covid-19

5 trend covid-19

I 5 trend imposti dal Covid-19

Condividi: Quali sono stati i trend tecnologici che hanno visto un’accelerazione dopo la pandemia da Covid-19?

cultura digitale covid19

La cultura diventa digitale nell’era del Covid-19

Condividi: Per Impresa Cultura Italia-Confcommercio e SWG, il consumo culturale degli italiani è diventato digitale durante il periodo…Condividi:

etica Covid 19

Etica Post Covid-19 per una società nuova

Condividi: Nella quarantena ci domandavamo se il Covid-19 ci avrebbe cambiato in meglio. Sono sempre stato scettico ed i dati di questi giorni (mare, calcio, movida) sembrano darmi ragione. Solo ritrovando un'etica condivisa sarà possibile cambiare. Il ritorno alla normalità dopo la quarantena per il Covid-19 ha posto delle domande sulla nostra società come insieme di individui. Tra queste domande, la più grande è se il periodo di lockdown abbia migliorato la nostra etica di comunità o se continuiamo a perseverare nei nostri egoismi e individualismi.Recuperare un’etica collettiva ci permetterebbe di affermare, in questo periodo post Covid-19, che il lockdown ci ha resi migliori, ci ha fortificato come individui e come società. Ma è davvero così?La perdita dell’eticaLa natura si è sempre presentata all’uomo come pericolosa e ricca d’insidie. La sinergia fra scienza e tecnologia, nata nelle rivoluzioni industriali, ha permesso di sconfiggere e liberare l’uomo dalle carestie ed epidemie che lo avevano perseguitato per secoli.Ad oggi, solo nei paesi dove non è possibile realizzare questo matrimonio fra scienza e tecnologia si rintracciano ancora i segni delle tragedie che l’Occidente sembra aver dimenticato.La vittoria della scienza e della tecnologia contro la natura ha un capitolo che non viene raccontato spesso, quello della perdita dell’etica.Infatti, la tecnologia ha liberato l’uomo da qualche cosa. Lo ha liberato dai pericoli e dall’oppressione esterna, ma non gli ha permesso di essere libero di qualcosa. La libertà di fare qualche cosa, di scegliere è una libertà legata all’etica.Quale etica abbiamo?La liberazione dalle oppressioni esterne, è stata vissuta anche come liberazione dai poteri e le forze esterne che sembravano coercizzare la vita dell’uomo. Tra queste, l’etica e la morale provenienti dalle autorità costituite, quali lo Stato e la Chiesa.La scienza e la tecnologia, hanno sì vinto questi poteri ed oppressioni, ma non sono state in grado di sostituirle né di indicare una strada dove poter ritrovare un valore comune e condiviso. Tramontata l’idea di un’etica assoluta, si fa strada l’idea dell’etica individuale dove l’unico riferimento riconosciuto era il raggiungimento del bene personale.Abbiamo un’etica condivisa per affrontare il periodo post Covid-19?La necessità di regole per una vita sociale comune, ha obbligato ad una difficile mediazione fra i beni individuali affinché si giungesse ad un compromesso cui ognuno ha sacrificato parte delle proprie aspettative.Il digitale amplifica la percezione di affrancamento dai condizionamenti esterni e di costruzione di un universo all’interno del quale sia possibile vivere liberamente. I legami e le connessioni con il mondo esterno e con le persone si affievoliscono e la propria responsabilità verso la biosfera e l’umanità viene sempre più disconosciuta.Anche nel recente periodo di lockdown per la pandemia da Covid-19, se è vero che le videoconferenze hanno permesso di mantenere i contatti e le relazioni, questo è avvenuto digitalmente, cioè non si è condiviso lo spazio ed il tempo, i nostri interlocutori potevano essere non solo in spazi differenti ma anche in tempi (fusi orari) differenti. Il digitale, come un mixer, miscelava gli spazi ed i tempi differenti per dare un unico output condiviso.Realtà Condivisa e Realtà DigitaleNegli incontri di persona, condivido il tempo e lo spazio con gli altri partecipanti e devo trovare un codice di comportamento condiviso che lo regolamenti. Questi sono i saluti iniziali, i preamboli alla discussione, il modo civile di discutere, il modo di concludere e di salutarsi.Nel digitale tutti questi codici sociali sono distrutti e vanno negoziati nuovamente. Si presenta nuovamente l’esigenza di ritrovare un bene comune cioè condiviso.  Non dovremmo continuare ad utilizzare gli strumenti digitali per aumentare la divisione, ma come laboratorio per verificare nuove forme di socialità, rintracciare valori comuni e condivisibili per recuperare la cura e l’attenzione verso il mondo esterno ed i suoi abitanti.Il recente fenomeno dello smart working durante la pandemia da Covid-19 è un esempio evidente. Perché così tanti lavoratori gradiscono e richiedono questa nuova modalità? Perché allontanandosi dal mondo esterno (la sede di lavoro) e dai suoi abitanti (colleghi e superiori), eludono la difficoltà della mediazione dei valori individuali per giungere ad un modus vivendi condiviso. Lavorare da casa inserisce il lavoro all’interno dell’universo personale, nella propria comfort zone evitando tensioni e condizionamenti.È un modo inadeguato di utilizzo del digitale che asseconda il desiderio di vivere liberi da l’altro anziché liberi di vivere con l’altro.ConclusioneIl recupero dell’etica non si ottiene con un compromesso raggiunto fra gli interessi dei singoli. È necessario identificare un bene vero cui tendere e sul quale regolare i comportamenti dei singoli. La virtù diventa la misura della distanza fra noi ed il bene da raggiungere.Se inizieremo questo percorso di nuova socialità per un’etica collettiva, potremo dire che il Covid-19 ci ha resi migliori, altrimenti ci incattiviremo ancora di più. Condividi:

come coronavirus cambiato abitudini digitali

Come il Coronavirus ha cambiato le nostre abitudini digitali?

Condividi: In questo periodo di quarantena il Coronavirus ha cambiato le nostre abitudini digitali: video-chat, video-conferenze e video-lezioni. Eppure c'era bisogno di spazio per connettersi.. Nel periodo di lockdown imposto dal Coronavirus, l’esperienza più importante è stato il cambiamento delle nostre abitudini digitali e la scoperta degli strumenti di “prossimità computazionale”: cioè tutte le opportunità della tecnologia digitale per rimanere in contatto dando un senso di “normalità” alla vita quotidiana.Cambiamenti nelle abitudini digitaliLezioni scolastiche, videoconferenze di lavoro, zoom con parenti ed amici, streaming religiosi hanno congestionato il traffico in rete. Il contrasto vissuto fra “spazio condiviso”, quello dell’ambiente in cui si vive, e lo “spazio computazionale”, luogo digitale di prossimità, merita un’attenta riflessione.Il mondo digitale vive in un ambiente che non conosce spazio né tempo definito, caratteristica che lo rende unico ed attrattivo. Molti, a motivo di questa peculiarità, hanno visto un pericolo di smaterializzazione della realtà, di perdita di contatto con il fisico.Il lockdown ha fatto scoprire agli scettici la verità dei contatti nel digitale: gli interlocutori erano conoscenti in carne ed ossa, non avatar sconosciuti; i discorsi vertevano sulla vita reale, riconosciuta e riconoscibile, non una finzione narrativa.Luogo per comunicareLa novità è stata la scoperta della necessità di un luogo fisico per fruire della comunicazione digitale che è “senza spazio”. I genitori, desiderosi di una videochat, devono conquistarsi uno spazio differente dai figli. I locali della casa diventano tanti luoghi abilitanti la comunicazione “senza spazio” del digitale, portali fra la “realtà condivisa” e la “realtà computazionale”.Le nuove generazioni, più abituate a comunicare digitalmente, vivono questa esperienza anche senza isolarsi. Rimangono comodi sul divano, in videochiamate in viva voce, indifferenti agli stimoli ed alla presenza contemporanea di altri familiari.Chi è l’avatar?L’avatar non è il sé nello “spazio computazionale”, ma quello rimasto nello “spazio condiviso”.Questo modo di vivere la “prossimità” si avvertiva già prima del lockdown, quando era possibile incontrare persone di tutte le età, specialmente sui mezzi pubblici, intente, a parlare in viva voce, ad ascoltare messaggi o sentire musica.L’avatar rimasto nello “spazio condiviso” non avverte la prossimità con altri esseri, non percepisce il bisogno di privacy o il pudore di mostrare sè stessi a chiunque. Delle semplici cuffiette eviterebbero questo estraniamento!La mancanza di etica, l’eclissarsi del sentimento di responsabilità che abbiamo l’uno verso l’altro o della coscienza della connessione di relazione, permette il congedo dalla realtà.Etica e ResponsabilitàRiscoprire la collaborazione con l’altro, è la base su cui costruire un’ecologia ambientale, sociale ed economica. In cui l’uomo non sia un’anonima comparsa (deresponsabilizzata), ma il protagonista attivo e cosciente della sua missione di cura del Creato, esperto e consapevole della tecnologia con cui adempiere al suo compito, sensibile alle emergenze e sollecitazioni intorno a lui.Intraprendere questo cammino significa capire perché questo periodo di Coronavirus ci ha così cambiati nelle nostre abitudini digitali e come indirizzare al meglio questo cambiamento. Condividi:

lockdown

Sei quello che eri prima del lockdown?

Condividi: Il lockdown ti ha cambiato? In che cosa sei diverso? Quanto durerà questo cambiamento? Ti mancano le cose essenziali o il tuo comfort? Se le due cose coincidessero? Riflettiamo insieme sulla ripartenza e su chi saremo nella Fase 3. Mangio, dunque sono poveroNielsen Distribuzione Moderna, portale quotidiano di notizie e informazioni sul mondo della moderna distribuzione, informa che Eridania ha aumentato la propria distribuzione di zucchero del 50% negli ultimi due mesi (+30.000 tonnellate) e del 73% nella settimana di Pasqua, continuando a lavorare a tempo pieno, 24h al giorno, sette giorni su sette. A Marzo, ISMEA (Istituto Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) ha rilevato un aumento del 18% della spesa alimentare domestica rispetto all’anno precedente.Questi dati, se riportati sulla curva di Engel, disegnano un quadro significativo. Il matematico del XIX secolo, Ernst Engel, studiò la relazione fra la spesa delle famiglie e il loro reddito, e battezzò con il suo nome la legge che stabilisce una proporzionalità fra la povertà e la maggiore spesa alimentare. Oggi questa curva punta decisamente in alto avvertendoci che siamo in una fase di “povertà”, reale o percepita che sia.Mancanza di beni o desideri insoddisfatti?Nel secondo dopoguerra pensavamo di essere usciti da un’economia di scarsità per entrare in un mondo di abbondanza, da un’economia di sussistenza ad uno di sazietà, con relativa caduta della curva di Engel. ISTAT stima che, dal 1867 ad oggi, la spesa alimentare si sia dimezzata. Anche il significato di povertà ha subito un mutamento: non afferisce più al mancato accesso ai beni primari, ma alla distanza tra gli standard di beni identitari ed i redditi. In sostanza, la povertà odierna non permette di comprare le sneakers di moda o l’oggetto mainstream.Il concetto di povertà si è trasformato da esistenziale a sociale: dal bisogno siamo passati al desiderio. Possiamo sperimentare, in itinere, sia il bisogno legato all’approvvigionamento dei beni di sopravvivenza (ex ante), sia il desiderio di dotarsi di beni secondari di comfort (ex post).Il lockdown sembra aver cancellato le nostre sicurezze di benessere. Per rendercene conto, è sufficiente pensare alle previsioni economiche o occupazionali: siamo come richiamati in un passato ormai dimenticato di precarietà che ci intimorisce.Qualcuno, paragonando l’attuale precarietà e povertà a quella del dopoguerra, vede nello smarrimento di oggi lo stesso desiderio passato di rifondare la società. È davvero possibile?Cosa ci spinge a cambiareWendy Wood ci ricorda che si cambia solo quando le cattive abitudini non sono radicate nel contesto in cui si vive. Qualora lo fossero, nessuna nuova tensione verrebbe vista all’interno del frame già conosciuto e sperimentato come portatrice di novità ed originalità.Mark Fisher lamentava la rassegnazione all’attuale sistema economico perché considerato il migliore possibile, quindi senza alternative. Questo è contrario all’evoluzione! Si cambia se c’è una riflessione sulla vita attuale, se c’è una condivisione del bene comune, se ci si fa carico dei problemi di chi è alle nostre spalle.La voglia di Fase 2 è il desiderio di tornare alla “normalità”, a quello che si faceva prima. Non sento voci di critica o di riflessioni sulle ingiustizie della “normalità”, non vedo mobilitazioni in giro se non generici ed ingenui appelli alla bontà. Chi ha un progetto concreto da mettere sul tavolo per rinnovare la “normalità” futura?Il cambiamento è una tensione verso il bene, ma se il bene non si riverbera nella comunità, diventa proprietà di pochi. Allora la “normalità” reclamata non è altro che la lotta per raggiungere il bene prima che venga sottratto alla propria disponibilità. Non c’è traccia di condivisione né di comunità.Etica per il cambiamentoLa sola esperienza del lockdown non è sufficiente per ipotizzare un cambiamento. Il nuovo contratto sociale, tanto evocato, ha bisogno di un’etica condivisa, una visione comune capace di coinvolgere ed integrare l’uomo nella sua interezza e complessità. Tommaso d’Aquino diceva che l’intelletto può conoscere il bene, aderirvi e volerlo con la volontà. La ripetizione di atti etici e moralmente buoni, allena a resistere al male.Iniziamo a fare piccoli gesti etici quotidiani, forse banali, ma importanti: ad esempio, abbassiamo il livello di conflittualità. Non controbattiamo ad ogni affermazione che riteniamo sbagliata, ma esponiamo con pazienza la nostra visione. Non cerchiamo di avere sempre l’ultima parola, ma esprimiamo il nostro pensiero. Non scadiamo in luoghi comuni o in fake-news, ma citiamo dati e notizie certe.Se ci sentiamo diversi da chi eravamo prima del lockdown, allora possiamo indirizzare il nostro cambiamento verso atti di etica sociale, per cambiare la società dal basso. Solo la costanza dei singoli a perseverare in piccoli, costanti gesti etici quotidiani potrà portarci ad immaginare (e realizzare) un futuro migliore. Non avevamo mai tempo, eppure nel lockdown, con tanto tempo a disposizione, non eravamo felici. Il tempo è un bene sociale da condividere. Il Calendario Come Organizzazione Sociale Leggi l'Articolo su I4DS Cosa ci spinge a cambiareWendy Wood ci ricorda che si cambia solo quando le abitudini non sono troppo radicate nel contesto in cui si vive. Qual ora lo fossero, ogni nuova tensione verrebbe vista all’interno del frame già conosciuto e sperimentato, e non come portatrice di novità ed originalità.Mark Fisher lamentava la rassegnazione all’attuale sistema economico come se fosse il migliore possibile, quindi senza alternative. Questo è contrario all’evoluzione! Si cambia se c’è una riflessione sull’oggi, se c’è una condivisione del bene comune, se ci si fa carico dei problemi di chi è alle nostre spalle.La voglia di Fase 2 è il desiderio di tornare alla “normalità”. A quello che si faceva prima. Non sento voci di critica o di riflessioni sulle ingiustizie di questa “normalità”, non vedo mobilitazione in giro se non generici ed ingenui appelli alla bontà . Chi ha un progetto concreto da mettere sul tavolo?Il cambiamento è una tensione verso il bene, ma se questo bene non si riverbera nella comunità, diventa proprietà di pochi. Allora la “normalità” reclamata non è altro che la lotta per raggiungere questo bene prima che venga sottratto alla propria disponibilità. Non c’è traccia di condivisione né di comunità.Etica per il cambiamentoLa sola esperienza del lockdown non è sufficiente per ipotizzare un cambiamento. Il nuovo contratto sociale, tanto evocato, ha bisogno di un’etica condivisa, una visione comune capace di coinvolgere ed integrare l’uomo nella sua interezza e complessità. Tommaso d’Aquino diceva che l’intelletto può conoscere il bene, aderirvi e volerlo con la volontà. La ripetizione di atti etici, moralmente buoni,  allena a resistere al male.Dobbiamo Iniziare a fare piccoli gesti etici quotidiani, forse banali, ma importanti: ad esempio, abbassare il livello di conflittualità. Dobbiamo rispondere e controbattere ogni affermazione che sentiamo e riteniamo sbagliata? Oppure bisogna avere sempre l’ultima parola od è sufficiente esprimere il proprio pensiero? Citiamo dati e notizie certe o, invece, voci incontrollate e luoghi comuni? Solo la costanza dei singoli a perseverare in piccoli, costanti gesti etici quotidiani potrà portarci ad immaginare un futuro migliore.  Condividi:

Covid Contact Tracing App

Dossier Immuni/2: decreto, dubbi e Google sull’app

Condividi: L'incertezza sui dati raccolti, sull'anonimato e sull'uso. Forse era meglio Google? La prima parte del Dossier Immuni è stata pubblicata il 22 aprile 2020. Alcuni dubbi lì espressi sono ancora validi ma non sono stati ripetuti. Si consiglia la lettura.Il decreto legge n. 28 del 30 aprile 2020 doveva fugare i dubbi nati sulle prime anticipazione di stampa dell’app Immuni. Al contrario, le domande sono aumentate. Non c’è la chiarezza richiesta e si rimane nell’incertezza, si oscilla fra la sensazione di inadeguatezza degli amministratori e il dubbio di fini secondari non dichiarati. La chiarezza degli intenti avrebbe pulito il cielo dalle nuvole che si sono addensate.Indice degli argomenti Definizione dei termini Informativa Raccolta dei dati Conservazione dei dati Durata della conservazione Elaborazione dei dati Riuso del software Conclusione e Proposta1.   Definizione dei terminiPrima di leggere il dl chiariamo dei concetti fondamentali: pseudonimizzazione, minimizzazione ed anonimizzazione.L’articolo 4 nr 1 del GDPR definisce l’identificabilità delle persone come la possibilità, diretta o indiretta, di risalire dai dati online ad una identità fisica. Lo scorporo dei dati dagli elementi di riconducibilità all’identità fisica, benché reversibile, è il processo caratteristico della pseudonimizzazione (art. 4 nr 5 del GDPR). I dati scorporati devono essere conservati in un luogo e su una infrastruttura differente attuando procedure tali da non permettere la re-identificazione.La minimizzazione dei dati (artt. 4 e 5 del GDPR) avviene quando i dati sono «adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati».Quindi, il trattamento dei dati prevede la minimizzazione dei dati e, laddove non ci sia anonimizzazione, cioè la disgiunzione fisica dei dati identificati on line, questi siano conservati a parte (pseudonimizzazione).Passiamo quindi a leggere il decreto legge nr. 28 del 30 aprile 2020.2.   InformativaIl dl dichiara che gli utenti «riceveranno chiare e trasparenti informazioni al fine di raggiungere una piena consapevolezza». Proprio in questa ottica sono evidenziati alcuni punti critici su cui vorremmo maggiore delucidazioni. Ci auguriamo di non essere annoverati nel numero dei contrari o, peggio, dei sabotatori dell’app. Se avrete la pazienza di leggere fino alla fine, sarà chiara la nostra posizione e la proposta di una gestione migliore.3.   Raccolta dei datiL’articolo 6, comma 2, punto b si riferisce alla natura dei dati e la loro raccolta. Si dice che, secondo l’art. 25 del Regolamento EU 2016/79, i dati personali sono «esclusivamente quelli necessari ad avvisare gli utenti dell’applicazione di rientrare tra i contatti stretti di altri utenti accertati positivi al COVID-19». Teoricamente, sono necessari solo l’ID del contatto stretto e un flag “Positivo SI/NO”. Il problema di anonimizzare i dati diventa semplice e la privacy è facilmente garantita.La continuazione del punto b porta alla formulazione dei primi dubbi: «nonché ad agevolare l’eventuale azione di misure di assistenza sanitaria in favore degli stessi soggetti». Quali sono i dati aggiuntivi che permettono questa adozione? Quali sono le “misure di assistenza sanitaria” da agevolare? Chi non utilizzasse l’app, riceverebbe la stessa assistenza?Il punto c dichiara che i dati saranno «resi anonimi oppure, ove ciò non sia possibile, pseudonimizzati». Come abbiamo visto la pseudonimizzazione è un procedimento (reversibile) con cui vengono separati i dati dai loro riferimenti all’identità fisica, che devono essere ugualmente protetti e conservati in luoghi distinti. I dati pseudonimizzati sono ancora soggetti a privacy. Il seguente punto d chiede garanzie per il rispetto di queste norme.Tutta Europa userà delle app interconnesse con infrastrutture di diversa tipologia. Cosa succederà ad un cittadino italiano in trasferta di lavoro in Francia o nel Regno Unito, dove sarà in uso un sistema centralizzato, cioè con dati su server centrali anziché sul cellulare?4.   Conservazione dei datiIl comma 5 dell’art. 6, afferma la titolarità pubblica della piattaforma e garantisce che le infrastrutture sono localizzate nel solo territorio nazionale. Nella sua audizione del 30 aprile 2020, la Ministra Paola Pisano ha reso noto il coinvolgimento di Sogei e PagoPa per la funzione di conservazione dei dati e sviluppo applicativo.Se torniamo indietro al comma 2 punto e, possiamo leggere: «i dati relativi ai contatti stretti siano conservati anche su dispositivi mobili degli utenti», affermazione confermata dalla Ministra nell’audizione (con tanto di sottolineatura della congiunzione “anche”). Anche rimanda ad una differente e contemporanea memorizzazione: i dati sono conservati da qualche parte ed anche sul dispositivo digitale. Dove?Dobbiamo parlare di infrastruttura.Come affermato a voce dalla Ministra Pisano nell’audizione, il sistema italiano ha adottato il modello PEPP-PT e scelta l’opzione di conservazione dei dati decentralizzata. La stessa Ministra Pisano, in audizione, ha ricordato di aver adottato il modello Apple / Google. I due colossi hanno adottato un approccio di totale garanzia della privacy, memorizzando tutti i dati sul cellulare. Il netto rifiuto di cambiare questo approccio per aprirsi al sistema centralizzato, ne ha determinato l’esclusione dal consorzio PEPP-PT. All’interno di questo consorzio, l’approccio di totale sicurezza era promosso dal DP-3T che, con l’uscita di Apple / Google, è scomparso clamorosamente dal sito PEPP-PT come partnership (Wired ne ha ricostruito una storia che non ho ancora verificato). Di sicuro DP-3T non è  più un riferimento del PEPP-PT e, ricordando che questo è il riferimento italiano, ci domandiamo cosa rimane dei criteri di sicurezza e privacy .In conclusione, il dl ed il Governo da un lato affermano l’adozione della soluzione decentralizzata, dall’altro lo negano de facto dichiarando:La pseudonimizzazione: dove sono conservati i dati identificativi?Dove sono anche conservati i dati raccolti?5.   Durata della conservazioneI dati saranno conservati «per il periodo strettamente necessario al trattamento e sarà il Ministro della Salute a stabilirne la durata, quando i dati saranno cancellati automaticamente» (punto e).Il comma 6, invece, dice che il sistema sarà «spento alla data di cessazione dello stato di emergenza» (31 luglio 2020) e «comunque non oltre il 31 dicembre 2020». Allo spegnimento i dati «devono essere cancellati o resi definitivamente anonimi».Sembra di capire che la raccolta dei dati cesserà, in ogni caso, entro il 31 dicembre 2020, la loro conservazione non andrà oltre questa data a meno di essere resi “definitivamente anonimi”. Il Ministero della Salute, però, deve quantificare il tempo necessario al trattamento prima di cancellare automaticamente i dati.Non risultano chiari alcuni aspetti:Quali dati usa il Ministero della Salute? Se usa li stessi dell’app allora non può decidere la data di cancellazione soggetta alla fine dell’emergenza o della dead line del 31 dicembre 2020. Solo se usasse dati differenti (copie? Ulteriori dati?) allora potrebbe decidere fin quando usarli indipendentemente dalla cancellazione. Ultimo caso, solo gli stessi dati ma anonimizzati così da permetterne l’uso anche post cancellazione. In questo caso, che senso a cancellarli a fine trattamento?Perché i dati non sono anonimizzati subito anziché aspettare la fine? Se non era possibile anonimizzarli in fase di raccolta, come è possibile farlo dopo (vedi sopra)?6.   Elaborazione dei datiAbbiamo già detto dei dubbi sulla “misure di assistenza sanitaria” (vedi sopra).Il comma 3, in riferimento ai dati raccolti, autorizza l’«utilizzo in forma aggregata o comunque anonima, per i soli fini di sanità pubblica, profilassi, statistici o di ricerca scientifica». Tralascio le conseguenze del fatto che era già stato detto che la forma “anonima” non sarà sempre possibile (vedi sopra) e mi limito alla “forma aggregata”.Nel momento in cui i dati vengono caricati su un server, ad esempio per aggiornare le liste dei positivi o per copiare le liste dei contatti stretti a rischio, si apre una criticità per la sicurezza e per la privacy a causa dei log files (il diario delle attività dei server), degli IP address e dei MAC address (identificativi come Codice Fiscale o Partita IVA), tipo di query (consultazioni o segnalazioni). La forma aggregata include questi dati che, con chiavi random, possono portare a l’identificazione dell’utente. Questo si evita solo con un sistema decentrato, che l’Italia non ha adottato, o con la completa anonimizzazione dei dati trattati anziché con la pseudonimizzazione.7.   Riuso del softwareLa Ministro Pisano, in audizione, ha detto che il software sarà open source ed il codice rilasciato insieme all’applicazione. Open Source significa che tutti potranno accedere ai sorgenti dell’app e, ad esempio, farne una nuova versione. Questa operazione, benché di trasparenza lodevole, è sempre vincolata alla scelta del produttore di cosa voglia condividere.Il riuso è la pratica stabilita per la Pubblica Amministrazione per mettere in comune il software utilizzato. È possibile, quindi, che l’app sia utilizzata da altre Istituzioni per usi diversi da quelli stabiliti originariamente e senza le garanzie di sicurezza e privacy oggi reclamate.In ultimo una curiosità. Sembra che il contratto con Bending Spoons preveda 10.000 ore di sviluppo e manutenzione. Come saranno utilizzate ed a quale scopo se sono coinvolte Sogei e PagoPa?8.   Conclusione e PropostaL’utilizzo di un’app per controllare il disagio è necessaria, ma non può essere la scusa per promuovere azioni più o meno lecite in modo così subdolo.Non sarebbe stato più semplice e trasparente dichiarare subito le intenzione di tracciamento e elaborazione? Anzi, dovevamo coinvolgere Google e stringere una partnership, considerando che gli abbiamo già data il consenso a geolocalizzarci (sia attraverso Google Maps sia attraverso Android) e per il trattamento dei dati personali, (guardate i dati di geolocalizzazione, ad esempio).Speriamo che alla fine, almeno funzioni bene. Condividi:

App immuni coronavirus ANSA-2

Dossier “Immuni”

Condividi: Indagine sull'app di contact tracing I dubbi e le critiche all’app Immuni stanno guadagnando l’attenzione del grande pubblico. Nonostante i buoni propositi, rimangono le perplessità che, al momento, ancora non trovano risposte esaurienti. Per cercare di comprendere meglio il dibattito, abbiamo svolto un’indagine approfondita sulla proprietà di Immuni, sulla scelta da parte del Governo e sulle implicazioni d’uso. Il risultato è un dossier completo ed approfondito.Che cosa è ImmuniChi ha sviluppato ImmuniLa scelta del GovernoLe domande che vorremo fareSiamo già tracciati da Google…A. Che cosa è ImmuniImmuni è il progetto di sviluppo dell’app di contact tracing selezionato dal Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, con l’ordinanza nr. 10 / 2020 del 16 aprile 2020. L’ordinanza prevede la stipula di un contratto di cessione gratuita di licenza d’uso sul software e di appalto dei servizi gratuita di Bending Spoons, società proponente.Il contact tracing, il sistema di rilevamento dei contatti personali, è particolarmente utile nella lotta al contagio del Covid-19 perché permette di stabilire ed avvisare quanti sono venuti in contato con un soggetto contagiato.Immuni, seguendo la direttiva PEPP-PT (Privacy-Preserving Proximity Tracing), memorizza il codice identificativo anonimo di tutte le persone con cui interagiamo conservando i dati per un congruo lasso di tempo. Ogni giorno, Immuni verifica se nella lista dei nostri contatti non ci sia qualcuno risultato positivo e, nel caso ci fosse, segnala il pericolo di avvenuto contagio. La segnalazione del proprio stato di salute avviene nel Diario Clinico, dove si gestiscono i dati personali.La tecnologia per il rilevamento dei contatti è il Bluetooth Low Energy (BLE) diffuso ampiamente da molti anni su tutti i dispositivi digitali (pc, tablet, smartphone, TV Smart…) tanto da essere adottato anche dai devices IoT. Parliamo di circa 4 miliardi di dispositivi al mondo! La direttiva PEPP-PT richiede l’anonimato e l’assenza di geo-localizzazione ed è compatibile con il GDPR, la legge europea sulla privacy. Aderisce alla direttiva europea dell’8 aprile 2020  per «una Toolbox europea comune per l’uso delle tecnologie e dei dati per combattere ed uscire dalla crisi Covid-19, con particolare riguardo alle applicazioni mobili e all’uso dei dati anonimi».L’uso dell’applicazione è volontario, ma si ipotizza sia necessario un 60-70% di diffusione per un buon risultato.B.  Chi ha sviluppato ImmuniImmuni non è un’applicazione esistente ma un progetto software da personalizzare. Benché il contratto sia con la Bending Spoons, il software di base è stato realizzato con altre due società: Jakala e GeoUniq, come confermato da Luca Foresti, AD del Centro Medico Santagostino, partner dl progetto, in una intervista rilasciata all’ANSA del 18 aprile 2020.Bending Spoons[1], sviluppatore di app per smartphone, ha chiuso il 2018 con un fatturato di 31 milioni ed utili per 3 milioni. Soci fondatori e di controllo sono Francesco Patarnello, Luca Ferrari, Luca Querella e Matteo Danieli. I buoni risultati hanno attirato l’attenzione dei grandi investitori cui sono state cedute quote di minoranza. Parliamo di H14 (famiglia Berlusconi) e NuoCapital (investitore italiano con fondi cinesi).Jakala, società di marketing di lunga data, oggi vede nel suo azionariato ancora H14 con Paolo Marzotto e Mediobanca, il (ex?) salotto buono della finanza italiana.Nota interessante: nell’ANSA del 20 marzo, dal titolo «Coronavirus: esperti italiani testano app per tracciamenti», venivano menzionati come membri del gruppo di sviluppo anche l’avvocato Giuseppe Vaciago, esperto in privacy e fondatore del Tech and Law Center, e GeoUniq, società di analisi di dati sulle abitudini comportamentali dei consumatori mobili, cioè un esperto di geo-localizzazione. Le loro ultime tracce datano 7 aprile. Dopo non se ne fa più menzione.C.  La scelta del GovernoIl 28 marzo, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero della Salute e il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, indicono una «fast call for contribution, al fine di selezionare la proposta più efficace e idonea ad essere implementata in tempi rapidi» che viene chiusa tre giorni dopo, il 26 marzo. Il 16 aprile viene ufficializzata la selezione di Bending Spoons.L’ordinanza, come già ricordato, prevede la cessione gratuita della licenza d’uso e del servizio gratuito di sviluppo e manutenzione. In pratica Bending Spoons ha regalato il software ed il suo sviluppo allo Stato.Come Luca Foresti aveva dichiarato all’ANSA , il Governo dovrà dettare le specifiche del funzionamento dell’app Immuni: se e come implementare la geo localizzazione, la conservazione e la tutela dei dati, la modalità di acquisizione dei dati, la segnalazione del possibile contagio e l’eventuale obbligatorietà dell’utilizzo.D. Le domande che vorremo fareI dubbi e i chiarimenti non riguardano l’opportunità o meno di uno strumento di monitoraggio attivo, quanto sulla procedura di selezione e realizzazione del sistema da implementare.1.    L’app non esisteImmuni è poco più che un nome dietro al quale esiste solo del codice di base, una sorta di scheletro che dovrà essere rivestito da funzioni e comandi. L’app non esiste ancora.La presenza di Jakala è piuttosto sospetta. Quale contributo può portare una società di marketing a questo progetto? L’avvocato Vaciago e GeoUniq che ruolo hanno avuto nello sviluppo iniziale? Sono ancora coinvolti nel progetto? Con quale ruolo? Perché una società di geo localizzazione era stata coinvolta quando la direttiva PEPP-PT la vietava? In ultimo: qual è il ruolo del Centro Medico Santagostino?2.    Call no tenderNon è stata bandita una gara pubblica ma una call con assegnazione diretta. Le importanti differenze sono la dichiarazione pubblica dei requisiti del prodotto da offrire, i criteri di valutazione, la definizione del rapporto cliente fornitore e gli accordi economici. Chiari, vincolanti e pubblici.La call richiedeva la presentazione di proposte efficaci ed idonea ad essere implementata velocemente. Come è stato possibile stabilirlo se non si sono ancora definiti i requisiti di funzionamento? È lecito domandarsi quali siano stati i criteri di valutazione. Cosa avevano di non idoneo le altre 318 proposte? In circa 21 giorni sono state analizzate una media di 16 proposte al giorno. Per chi ha un minimo di esperienza di gare d’appalto pubblico deve aspettare il triplo del tempo per la valutazione dell’1% delle proposte.Sicuramente i tempi di valutazione saranno stati accorciati dalla conoscenza di alcuni proponenti, come la stessa Bending Spoons che a marzo aveva promosso la raccolta fondi in favore della Protezione Civile dopo aver donato 1 milione di euro.3.    Chi sviluppa?Il codice di Immuni è stato sviluppato da un gruppo composta da Bendings Spoons, Jakale, GeoUniq e l’avv. Giuseppe Vaciago. Se questo sistema fosse stato pensato in tempi normale, l’apporto di ognuno sarebbe stato ben chiaro. Uno sviluppa il codice di base, uno gestisce i dati, un altro la geo localizzazione e l’avvocato cura gli aspetti legali della privacy. Scopo: fornire un servizio all’utente e vendere i dati a terze parti. È il business della Bendings Spoons.Al contrario, questo stesso progetto viene donato al Governo per realizzare Immuni. Trovo lecito domandarsi quali parti del codice originario verranno tolte, quali modificate e cosa verrà aggiunto.L’adesione al PEPP-PT non è garanzia di alcunché, in quanto sono concetti di riferimento che prevedono, ad esempio, la libertà di scelta del luogo di conservazione dei dati: locale o centralizzato. Quali sono le scelte del Governo? Bendings Spoons potrà ricorrere a prestazioni esterne cioè potrà richiedere a terze società di partecipare allo sviluppo? Jakal e GeoUniq potranno partecipare? Quali rapporti legheranno le eventuali terze parti al progetto?Perché non utilizzare Developers Italia dell’AGiD, con cui sono stati sviluppati i progetti SPID, ANPE e dati.gov? Il sito condivide il codice sorgente (open source), la documentazione tecnica e gli strumenti di project management. Oppure si poteva incaricare direttamente AgiD di sviluppare Immuni al suo interno. Perché non si è fatto?4.    Sicurezza e PrivacyIl Bluetooth, anche nella sua versione più moderna il Bluetooth Low Energy (BLE),  è un protocollo, cioè la descrizione formale di alcune regole hardware e software che costituiscono lo standard per implementare un servizio. Chi vuole realizzare un app Bluetooth deve conoscere il protocollo e scrivere del codice compatibile con lo standard. Bluetooth è un protocollo di circa 3.000 pagine, 10 volte più del protocollo WiFi. La complessità del Bluetooth è parte costitutiva della poca sicurezza delle applicazioni BLE: troppo difficile da conoscere e rispettare. Se consideriamo che l’Internet of Things (IoT) usa BLE, cioè la comunicazione fra i dispositivi e fra loro e l’uomo (Alexa o Siri), capiamo subito il pericolo. Nel 2017 fu scoperta la vulnerabilità BlueBorne costituita da 8 falle di sicurezza del popolare BLE. Nel settembre 2018, Amis Security calcolava che ancora 2 miliardi di dispositivi (compresi pc, tablet, smartphone e TV Smart) ne fossero ancora affetti. A giugno 2019, Windows 10 rilasciava ancora aggiornamenti contro le falle del BLE. Gli hacker preferiscono attaccare i dispositivi IoT per poi collegarsi a pc, tablet o smartphone cioè attaccano il contapassi, Alexa, la TV smart, l’autoradio… Tenere il Bluetooth acceso è un rischio per la sicurezza.La privacy è in forte pericolo. Ancora non sappiamo dove e come saranno memorizzati i dati e, cosa fondamentale, nemmeno chi li gestirà e per quali scopi. Siamo sempre sotto rischio attentati e con la malavita organizzata attiva. Quale ghiotta occasione per le forze di polizia per controllare chi-incontra-chi? Sarebbe una sorta di intercettazione per cui sarebbe necessario, come consueto, il solo permesso della magistratura. Essendo un servizio investigativo delle forze di polizia, si potrebbe invocare il segreto di Stato e non ne sapremmo nulla.Il sistema avrà base europea, cioè i dati saranno scambiati a livello nazionale per mettere in sicurezza chi si sposta sul continente. Ricordo che Francia e Germania sono orientate a centralizzare le informazioni rendendo vane le scelte più prudenti.Exodus, app spia per Android e Iphone, prodotta da eSurf di Catanzaro, aveva infettato altre app di uso comune installandosi su migliaia di cellulari. eSurf, società di vigilanza e sorveglianza, aveva lavorato già con forze di polizia e questo lasciava pensare che fosse opera dello Stato. Exodus raccoglieva dati e registrava audio per spedirle ad un server. Fu scoperto dalle ONG Security Without Border nella Primavera 2019.5.    Business e BeneficienzaUn’azienda nasce per fare profitti e per farlo deve fatturare. Bending Spoons ha già donato 1 milione alla Protezione Civile ed ora rinuncia alla licenza d’uso ed allo sviluppo, assistenza e manutenzione di un software che avrà la distribuzione di milioni di utenze. Sono tante decine di migliaia di euro senza contare le risorse di sviluppo sottratte ad altre attività produttive. Una società con 32 milioni di fatturato e 3 milioni di utili, può permettersi questa beneficienza? È lecito ipotizzare un do ut des?Non ci sarebbe nulla di male se l’accordo fosse: «tu fai questo lavoro e noi ti ripaghiamo con del lavoro futuro». Questo avviene spesso, un accordo che conviene ad entrambi le parti. Se i valori in gioco fossero congrui perché scandalizzarsi? Tenere nascosto tutto alimenta il dubbio di favoritismi.E.  Siamo già tracciati da Google…La risposta è sicuramente sì, siamo già tracciati da Google anzi, abbiamo dato il permesso a Google di tracciarci. Dobbiamo fare delle precisazioni.Il GDPR da all’utente un grande controllo sui propri dati a cominciare dal consenso informato di cose e perché i dati sono collezionati. Google, sebbene obtorto collo, si è dovuta adeguare. È l’utente che sceglie se e cosa condividere. Se lo fa, è sua responsabilità (e possibilità) di sapere chi, cosa e perché sta usando i suoi dati.Immuni deve ancora chiarite tutti questi aspetti e quindi, paradossalmente sono più sicuri Google, Apple ed Amazon.In conclusione, Immuni sembra la solita soluzione all’italiana: una cosa buona ma con metodi sbagliati. Finché non sarà chiaro come funzionerà e se funzionerà, perché dovremo usarla?[1] I dati societari sono stati presi da l’articolo di Cheo Condina, Coronavirus: il salotto buono dell’app Immuni, da Mediobanca ai Berlusconi jr de Ilsole24ore pubblicato il 17 aprile 2020 Condividi:

Rapporti Sociali Covid-19

Rapporti Sociali Post Covid 19

Condividi: Continueremo a frequentarci anche dopo la quarantena? Si sta consolidando la consapevolezza della formazione di una nuova socialità che potremmo sperimentare alla conclusione di questo periodo di quarantena. Quale tipo di socialità potrebbe svilupparsi? Condividi:

Economia Post Covid-19

Economia Post Covid-19

Condividi: Quale sarà la condizione economica al termine della pandemia? Nell’immaginario collettivo c’è la convinzione che al termine di questo periodo di crisi la ripresa sarà caratterizzata da un rinnovato spirito di collaborazione e solidarietà. Si può attendere una tale novità in ambito economico? Come sarà la ripresa lavorativa e commerciale? Condividi: