eRosary

Il Rosario si connette allo smartphone

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Click To Pray eRosary

La Rete Mondiale di Preghiera del Papa ha appena lanciato Click To Pray eRosary, un dispositivo interattivo, intelligente che funziona attraverso un’applicazione, e serve per imparare a pregare il rosario. 

Non ci saranno più grani da far passare fra le dita ma pagine da scorre su uno schermo.

La preghiera più comune e popolare, il Rosario, ha fatto il suo ingresso nel digitale e si è trasformata in un’app che guida il fedele nella recita.

Click To Pray eRosary è un dispositivo intelligente connesso via bluetooth ad un’app su smartphone. Il prodotto fisico è una coroncina di dieci grani (in agata nera e perle di ematite) con una simil croce-greca di grande formato. La fattura è buona ed elegante. Attivare il Rosario è semplice: basta fare un segno di croce. L’app è sincronizzata e propone il Rosario tradizionale, quello meditato ed una raccolta di recite particolari che possono essere aggiornate periodicamente. L’app si occupa anche di contare le Ave Marie ed i Misteri recitati, lasciando al fedele libero da ogni preoccupazione. Essendo una preghiera universale, viene fornita in tre lingue: italiano, inglese e spagnolo. Vendita sul sito e su Amazon a €99,00.

Quale benefici se ne possono trarre?

Il rosario, già oggi disponibile nelle più svariate forme, può essere recitato ovunque, anche con discrezione (quelli a forma di anello sono utilissimi per questo scopo), un foglietto riassuntivo dei Misteri non sarebbe così appariscente da consultare, ogni tanto, in pubblico. Altre applicazioni, come iBreviary, forniscono lo stesso servizio in modo più economico. eRosary sembra essere un prodotto di sostituzione, cioè sostituisce con il digitale una identica attività compiuta nel fisico, nel reale.  In questo processo di dematerializzazione si perdono però alcune caratteristiche della preghiera del Rosario.

Nella recita, il fedele ha un ruolo attivo, guida e contempla, un ruolo che conserva anche nella recita comune grazie alla recita per cori. Nell’app questa dimensione viene perduta, è il dispositivo ad essere protagonista: conduce, guida la meditazione, conta i grani… il fedele è il dispositivo dello smartphone, quello che esegue un compito.

Si continua, così, l’opera di reincanto del digitale: dispositivo ed app fanno apparire più semplice ogni attività quotidiana in cambio della “sottomissione al suo volere”. Il rischio di eRosary è di costituire una sorta di “colonna sonora”personalizzata, degli auricolari che anziché riprodurre i Metallica o i Dream Theater, propongono preghiere e meditazioni. L’effetto straniante dal mondo e dal contingente è identico. Non è questo il desiderio del Rosario che, al contrario, vuole aiutarci e spronarci a vivere con maggiore passione e pienezza.

Quale contemplazione ci può essere se preghiamo con un dispositivo di connessione al mondo che squilla e notifica così spesso da distrarci e farci interrompere, anche momentaneamente, l’orazione? Si potrebbe impostare la modalità aereo, ma allora, disconnessi dal mondo, non si evidenzierebbe ancora di più l’incapacità umana di appropriarsi dell’iniziativa, di essere protagonisti in assenza del digitale, di saper dominare e governare un qualsiasi dispositivo? Il digitale diventa pericoloso quando sovrasta l’umano. L’eRosary mi sembra che ceda all’effetto anestetizzante del digitale, all’attrattiva ipnotizzante dello schermo dove tutto appare bello e facile.

Amazon ricorda che l’app conteggia quanti rosari recitiamo, tiene una statistica prestazionale, come in una sorta di competizione. E’ la datizzazione della fede. Amazon  informa che «eRosary ha inoltre la funzione di conteggio dei passi e del consumo calorico». A cosa servono? Pregare, camminare e buttare giù la pancetta: quale sarà l’obiettivo principale? Quanti giri di chiostro si possono fare contemplando un mistero? A quante calorie corrispondono? Ovviamente, in tempo di gender, si specifica che è Unisex.

No, questo eRosary è il digitale che non ci piace.

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