordia e della grazia di Dio, che è profusa su di noi” ha detto.Il prete irlandese ha detto che ha anche parlato con un vescovo che gli ha detto: “Se qualcuno fosse in circostanze estreme e mi chiamassero per confessare i loro peccati e ricevere l’assoluzione, lo farei“.Premettendo che non è un vescovo o un prete, Worgul ha detto che in una situazione di emergenza, a una persona che cerca di confessarsi per telefono, avrebbe dato il seguente consiglio: “Se qualcuno vuole davvero confessare i propri peccati e sperimentare la misericordia di Dio, e il modo migliore per fare questo è una telefonata o una videoconferenza, che lo faccia”.“E dopo la fine della crisi, se senti di avere l’obbligo di andare a confessarti, fallo” ha suggerito il teologo.“Andare verso la parte opposta, cioè discutere se questa conversazione telefonica sia valida o se i peccati siano stati davvero perdonati, significa davvero perdere di vista il concetto della misericordia e dell’amore di Dio” ha detto.[Joshua J. McElwee (jmcelwee@ncronline.org) è corrispondente NCR in Vaticano. Seguilo su Twitter: @joshjmac.] Read Source -articolo originale Condividi:

Web Presentazione Cristiani nel Digitale

Presentazione “Cristiani nel Digitale”

Condividi: conoscere e progettare il futuro che ci attende Presentazione online del libro “Cristiani nel Digitale” del Prof. Edoardo Mattei, docente di Teoria e Tecnica dei Media Digitali presso l’ISSR Mater Ecclesiae.LINK DI PARTECIPAZIONE:https://bit.ly/cristiani-nel-digitaleModerano:G. Marco Salvati op, Ordinario di Teologia presso la Pontificia Università San Tommaso, Roma Patrizia Morgante, Resp. Ufficio Comunicazione, Unione Internazionale delle Superiore Generali, RomaIntervengono:Riccardo Lufrani op, docente di Teologia, LUMSA, RomaMassimiliano Zonza, Consiglio Scientifico del Centro di Ricerca in Etica Clinica dell’Università dell’InsubriaEdoardo Mattei, docente di Teoria e Tecnica dei Media Digitali, ISSR Mater Ecclesiae, RomaAl termina, l’Autore risponderà alle domande  Condividi: