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Fake News. Perché WT Social non è utile

Condividi: Jimmy Wales, cofondatore di Wikipedia, ha dato vita ad un nuovo social WT:SOCIAL per combattere le fake news. Tre motivi perché non è utile più una proposta. Il cofondatore di Wikipedia Jimmy Wales, da sempre paladino dell’informazione libera e gratuita, in un’intervista al Financial Times, ha dichiarato guerra alle fake news ed al clickbaiting. Attraverso una specie di spin-off di WikiTribune, è stato fondato WT:Social, un nuova social network che promette di accogliere solo informazioni controllate.Wales individua nella pubblicità, fonte di ingenti profitti, la causa della nascita e diffusione delle fake news. Infatti, sfruttando il meccanismo del consenso, si attirano utenti per aumentare la visibilità per il marketing. Nelle intenzioni del fondatore, un social senza pubblicità elimina la causa principale di fake news. La remunerazione alternativa è garantita dal pagamento di un canone (€ 12 mensili oppure € 90 annuali).Dunque, nelle intenzioni la presenza di un abbonamento e l’indisponibilità a rivendere i dati a terzi, dovrebbero garantire a WT Social il raggiungimento degli obiettivi.E’ veramente questa la strada?1. Combattere le fake news o chi ci crede?Sicuramente la necessità di attirare utenti verso un sito per aumentare il numero dei visitatori ed attirare gli investimenti pubblicitari, è un un movente credibile. Un esempio recente è stato il caso Cerciello: si diffuse subito la notizia di due africani ricercati mentre i colpevoli erano due americani (vedi la ricostruzione di Open per chiarimenti). La necessità di coprire per primi la notizia toglie tempo alla verifica delle informazioni da condividire.Dobbiamo riconoscere, però, che il successo e la diffusione di fake news è addebitabile principalmente a chi crede a queste notizie. Domandiamoci perché non si ricorre più ad un senso critico o perché si è perduta la fiducia nelle agenzie tradizionali di informazione professionale od istituzionale; soprattutto perché certi giornali cavalchino questa tendenza con titoli e linguaggi beceri.Eliminare i fabbricanti di false notizie risolve il problema? Temporaneamente, si. Ma un social senza pubblicità o data free non garantisce un contrasto efficace alle fake news finché gli utenti non siano educati all’esercizio di uno spirito di critica.2. Vero e VerosimileSappiamo identificare chiaramente una fake news? Il terrapiattismo è fake news, il falso allunaggio è una fake news, i no-vax è disinformazione unita ad ignoranza ma l’assassinio di J.F.Kennedy ad opera di Lee Harvey Oswald?Sorgono problemi quando le tesi diventano verosimili ma non ancora vere, quando l’ultimo passo è la scelta soggettiva se crederci o no, quando entrambe le tesi si annullano e la biografia personale diventa determinante.Su WT Social sarà possibile postare una notizia sul Russian-gate di Trump? E sui rubli di Salvini?Chi può decidere se una notizia è vera o no? Il «popolo di Internet»? Non sono gli stessi che hanno creduto e diffuso le fake news? WT Social presenta le notizie in ordine di inserimento ignorando il gradimento, i “mi piace”. Un evento importante avrà centinaia di post in cui affogheranno le altre notizie. Passeremo dall’overload informativo, troppe notizie e poco tempo per leggerle, all’overflow informativo, troppe informazioni per la stessa notizia. Il problema è ancora il tempo: ci sarà il tempo per comprendere la verità prima di annegare nel verosimile?3. Fine della libertà di InternetWales, paladino dell’informazione libera, chiede soldi per accedere alla informazione “vera”. E’ la sconfitta della pretesa libertà di Internet, della verità che sale dal basso, dell’«intelligenza collettiva« di Pierre Lèvy e della «noosfera» prospettata da Antonio Spadaro.Banalmente, si è compreso che libertà e gratuità sono differenti anziché sinonimi. In un’economia di mercato, qualunque cosa ha un prezzo e quando non paghiamo o siamo noi la merce (J, Lanier) oppure c’è un ricatto morale (l’ aspettativa che il regalo sia ricambiato, M. Mauss).D’altra parte, se si pretende un servizio professionale, bisogna pagare il professionista. Per mantenere gratuito il servizio e pagare il professionista, occorre una rendita alternativa e la pubblicità e la rivendita dei dati sono la soluzione migliore. Si creano, così, in un circolo vizioso, i presupposti per quei mali che WT Social vorrebbe evitare. Verità e soldi sono incompatibili.4. Giornalismo ProfessionaleSe bisogna pagare per avere notizie la cui affidabilità è incerta, non conviene pagare i giornalisti professionisti di cui si conosce l’identità, il pensiero, la linea editoriale del giornale e della proprietà? Conoscere la fonte delle informazioni, aiuta la difesa dalle false notizie e dalle cattive interpretazioni.I giornalisti non sono i sacerdoti della verità,  ma un buon giornalista sa offrire commenti, osservazioni e riflessioni sensate degne di essere valutate. Se dicesse sempre baggianate nessuno lo leggerebbe più.Non bisogna, però, confondere professionalità con credibilità. Possiamo non condividere un’opinione di un giornalista ma questo non fa  automaticamente di lui un fabbricatore di fake news.La lotta alle fake news passa per la riscoperta del giornalista professionista.In conclusione, WT Social è un tentativo sbagliato e, forse, nemmeno nobile, considerando che accetta solo utenti paganti mettendo in attesa quelli che non vogliono pagare un servizio erogato dal paladino dell’Internet libera e gratuita. Condividi:

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Comunicazione, Verità e fake news

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