Ambiente Digitale

L’Ambiente Digitale Non Esiste

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L'ambiente digitale è uno dei possibili luoghi dove l'uomo può fare esperienza? Un esame critico

L’ambiente digitale non esiste. Parlare di ambiente digitale è parlare di nulla, nemmeno di un luogo virtuale perché non c’è il virtuale.

L’ambiente è quello spazio che circonda una cosa o una persone in cui agisce un complesso di condizioni sociali, culturali e morali e nel quale si sviluppa la personalità o si può vivere. Esiste un ambiente lavorativo, familiare, sportivo, religioso e la nostra vita ne attraverso alcuni in modo trasversale: entriamo ed usciamo dagli ambienti liberamente lasciando in ognuno di essi un frammento di esistenza che riuniamo in unità nel racconto della nostra vita. Ambiente digitale significa che esiste un ambito dominato e caratterizzato da condizioni sociali, culturali e morali conseguenti l’uso della tecnologia digitale. Il pensiero corre ai social network e rispondere che «sì, esiste l’ambiente digitale» ne è conseguenza. Entriamo ed usciamo dai social network come da qualsiasi altro ambito.

I social network esauriscono il cosiddetto ambiente digitale? In altre parole, nell’ambiente digitale troviamo solo i social network, il web, i blog e le app?

Quando parliamo di digitale parliamo principalmente di software. Se ci voltassimo a guardare il mondo intorno a noi, sapremmo identificare il software presente? Lo potremmo individuare sicuramente nelle app dello smartphone, nelle applicazioni del computer, nei router del WiFi ma anche negli orologi digitali, nel decoder TV e nella televisione stessa, le casse al supermercato, nel bancomat, nel telepass, nei dispositivi delle automobili… Il software è intorno a noi, negli oggetti che usiamo ogni giorno, cui affidiamo il nostro comfort e la nostra sicurezza. Ogni aspetto della nostra vita ha del software che lo controlla in maniera silenziosa, trasparente. Le nostre esperienze sono mediate dal software che costituisce l’ambiente in cui viviamo.

Noi viviamo nel digitale e non in un ambiente digitale. Il digitale non è una parte della vita da cui possiamo uscire, è la vita, il compresso di condizioni in cui sviluppiamo la personalità. Siamo in una era digitale, in un’epoca in cui si sta sviluppando un nuovo modo di vivere e pensare l’uomo e le sue strutture, ci stiamo adattando ad una biosfera digitale. La pervasività del digitale è facilmente riscontrabile in tutti gli ambienti: il digitale è presente ovunque, è trasversale. È lo scenario degli ambienti. È la realtà in cui viviamo, lo sfondo dell’esistenza.

Non dovremo ostacolare la tecnologia e la cultura digitale ma iniziare a pensare come poterle usare per il bene comune. Ad esempio, anziché inventare esercizi di contabilità creativa per fra quadrare i bilanci statali, occorrono riforme di politica fiscale per intercettare la ricchezza prodotta  dall’economia dell’era digitale. Jeff Bezos, proprietario di Amazon, è l’uomo più ricco del mondo grazie anche ai vuoti legislativi. La sua società ha fatturato 5,6 miliardi di dollari nel 2018 e ben 11,2 nel 2018 pagando il -0,68% di tasse[1]. Negativo. Infatti, non solo non ha pagato tasse ma ha persino ricevuto un rimborso di un centinaio di milioni dallo Stato. Da parte sua, Apple ha dichiarato di avere 252 miliardi di dollari in contanti parcheggiati in paradisi fiscali per non essere tassati[2], al pari di tutti i grandi dell’economia mondiale[3].

Nel 1930, John M. Keynes affermava, in una conferenza a Madrid, che la crisi che si stava vivendo allora era una «disoccupazione tecnologica» in quanto «le scoperte di elementi economizzanti produce con un ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a trovare nuovi impieghi per la stessa manodopera. Se nel 1930 la tecnologia di base era la energia elettrica (II Rivoluzione Industriale), oggi lo è il digitale (IV Rivoluzione Industriale) e la velocità con cui si consumano i posti di lavoro è molto più veloce e irreversibile[4].

Perché pensare politiche del lavoro che prevedono maggiore occupazione, quando i posti di lavoro stanno diminuendo, e non iniziare a ristrutturare il sistema economico orientandolo verso nuove forme di partecipazione alla ricchezza prodotto in assenza o con poco lavoro umano?

Aggiorniamo scuole ed università. Davvero siamo preoccupati che a scuola non imparino a memoria[5]?  Chiedete a qualsiasi giovane di cantare le sue canzoni preferite e, dopo una breve ricerca delle basi musicali su Spotify, inizierà la prestazione canora. Non è un buon esercizio di memoria?

Scrivere al computer non farà perdere la creatività, come qualcuno paventa osservando che l’uso della mano nella scrittura stimola la memoria, la comprensione dei concetti astratti[6]…  C’è da chiedersi se le pittura di Altamira siano state realizzate perché l’homo sapiens del paleolitico abbia iniziato a fare scarabocchi finché la sua creatività non gli abbia suggerito i famosi disegni o, al contrario, abbia avuto l’idea di riprodurre la sua vita ed ha cercato un modo per farlo! Questo esercizio combinato, mente-mano, si è raffinato nei millenni trasferendosi alla musica, alla pittura, a tutte le attività manuali in genere. Non solo mente-mano, più in generale è mente-corpo: Christy Brown[7], disegnava con il piede sinistro, unica parte del corpo che governava, mentre Suleman Abdela, un disabile, disegna con la bocca[8]. Non è la parte del corpo che ha sviluppato delle qualità intellettive ma queste qualità si sviluppano esercitandole con qualsiasi strumento venga usato mani, piedi, bocca,  tastiera, mouse o tavoletta grafica.

Pensare che il digitale stia facendo regredire l’uomo appartiene al naturale processo di resistenza al cambiamento sperimentato davanti a qualunque innovazione tecnologica: Platone era contrario alla scrittura[9], Giovanni Tritemio scrisse nel 1492 che la stampa di Gutenberg non sarebbe durata a lungo[10], la Western Union, la più grande compagnia del telegrafo, rifiutò il brevetto del telefono, Derryl Zanuk, dirigente della 20th Century Fox, sentenziò nel 1946 la morte imminente della televisione, Henry Morton, dello Stevens Institute of Technology, disse che la lampadina era una completo fiasco. Famose, perché recenti, le affermazioni di Ken Olson, capo della Digital, sui nascenti personal computer («per quale motivo uno dovrebbe volere un computer a casa?») e di Bill Gates, fondatore di Microsoft, che nel 2003 disse di Google: «vedremo se fra due o tre anni saranno ancora in giro».

Il digitale ha modificato il nostro stile di vita, le abitudini, le istituzioni ed anche le relazioni sociali ma non credo che nessuno rimpianga veramente l’epoca in cui da bambini si giocava sui prati senza video giochi. Allora i ginecologi non avevano l’ecografia, i cardiopatici il pace-maker, le macchine inquinavano il triplo di oggi, l’ambiano era usato per scopi civili, i coloranti alimentario erano cancerogeni, la TAC non esisteva e gli antistaminici non erano conosciuti. Insomma, una vita così sana e migliore che il Cancer Research UK ha pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica British Journal of Cancer che fra tutti coloro che sono nati dopo il 1960, ben una persona su due si ammalerà, nel corso della sua vita, di tumore[11].

In conclusione dobbiamo iniziare a pensare cosa possiamo fare nel digitale piuttosto che quello che il digitale fa a noi, governare il processo di cambiamento piuttosto di esserne dominati.

L’ambiente digitale non esiste ma l’era digitale è già iniziata, è qui e ora.


[1] A.Buncombe, Amazon pays zero federal taxes for second year in succession despite doubling profits, says new report in Indipendente, 16 febbraio 2019

[2] L. Sisti, La strategia anti-tasse della Apple: prendi i soldi e scappa offshore in L’Espresso, 6 novembre 2017

[3] L. Sala, Quanto ci costa l’elusione fiscale delle multinazionali, Il Sole24Ore, 20 gennaio 2019

[4] Cfr. E. Brynsolfonn, a. McAfee, La nuova rivoluzione delle macchine. Lavoro e prosperità nell’era della tecnologia trionfante, Feltrinelli, 2017, pagg. 177-178

[5] Imparare a Memoria a Scuola È Essenziale: Lo Conferma una Ricerca, YourEducation, 22 luglio 2016, http://tiny.cc/1nj29y

[6] N. Gardini, Scrivere a mano ci dice chi siamo in Corriere della Sera – Sette, 28 agosto 2017

[7] T. White, Celebrating the incredible story of My Left Foot’s Christy Brown, born this day in 1932 in Irish Central, 5 giugno 2019, http://tiny.cc/95k29y

[8] https://youtu.be/iI-__gOf-Vc

[9] Fedro, 275

[10] G. Tritemio, Elegio degli amanuensi, Sellerio, 1997

[11] A.S. Ahmad, N.Ormiston-Smith, P.D. Sasieni, Trends in the lifetime risk of developing cancer in Great Britain: comparison of risk for those born from 1930 to 1960 in British Journal of Cancer volume112, pag 943–947 (03 March 2015) http://tiny.cc/v6m29y

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