etica

fase 2 ripartenza lockdown

Sei quello che eri prima del lockdown?

Condividi: Il lockdown ti ha cambiato? In che cosa sei diverso? Quanto durerà questo cambiamento? Ti mancano le cose essenziali o il tuo comfort? Se le due cose coincidessero? Riflettiamo insieme sulla ripartenza e su chi saremo nella Fase 3. Mangio, dunque sono poveroNielson Distribuzione Moderna informa che Eridana ha lavorato a tempo pieno, sette giorni su sette, per soddisfare l’improvvisa richiesta di zucchero degli ultimi due mesi (+30.000 tonnellate); uova, farina e burro hanno avuto, su base annua, un aumento del 50%, e nella settimana prima di Pasqua, del 73%. Ad aprile, ISMEA (Istituto Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) ha rilevato un aumento del 18% della spesa alimentare rispetto all’anno precedente e del 3% su marzo.Questi dati, se riportati sulla curva di Engel, disegnano un quadro significativo. Il matematico del XIX secolo, Ernst Engel, studiò la relazione fra la spesa delle famiglie e il loro reddito, e battezzò con il suo nome la legge che stabilisce una proporzionalità fra la povertà e la maggiore spesa alimentare. Oggi questa curva punta decisamente in alto avvertendoci che siamo in una fase di “povertà”, reale o percepita che sia.Mancanza di beni o desideri insoddisfatti?Nel secondo dopoguerra pensavamo di essere usciti da un’economia di scarsità per entrare in un mondo di abbondanza, da un’economia di sussistenza ad uno di sazietà, con relativa caduta della curva di Engel. ISTAT stima che, dal 1867 ad oggi, la spesa alimentare si sia dimezzata. Anche il significato di povertà ha subito un mutamento: non afferisce più al mancato accesso ai beni primari, ma alla distanza tra gli standard di beni identitari ed i redditi. In parole povere, la povertà odierna è non potersi permettere le sneakers di moda o l’oggetto mainstream.Il significato si è trasformato da esistenziale a sociale; dal bisogno siamo passati al desiderio. Possiamo sperimentare, in itinere, sia il bisogno legato all’approvvigionamento dei beni di sopravvivenza (ex ante), sia il desiderio di dotarsi di beni secondari di comfort (ex post).Il lockdown sembra aver cancellato le nostre sicurezze di benessere. Per rendersene conto, è sufficiente pensare alle previsioni economiche od occupazionali. Siamo come richiamati in un passato di precarietà di cui non avevamo più memoria tanto da intimorirci.Qualcuno, paragonando l’attuale precarietà e povertà a quella del dopoguerra, sembra vedere in questo smarrimento lo stesso spirito di allora per una rifondazione della società. È davvero possibile? Non avevamo mai tempo, eppure nel lockdown, con tanto tempo a disposizione, non eravamo felici. Il tempo è un bene sociale da condividere. Il Calendario Come Organizzazione Sociale Leggi l'Articolo su I4DS Cosa ci spinge a cambiareWendy Wood ci ricorda che si cambia solo quando le abitudini non sono troppo radicate nel contesto in cui si vive. Qual ora lo fossero, ogni nuova tensione verrebbe vista all’interno del frame già conosciuto e sperimentato, e non come portatrice di novità ed originalità.Mark Fisher lamentava la rassegnazione all’attuale sistema economico come se fosse il migliore possibile, quindi senza alternative. Questo è contrario all’evoluzione! Si cambia se c’è una riflessione sull’oggi, se c’è una condivisione del bene comune, se ci si fa carico dei problemi di chi è alle nostre spalle.La voglia di Fase 2 è il desiderio di tornare alla “normalità”. A quello che si faceva prima. Non sento voci di critica o di riflessioni sulle ingiustizie di questa “normalità”, non vedo mobilitazione in giro se non generici ed ingenui appelli alla bontà . Chi ha un progetto concreto da mettere sul tavolo?Il cambiamento è una tensione verso il bene, ma se questo bene non si riverbera nella comunità, diventa proprietà di pochi. Allora la “normalità” reclamata non è altro che la lotta per raggiungere questo bene prima che venga sottratto alla propria disponibilità. Non c’è traccia di condivisione né di comunità.Etica per il cambiamentoLa sola esperienza del lockdown non è sufficiente per ipotizzare un cambiamento. Il nuovo contratto sociale, tanto evocato, ha bisogno di un’etica condivisa, una visione comune capace di coinvolgere ed integrare l’uomo nella sua interezza e complessità. Tommaso d’Aquino diceva che l’intelletto può conoscere il bene, aderirvi e volerlo con la volontà. La ripetizione di atti etici, moralmente buoni,  allena a resistere al male.Dobbiamo Iniziare a fare piccoli gesti etici quotidiani, forse banali, ma importanti: ad esempio, abbassare il livello di conflittualità. Dobbiamo rispondere e controbattere ogni affermazione che sentiamo e riteniamo sbagliata? Oppure bisogna avere sempre l’ultima parola od è sufficiente esprimere il proprio pensiero? Citiamo dati e notizie certe o, invece, voci incontrollate e luoghi comuni? Solo la costanza dei singoli a perseverare in piccoli, costanti gesti etici quotidiani potrà portarci ad immaginare un futuro migliore.  Condividi:

effetto sliding

Effetto Sliding. La valanga digitale non conosce etica.

Condividi: Enlightenment is not just one state Effetto sliding: la velocità impresa dal digitale non dà tempo di analizzare i problemi e obbliga a decisioni su basi non consolidate.Travolti dalla valangaÈ come guardare un paese di montagna. Possiamo scorgere la chiesa, il municipio, la caserma dei carabinieri. All’improvviso si stacca una valanga, scivola giù verso il paese, distrugge ogni cosa e trascina a valle le macerie.Il digitale è questa valanga. Non ci ha dato tempo di fissare bene il ricordo del paese. Il digitale non dà tempo di consolidare i nostri risultati, giudizi, pensieri, teorie. In un attimo è passato tutto.Nel 1887, Emile Berliner inventò il grammofono, padre del giradischi. Nel 1948, 61 anni dopo, fu inventato il disco in vinile. Servirono solo 34 anni per mandarli in pensione con l’avvento del primo CD, nel 1982. Nel 1995 apparvero i DVD e nel 2004 la PS3 fu la prima ad usare i Blu-Ray che segnarono la fine del CD nel 2018 (anno in cui Sony ne annuncia la fine della produzione). Mentre la tecnologia analogica impiegò 95 anni per raggiungere il suo apice, i CD ne impiegarono solo 36 mentre il DVD è considerato tecnologicamente morto dopo soli 25 anni ed il Blu-Ray, dopo appena 16 anni, ha un futuro segnato fra cloud e servizi on demand.Dispositivi perfettamente funzionanti devono essere scartati con l’arrivo, sempre più ravvicinato, di una nuova tecnologia: il VHS travolto dai DVD, la TV dal Digitale Terrestre prima e la TV smart dal 5G. Questa è la velocità della valanga digitale.Il digitale scivola veloceLa velocità del cambiamento è maggiore della nostra capacità di adattamento e di comprensione. Guardiamo gli eventi e li comprendiamo troppo lentamente. Per questo motivo chiediamo al digitale stesso di aiutarci: frenare la macchina quando siamo distratti, eseguire analisi specialistiche (TAC, eco, risonanze magnetiche) al nostro posto, collegarsi in automatico ai Wi-Fi conosciuti, correggere gli errori dei piloti di aereo…Il digitale realizza una mediazione del mondo che ci rassicura: i sensori hanno percezioni più immediate, il software le elabora più velocemente istruendo gli attuatori a compiere azioni che ci rassicurano. Non sappiamo come faccia, lo intuiamo solamente, ma non ce ne preoccupiamo perché il governo digitale del mondo, che vogliamo realizzare con le smart city, sono la promessa di un mondo migliore.Max Weber dovette ammettere che le scienze avevano svelato i segreti del mondo cancellando i miti e le religioni, ma non erano state capaci di offrire un nuovo orizzonte di senso e di significato lasciando l’uomo solo e smarrito nell’universo. Chiamò questo fenomeno “disillusione del mondo”. L’uomo si è trovato davanti al continuo disgregarsi delle grandi narrazioni fino a quando Lyotard ne decretò la loro morte nel post-moderno1.Qualsiasi riferimento ad un’idea unitaria, ad una teoria di senso è stata vista come un’imposizione, l’esercizio di un potere antidemocratico, la privazione del diritto di pensare ognuno la propria storia, darsi la propria verità.A fondo valle, la valanga si trasforma in una massa indistinta di neve e macerie impossibili da identificare: chiesa, municipio, caserma? Il digitale, con le sue risposte pronte, ci appare un mondo tranquillo, una promessa di serenità. Come, non si sa, ma funziona.È il reincanto tecnologico2, il digitale ha preso il posto dei miti e delle religioni, spiega il mondo e gli dà senso e significato. Non ci rivolgiamo più al dio dei cieli o allo spirito della foresta, chiediamo ad Alexa di svelare il mondo che, grazie a Google, ai big data, alla profilazione, appare esattamente come lo pensiamo.Effetto SlidingIl senso della vita non è più un edificio forte e resistente, ma l’individualismo rimasto dello scivolamento causato dalla valanga. Il senso dello Stato è scivolato giù insieme al municipio, la fede con la chiesa, il bene comune con la piazza principale. Cosa è rimasto a dare senso?Questo è l’effetto sliding: i sistemi di senso e di significato (il nostro paese di montagna) hanno perso i loro valori fondanti (le macerie a fondo valle) e rimandano a qualcosa di abbozzato (i resti degli edifici) che ricostruiamo con un’etica imprecisa (i ricordi confusi che abbiamo). È il terreno di coltura per sovranismi, populismi, fanatismo.Come fermare lo sliding, lo scivolamento dei significati?Qualcuno vorrebbe fermare la valanga. Si può fermare il progresso? Si può stare fermi o tornare indietro? In quale punto? Che cosa dovrebbero fare i paesi in via di sviluppo? La decrescita felice è una soluzione infelice.Esiste un solo modo: contrastare la velocità della valanga, lo sliding. Non ci sono più boschi o altri ostacoli naturali a rallentare la discesa, abbiamo spianato tutto per il nostro interesse, perché non ci fossero remore a frenare la nostra libertà di azione e pensiero. Con le grandi narrazioni sono state rimosse morale, pensieri forti, teorie di senso e significato, l’oggettività in nome di una soggettività estremistica.Stiamo delegando le responsabilità morali al digitale, pensando che l’intelligenza artificiale (AI) non sia influenzata dalle debolezze dell’animo umano incapace di prendere una scelta libera. La scienza da tempo ci ha informato degli inganni e dei pregiudizi che si celano dietro ogni decisione umana tanto da dubitare che ci sia un libero arbitrio. Eppure siamo certi di costruire un’AI in grado di scegliere liberamente: dall’Intelligenza Artificiale alla Coscienza Artificiale?Dagli USA, giungono continuamente notizie di bias e discriminazioni compiute dall’AI, ma il reincanto tecnologico ci rende ciechi. Gli algoritmi non sono neutrali, non sono pura matematica. Riflettono tutti i condizionamenti ed i pregiudizi dell’ambiente in cui sono sviluppati. Sanno cosa desideriamo, decidono cosa dobbiamo vedere, suggeriscono cosa leggere, stabiliscono come viaggiare, influenzano come mangiare.Chi controlla gli algoritmi? In epoca di post-verità, cioè dove non esiste un’etica condivisa e ciascuno può appellarsi validamente alla propria, non esiste responsabilità personale: possiamo costruirci, con le informazioni che ci fanno comodo, la realtà più accomodante.Effetto Sliding ed erosione dell’umanoL’effetto principale dello sliding è l’erosione dell’umano. È possibile contrastare questo effetto solo riscoprendo che «non c’è un solo motivo per dire che la verità è violenta e dogmatica o che non è intimamente connessa con l’esistenza e la dignità degli esseri umani»3.È possibile affermare una verità senza essere fondamentalisti o fanatici, è possibile costruire un’etica intorno a concetti fondativi, è possibile far crescere un sistema di senso e significato capace di opporsi, come un bosco, alla furia della valanga.Il reincanto tecnologico è la neve di questa valanga: copre e nasconde ogni asperità, ogni angolo scoperto, ogni difetto. Una coltre uniforme, morbida, sinuosa in cui nascondersi, coprire gli errori, dove le cose sono intuite dal loro profilo.Occorre spalare questa neve, restituire agli occhi il panorama colorato e multiforme del mondo, scoprire le cose per quelle che sono e chiamarle con il proprio nome. Questo è ridare dignità all’umano senza rinunciare ai progressi della tecnologia.Etica e metafisica digitaleRipensare l’etica per il digitale, riscoprire la metafisica, affermare l’oggettività e la verità sono i compiti e la missione da compiere per contrastare l’effetto sliding, la perdita di significato e di senso.Le valanghe continueranno ad esistere ma porteranno via solo le parti vecchie e consunte del nostro paese-civiltà. Saranno eventi positivi perché porteranno via ciò che era corrotto o divenuto inutile dando la possibilità di inserire novità, migliorie, innovazioni. L’uomo potrà riappropriarsi del suo ruolo ed utilizzare la tecnologia  per il bene comune.Bastano piccoli gesti per iniziare questo percorso: non chiediamo ad Alexa che tempo fa ma apriamo la finestra e guardiamo fuori.1. J. F. Lyotard, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, Feltrinelli, 19812. Per il reincanto tecnologico, mi permetto di rimandare al mio lavoro, Cristiani nel digitale, I4DS, 2018, pagg. 93-108 – http://bit.ly/CristianiNelDigitale3. M. Ferraris, Postverità e altri enigmi, Il Mulino, 2017, pag. 157. Condividi:

algoritmo bias discriminazione

Come prevenire la discriminazione degli algoritmi

Condividi: La continua ibridazione fra uomo e macchina evidenzia sempre più il pregiudizio e la discriminazione umana. Molte volte sono reconditi ed inconsapevoli nelle nostre coscienze, ma palesi e dannosi nel digitale.Caso eclatante di discriminazione è stato l’accusa di sessismo rivolto alla Apple Card: secondo alcuni imprenditori alle donne sarebbero stati assegnati plafond di spesa inferiori agli uomini. O ancora, lo studio di Science #6464: un sistema informatico sanitario ampiamente usato negli USA discriminava i pazienti di colore negando loro l’accesso a determinati protocolli di cura privilegiando i bianchi.Discriminazione, non razzismo.Gli algoritmi non sono razzisti in sé, cioè non sviluppano autonomamente un sentimento di avversione verso qualche tipologia sociale umana. Eppure la logica risolutiva che l’uomo usa per definire l’algoritmo contiene l’origine di un comportamento discriminatorio. Non significa accusare di razzismo.Un caso illuminante è rappresentato da Joy Buolamwini, fondatrice dell’Algorithmic Justice League. La Buolamwini ha portato all’attenzione il fallimento dei bias del riconoscimento facciale delle donne di colore. Nel suo caso la riconoscono solo indossando una maschera bianca, lei originaria del Ghana. In Italia, ad esempio, dove la presenza di personale di colore nell’informatica è molto basso, il test di questo algoritmo sarebbe avvenuto su soli bianchi e non avrebbe evidenziato alcun problema. Inconsciamente, si sarebbe ritenuto capace di riconoscere ogni tipologia umana. Per questo motivo è preferibile parlare di discriminazione e non di razzismo.Correzioni.I produttori stanno rivedendo il proprio software, anche se questo pone un dubbio: la discriminazione, nata in un contesto sociale, può essere corretta senza emendare il contesto stesso?Alle società produttrici è chiesto di assumere delle policies tali da includere un’etica dei dati evitando, così, discriminazioni. Possiamo delegare le scelte etiche a Google o ad Apple? Possono aziende di profitti diventare esempi di etica sociale?Qualcuno suggerisce l’intervento dei Governi. Credo che sia utile solo nel caso ci sia una policy globalmente condivisa. Infatti, le linee guida dettate da Trump non avrebbero la garanzia necessaria di giustizia ed imparzialità, essendo dichiaratamente discriminatorie.Ancora una volta il problema è riconoscere un’etica superiore agli interessi personali e locali, globalmente condivisa ed accettata.L’etica è la declinazione di un valore assoluto.Continuiamo ad affermare la necessità di trovare valori comuni e condivisi, cioè assoluti. Neppure la Chiesa riesce più ad esprimere una posizione unitaria.La digitalizzazione ci costringe a ripensare seriamente al nostro modo di vivere insieme, a riscoprire i principi fondativi e a darne nuovi significati, a stabilire un nuovo contratto sociale. In definitiva a pensare ad una nuova cittadinanza dove uomini e macchine collaborino insieme. È necessario riportare il baricentro dell’attenzione all’etica della tecnologia, a dare forma a tutte le Carte dei Diritti che sono state scritte e dimenticate, ad una nuova alleanza capace di dare cittadinanza a tutti gli uomini, capace di svincolare il concetto di sopravvivenza dal concetto di profitto, a riscoprire il bene comune cominciando dalla Terra dove viviamo. Condividi:

etica digitale robot

Etica digitale: le macchine sono più “umane” di noi?

Condividi: Le macchine, per relazionarsi sempre di più con gli uomini, acquisiscono un comportamento etico mentre l'uomo continua ad essere iniquo. Come finirà? Sull’etica digitale è in atto un processo di contaminazione: le macchine stanno acquisendo caratteristiche umane (evolvendosi) mentre gli uomini assumono quelle meccaniche (regredendo). Nel guado di questo passaggio si sta perdendo un carico prezioso benché pesante ed ingombrante: l’etica.Come reagire?Secondo Paolo Benanti, TOR, teologo morale e docente alla Pontificia Università Gregoriana, e Luciano Floridi, docente di filosofia dell’informazione a Oxford, bisogna richiamare l’attenzione su questa perdita. L’etica del digitale è considerata più un impiccio che un’utilità, uno svantaggio anziché una risorsa.Ma quali sono i principi fondamentali su cui basano le nostre società civili?Un esempio potrebbe essere l’omicidio: tutti siamo convinti che non ci deve essere violenza, tanto meno uccisioni. Eppure molti paesi, nel loro ordinamento giuridico, prevedono la pena capitale. Non sappiamo accordarci sulla vita ed intanto distribuiamo morte: eutanasia, suicidio assistito e “missioni di pace in territori di guerra”. Tutte le guerre, però, hanno avuto la giustificazione di portare pace e benessere, abbattere un cattivo per sostenere il buono.L’Occidente può essere un credibile portatore di sani valori etici considerando il razzismo che si agita al suo interno, l’odio per i migranti, il disprezzo per i nomadi, i milioni di disoccupati, i senza tetto, i depressi, l’inquinamento? Lo può essere l’Oriente con le sue dittature comuniste, militari ed islamiche? Od anche l’Africa, dove le donne sono rapite e ridotte in schiavitù sessuale, le chiese sono bruciate ed i martiri a centinaia?Vita, dignità, pari diritti, uguaglianze. Tutti valori fondativi per qualsiasi Stato eppure violati e non condivisi. Trump, Putin, Xi Jinping ed Erdogan su quanti valori concorderebbero?Quali sono le conseguenze sull’etica digitale?Un esempio. Joy Buolamwini, fondatrice dell’Algorithmic Justice League, ha portato all’attenzione i bias del riconoscimento facciale: falliscono nel riconoscere le donne di colore, anzi, nel suo caso la riconoscono solo se indossa una maschera bianca, lei originaria del Ghana. Il digitale sta ereditando i peccati dell’uomo.L’etica è la declinazione di un valore assoluto.In epoca di post-verità e di sostituzione del vero con il verosimile, trovare valori comuni e condivisi, cioè assoluti, è un’impresa ardua (e da tenere nascosta a Vattimo & Co.). Neppure la Chiesa riesce più ad esprimere una posizione unitaria, basti pensare al problema dell’immigrazione.L’AI e la robotica ci costringono a ripensare seriamente al nostro modo di vivere insieme, a riscoprire i principi fondativi ed a darne nuovi significati, a stabilire un nuovo contratto sociale, in definitiva a pensare ad una nuova cittadinanza dove uomini e macchine collaborino insieme.Allora insegneremo alle macchine il comportamento virtuoso, quello dell’onesto cittadino e della brava persona, e quando ci saremo riusciti, probabilmente queste scopriranno che i cittadini disonesti e le persone cattive da cui guardarsi e tenersi alla larga sono proprio gli uomini. Quali soluzioni si adottano con i cattivi cittadini se non quello di punirli e, in caso, di privarli dei loro diritti e della libertà? È la fine cui siamo destinati? Probabilmente si, se non troviamo un modo per iniziare a vivere in pace. Condividi:

Etica Digitale Slow Tech

Patrignani: Etica Digitale

Condividi:Nel 2011 la rivista “Data Manager” ha discusso con il Professore Norberto Patrignani docente di Computer… Condividi: