Generale

Categoria dei contenuti “Generale” per il sito dell’ Institute for Digital Society (www.i4ds.it)

effetto sliding

Effetto Sliding. La valanga digitale non conosce etica.

Condividi: Enlightenment is not just one state Effetto sliding: la velocità impresa dal digitale non dà tempo di analizzare i problemi e obbliga a decisioni su basi non consolidate.Travolti dalla valangaÈ come guardare un paese di montagna. Possiamo scorgere la chiesa, il municipio, la caserma dei carabinieri. All’improvviso si stacca una valanga, scivola giù verso il paese, distrugge ogni cosa e trascina a valle le macerie.Il digitale è questa valanga. Non ci ha dato tempo di fissare bene il ricordo del paese. Il digitale non dà tempo di consolidare i nostri risultati, giudizi, pensieri, teorie. In un attimo è passato tutto.Nel 1887, Emile Berliner inventò il grammofono, padre del giradischi. Nel 1948, 61 anni dopo, fu inventato il disco in vinile. Servirono solo 34 anni per mandarli in pensione con l’avvento del primo CD, nel 1982. Nel 1995 apparvero i DVD e nel 2004 la PS3 fu la prima ad usare i Blu-Ray che segnarono la fine del CD nel 2018 (anno in cui Sony ne annuncia la fine della produzione). Mentre la tecnologia analogica impiegò 95 anni per raggiungere il suo apice, i CD ne impiegarono solo 36 mentre il DVD è considerato tecnologicamente morto dopo soli 25 anni ed il Blu-Ray, dopo appena 16 anni, ha un futuro segnato fra cloud e servizi on demand.Dispositivi perfettamente funzionanti devono essere scartati con l’arrivo, sempre più ravvicinato, di una nuova tecnologia: il VHS travolto dai DVD, la TV dal Digitale Terrestre prima e la TV smart dal 5G. Questa è la velocità della valanga digitale.Il digitale scivola veloceLa velocità del cambiamento è maggiore della nostra capacità di adattamento e di comprensione. Guardiamo gli eventi e li comprendiamo troppo lentamente. Per questo motivo chiediamo al digitale stesso di aiutarci: frenare la macchina quando siamo distratti, eseguire analisi specialistiche (TAC, eco, risonanze magnetiche) al nostro posto, collegarsi in automatico ai Wi-Fi conosciuti, correggere gli errori dei piloti di aereo…Il digitale realizza una mediazione del mondo che ci rassicura: i sensori hanno percezioni più immediate, il software le elabora più velocemente istruendo gli attuatori a compiere azioni che ci rassicurano. Non sappiamo come faccia, lo intuiamo solamente, ma non ce ne preoccupiamo perché il governo digitale del mondo, che vogliamo realizzare con le smart city, sono la promessa di un mondo migliore.Max Weber dovette ammettere che le scienze avevano svelato i segreti del mondo cancellando i miti e le religioni, ma non erano state capaci di offrire un nuovo orizzonte di senso e di significato lasciando l’uomo solo e smarrito nell’universo. Chiamò questo fenomeno “disillusione del mondo”. L’uomo si è trovato davanti al continuo disgregarsi delle grandi narrazioni fino a quando Lyotard ne decretò la loro morte nel post-moderno1.Qualsiasi riferimento ad un’idea unitaria, ad una teoria di senso è stata vista come un’imposizione, l’esercizio di un potere antidemocratico, la privazione del diritto di pensare ognuno la propria storia, darsi la propria verità.A fondo valle, la valanga si trasforma in una massa indistinta di neve e macerie impossibili da identificare: chiesa, municipio, caserma? Il digitale, con le sue risposte pronte, ci appare un mondo tranquillo, una promessa di serenità. Come, non si sa, ma funziona.È il reincanto tecnologico2, il digitale ha preso il posto dei miti e delle religioni, spiega il mondo e gli dà senso e significato. Non ci rivolgiamo più al dio dei cieli o allo spirito della foresta, chiediamo ad Alexa di svelare il mondo che, grazie a Google, ai big data, alla profilazione, appare esattamente come lo pensiamo.Effetto SlidingIl senso della vita non è più un edificio forte e resistente, ma l’individualismo rimasto dello scivolamento causato dalla valanga. Il senso dello Stato è scivolato giù insieme al municipio, la fede con la chiesa, il bene comune con la piazza principale. Cosa è rimasto a dare senso?Questo è l’effetto sliding: i sistemi di senso e di significato (il nostro paese di montagna) hanno perso i loro valori fondanti (le macerie a fondo valle) e rimandano a qualcosa di abbozzato (i resti degli edifici) che ricostruiamo con un’etica imprecisa (i ricordi confusi che abbiamo). È il terreno di coltura per sovranismi, populismi, fanatismo.Come fermare lo sliding, lo scivolamento dei significati?Qualcuno vorrebbe fermare la valanga. Si può fermare il progresso? Si può stare fermi o tornare indietro? In quale punto? Che cosa dovrebbero fare i paesi in via di sviluppo? La decrescita felice è una soluzione infelice.Esiste un solo modo: contrastare la velocità della valanga, lo sliding. Non ci sono più boschi o altri ostacoli naturali a rallentare la discesa, abbiamo spianato tutto per il nostro interesse, perché non ci fossero remore a frenare la nostra libertà di azione e pensiero. Con le grandi narrazioni sono state rimosse morale, pensieri forti, teorie di senso e significato, l’oggettività in nome di una soggettività estremistica.Stiamo delegando le responsabilità morali al digitale, pensando che l’intelligenza artificiale (AI) non sia influenzata dalle debolezze dell’animo umano incapace di prendere una scelta libera. La scienza da tempo ci ha informato degli inganni e dei pregiudizi che si celano dietro ogni decisione umana tanto da dubitare che ci sia un libero arbitrio. Eppure siamo certi di costruire un’AI in grado di scegliere liberamente: dall’Intelligenza Artificiale alla Coscienza Artificiale?Dagli USA, giungono continuamente notizie di bias e discriminazioni compiute dall’AI, ma il reincanto tecnologico ci rende ciechi. Gli algoritmi non sono neutrali, non sono pura matematica. Riflettono tutti i condizionamenti ed i pregiudizi dell’ambiente in cui sono sviluppati. Sanno cosa desideriamo, decidono cosa dobbiamo vedere, suggeriscono cosa leggere, stabiliscono come viaggiare, influenzano come mangiare.Chi controlla gli algoritmi? In epoca di post-verità, cioè dove non esiste un’etica condivisa e ciascuno può appellarsi validamente alla propria, non esiste responsabilità personale: possiamo costruirci, con le informazioni che ci fanno comodo, la realtà più accomodante.Effetto Sliding ed erosione dell’umanoL’effetto principale dello sliding è l’erosione dell’umano. È possibile contrastare questo effetto solo riscoprendo che «non c’è un solo motivo per dire che la verità è violenta e dogmatica o che non è intimamente connessa con l’esistenza e la dignità degli esseri umani»3.È possibile affermare una verità senza essere fondamentalisti o fanatici, è possibile costruire un’etica intorno a concetti fondativi, è possibile far crescere un sistema di senso e significato capace di opporsi, come un bosco, alla furia della valanga.Il reincanto tecnologico è la neve di questa valanga: copre e nasconde ogni asperità, ogni angolo scoperto, ogni difetto. Una coltre uniforme, morbida, sinuosa in cui nascondersi, coprire gli errori, dove le cose sono intuite dal loro profilo.Occorre spalare questa neve, restituire agli occhi il panorama colorato e multiforme del mondo, scoprire le cose per quelle che sono e chiamarle con il proprio nome. Questo è ridare dignità all’umano senza rinunciare ai progressi della tecnologia.Etica e metafisica digitaleRipensare l’etica per il digitale, riscoprire la metafisica, affermare l’oggettività e la verità sono i compiti e la missione da compiere per contrastare l’effetto sliding, la perdita di significato e di senso.Le valanghe continueranno ad esistere ma porteranno via solo le parti vecchie e consunte del nostro paese-civiltà. Saranno eventi positivi perché porteranno via ciò che era corrotto o divenuto inutile dando la possibilità di inserire novità, migliorie, innovazioni. L’uomo potrà riappropriarsi del suo ruolo ed utilizzare la tecnologia  per il bene comune.Bastano piccoli gesti per iniziare questo percorso: non chiediamo ad Alexa che tempo fa ma apriamo la finestra e guardiamo fuori.1. J. F. Lyotard, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, Feltrinelli, 19812. Per il reincanto tecnologico, mi permetto di rimandare al mio lavoro, Cristiani nel digitale, I4DS, 2018, pagg. 93-108 – http://bit.ly/CristianiNelDigitale3. M. Ferraris, Postverità e altri enigmi, Il Mulino, 2017, pag. 157. Condividi:

Calendario organizzazione sociale

Il CALENDARIO come organizzazione sociale.

Condividi: Il calendario come organizzazione sociale è parte del bene comune che oggi è in crisi a causa della flessibilità richiesta dal lavoro. Cosa possiamo fare? “Insegnaci a contare i nostri giorni ed acquisteremo un cuore saggio” (Sal 90, 12). Probabilmente non siamo saggi proprio perché, ancora oggi, non abbiamo un calendario certo sul quale contare i giorni. Calendario: un’organizzazione sociale La società e la vita dei suoi membri, è organizzata da sempre su un calendario come organizzazione sociale. Quello lunare è stato il più comune ed ancora oggi viene utilizzato sebbene non in maniera ufficiale (pensiamo all’agricoltura oppure alla religione ebraica).  Il nostro calendario, giuliano prima gregoriano poi, risentiva meno di queste influenze ma scandiva in modo più rigoroso il tempo civile e quello religioso. Il calendario religioso segnava in modo rigoroso le festività cristiane, forte del comando divino di santificare le feste, mentre quello civile impegnava tutto il tempo rimasto. La sovrapposizione dei due calendari regolava la vita sociale e familiare alternando lavoro e festività, dovere e piacere. Questa sorta di alleanza permetteva di progettare una vita comune, familiare, condivisa, formava l’identità del gruppo e rinsaldava i vincoli parentali e sociali. La secolarizzazione cancella il calendario religioso L’avvento delle scienze e dell’industrializzazione ha determinato il disincanto del mondo, la caduta dei miti e delle religioni e dell’universo dei significati che rappresentavano senza riuscire, però, a proporre nuovi valori. Il calendario religioso appare improvvisamente privo di significato, si allenta l’obbligo della festività, inizia ad essere disatteso fino al completo abbandono. È importante ricordare la settimana lavorativa ininterrotta (nepreryvka) instaurata da Stalin nel novembre del 1931(1). La settimana diventa un ciclo lavorativo di sei giorni con uno di riposo, differente per ogni categoria di lavoratore, realizzando un ciclo continuo di produzione generale. Di contro, il giorno libero non era più lo stesso per tutti, con gravi problemi alla condivisione ed alla vita familiare. Quando le proteste montarono e ci si accorse che città e campagne usavano calendari diversi con rischio di una spaccatura del tessuto sociale, si ritornò al calendario consueto nel 1940. A che cosa è utile il tempo libero se non è condivisibile con amici e con la famiglia? Chi vorrebbe, era questa la critica, un giorno libero quando tutti gli altri lavorano? Quale tipo di relazione e progetto di vita si può organizzare? Il nostro calendario di perpetuo lavoro Oggi il calendario inteso come organizzazione sociale sta vivendo una sorta di crisi. Il digitale ci sta facendo ritornare nel caos sociale a causa sia del lavoro continuo e flessibile sia del tramonto del Cristianesimo. La domenica e le festività religiose, non sono più percepite come un terreno inviolabile. La domenica non è più il tempo di Dio, della famiglia, dello sguardo rivolto all’altro ma è un giorno in più da aggiungere al calendario civile. La settimana lavorativa non è più di cinque giorni per otto ore, ma continua, senza zone franche, fuori dagli orari canonici con riunioni, telefonate, messaggi, email tanto che si inizia a inserire, nei contratti di categoria, il rispetto dell’orario e il diritto a non rispondere fuori da questo tempo. La ottimizzazione dei processi lavorativi, stabiliti tramite algoritmi di gestione dei turni, ha generato una programmazione just in time dove efficienza (processi meno onerosi) ed efficacia (idoneità al risultato) richiedono la flessibilità lavorativa come obbligo imprescindibile. Il calendario dei turni di lavoro è stabilito sempre più in prossimità alla sua attuazione, dando spesso solo una, massimo due settimane di preavviso. Così, diventa sempre più difficile organizzare una vita comune, di relazioni. Trovare una data comune diventa un problema e un impegno improvviso come un obbligo sociale (ad esempio un matrimonio di qualcuno) è capace di vanificare fragili compromessi. Vengono meno i vincoli sociali, amicali e parentali che garantiscono una identità di gruppo, il costituirsi di un bene comune, la solidarietà ed assistenza reciproca. Proprio la rottura di questi vincoli è la condizione per l’emersione di pulsioni individualistiche e populiste che sono alla base della nascita della tirannide. Chi salverà l’apericena? Insomma, una società che non riesce ad organizzarsi per l’apericena è una società in pericolo. Ristabilire un baluardo all’invasione digitale significa ridare importanza al calendario religioso, ridare priorità alla vita delle persone, riscoprire il vincolo umano ed il bene comune: una società sana. Potremmo dire che solo il cristianesimo salverà l’apericena.                               (1)M. Castells, La nascita della società in rete, UBE Paperback, 2014, pagg. 492-496 Condividi:

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