Floridi

counseling digitale

Counseling e Digitale

Condividi: Il counseling è basato sul dialogo. Come può il digitale essere di aiuto, se media la comunicazione fino a ridurla ad autobiografica? IntroduzioneGli strumenti del digitale sembrano in contraddizione con il counseling, pratica che richiama immediatamente sessioni di dialoghi e confronti in presenza.Per questo motivo, quello che è stato chiamato e-counseling non ha riscosso molto successo. Non voglio analizzare qui i motivi, ma comprendere se e quali spazi di collaborazione ci possano essere.Tratteremo il digitale secondo due visioni: multimedialità e scrittura. Nella prima includiamo principalmente la videoconferenza, mentre nella seconda la scrittura di testi, chat e messaggerie comprese.IndiceMultimedialitàScritturaScrivo, dunque Parlo? Leggo, quindi Ascolto?Informazione è Comunicazione?Comprendere il DigitaleConclusione MultimedialitàRiguardo alla prima visione del digitale, il periodo di lockdown ha permesso di familiarizzare con i vari sistemi disponibili, tanto da renderci abituale l’uso di videoconferenza.Qui il problema è l’invasione della privacy: il disagio provato dall’invasione di una videoconferenza non programmata (o, al contrario, come suggerisce Floridi, l’essere trasportati forzosamente nella privacy di qualcun altro) rende antipatico e scomodo l’uso generalizzato dello strumento.ScritturaLa seconda visione del digitale costituisce un nodo problematico da valutare con maggiore attenzione. Vorrei partire da una considerazione di Maurizio Ferraris che afferma che gli strumenti digitali testuali, come il web, «costituiscono la forma attuale della realtà sociale», «una sfera di atti registrati e definita come documentalità». La documentalità diventa multimediale, perciò documedialità.Il presupposto della comunicazione è la possibilità di scrittura. Un ribaltamento rispetto al passato, dove la scrittura era seguente, al massimo contemporanea, all’oralità. Scrivere è condizione di comunicazione.Nel digitale non è esattamente una novità.L’SMS, la killer application del 2G, il primo sistema digitale, si basa su una tecnica chiamata Store & Forward. Il messaggio non viene inviato al destinatario finale, ma al Centro Servizi che lo memorizza e poi cerca di inviarlo al destinatario entro 48 ore, al termine delle quali il messaggio viene cancellato.Anche le email hanno questa caratteristica, con una grande differenza dai due strumenti precedenti: il destinatario è interessato, poco o tanto, a ricevere le informazioni. Lo spam della email non riscuote lo stesso interesse.Scrivo, dunque parlo? Leggo, quindi ascolto?Comunicare diventa secondario rispetto all’iscriversi nel web o in un’app. Questa è una promessa di comunicazione e diventa una funzione fàtica, una sorta di entropia linguistica.La funzione fàtica è uno stato primitivo della comunicazione, quasi una rassicurazione delle proprie capacità e possibilità di farsi sentire. È una comunicazione fine a sé stessa che Malinowski mette al centro della vita del villaggio primitivo, quando, intorno al fuoco del villaggio, nei momenti di ozio, la comunità si ritrova insieme e attraverso una comunicazione informale e leggera, crea il presupposto dell’intimità dell’amicizia e della confidenza.Il testo, è come un messaggio nella bottiglia lanciato nel mare del digitale: porta con sé la speranza che qualcuno risponda.Il racconto subisce una torsione semantica improvvisa: da narrazione diventa autobiografia. Il racconto, la storia, non può essere immediatamente narrata, deve passare per una fase propedeutica, banalizzarsi forse, e diventare generica senza un destinatario preciso.Un racconto che non ha destinatari, è un’autobiografia.Non più un dialogo, non più un confronto. L’autobiografia non è una comunicazione, in cui l’altro ha diritto di replica, ma è semplice informazione, dove consegno frammenti di vita svincolati dal legame narrativo.Scrivere diventa essere, anzi, essendo una bottiglia nell’oceano, è davvero quest’essere gettati nel mondo del Dasein heideggeriano: scrivere come esistenza. Se il testo è l’atto autobiografico, la nostra esistenza diventa solitaria, rinchiusa su sé stessa, per analogia potremmo dire solipsistica.Nel counseling, se lo scrivere sostituisce il parlare, il leggere sostituisce l’ascolto? La dinamica comunicativa subisce una modifica, oserei dire ontologica.Definiremo il counseling come dialogo o come carteggio?Informazione è comunicazione?Se desiderassi abbandonare Ferraris per Luciano Floridi, le cose si faciliterebbero solo a prima vista.Qui dovremmo seguire principalmente il flusso dell’informazione e studiarne l’effetto sul suo destinatario. Da questo punto di vista, non ci sarebbe una grande differenza dal dialogo personale, perché il destinatario riceverebbe ugualmente l’informazione di cui ha bisogno.Come ogni buon giornalista insegna, c’è una differenza sostanziale fra dato, informazione e notizia.Il dato è l’elemento esperienziale, il primo percepito e di cui si ha coscienza. Quando il dato viene elaborato, cioè “pensato” all’interno di un sistema culturale, ecco che si trasforma in informazione. Se poi viene inserito all’interno di una narrazione, facendosi storia, diventa notizia.Rifuggendo ogni egemonia e sospetto di antropocentrismo, viene negata la possibilità di costituzione delle notizie. Infatti, la storia comporta un giudizio di verità da cui ci si vuole astenere in nome di un (mal compreso) diritto di parola e pensiero.In definitiva, il rischio del relativismo e dell’«uno vale uno» è dietro l’angolo.Comprendere il digitalePersonalmente, penso che il digitale operi una mediazione nuova che stiamo iniziando a riconoscere solo grazie all’utilizzo di nuovi strumenti di ricerca e di analisi.Finché non affineremo questi strumenti, è opportuno che ci siano chiarezza ed accordi preventivi sull’uso e sul significato del supporto digitale, affinché non si incorra in equivoci ed incomprensioni.Non credo che la presunta smaterializzazione del corpo nel digitale possa compromettere il dialogo, anzi, ammesso che sia vero, sarebbe un vantaggio perché eliminerebbe eventuali ritrosie e pudori.ConclusioneAllo stato attuale, il digitale può essere un utile strumento nel counseling solo in presenza di un protocollo di utilizzo concordato e condiviso fra le parti.Questo è possibile solo se il counselor è in grado di governare la comunicazione digitale e di educare ad essa il suo assistito.Insomma, come in tutte le arti e le professioni, non bisogna confondere la user experience con la expertise. Affidiamoci ai professionisti anziché agli esperti o ai capaci. Condividi:

Massimo Cacciari

Perchè Cacciari ha torto

Condividi: Massimo Cacciari lancia un allarme sull'introduzione del digitale nella scuola, provocando l'ironia english di Luciano Floridi. Cosa si è detto e cosa è sbagliato. Massimo Cacciari, filosofo e politico, ha recentemente firmato un manifesto contro l’adozione del digitale nella scuola, motivando il suo gesto con un articolo su la Stampa del 15 maggio 2020. Non si è fatta attendere la risposta di Luciano Floridi, filosofo dell’informazione, tacciando il collega di “sempliciata” e superficialità.Floridi si limita alla constatazione di una visione primo-novecentesca ma i motivi per rifiutare le tesi di Cacciari sono almeno quattro.Prima Criticità: liquidazione della scuola tradizionaleIl ricorso alla didattica a distanza (DAD), fa allarmare Cacciari: «La prospettiva che emerge è quella di una definitiva e irreversibile liquidazione della scuola nella sua configurazione tradizionale» vedendo, all’orizzonte, «un nuovo modo di concepire la scuola».La scuola di cui parla Cacciari è, in realtà, un modello formativo (lezioni in presenza) i cui contenuti devono subire «interventi mirati, collocati su piani diversi, tali da investire gli stessi modelli della formazione e lo statuto epistemologico delle varie discipline».Un conto è parlare di «come realizzare» la formazione, un altro è parlare dei «contenuti» della formazione. L’equivoco risiede nel pensare che i contenuti di qualità siano trasmessi solo con determinate metodologie. Probabilmente, Aristotele avrebbe criticato la stanzialità della scuola desiderata da Cacciari, ma non sui contenuti, più che condivisibili.Definito che parliamo di “modalità di formazione”, bisognerebbe preoccuparsi maggiormente del ritardo nell’utilizzo dei fondi del Piano Nazionale per la Scuola Digitale. Secondo il recente rapporto DESI, solo il 20% dei docenti ha effettuato corsi di alfabetizzazione digitale.Questa mancata partecipazione evidenzia il grave ritardo della scuola che non è in grado, con i mezzi tradizionali, di parlare e di interessare i giovani studenti. L’abbandono scolastico è un sintomo importante di questa difficoltà.Seconda Criticità: Educazione vs IstruzioneL’accusa è di «appiattire il complesso processo dell’educazione sulla dimensione riduttiva dell’istruzione».L’istruzione, dal latino instructur, istruttore, è la trasmissione di dati ed informazioni necessarie per acquisire l’abilità e la competenza tecnica e culturale. L’istruzione è parente stretta del nozionismo.L’educazione, al contrario, è un insieme complesso di attività il cui scopo è trasmettere i principi intellettuali, etici, tecnici per comprendere ed affrontare le istanze della società e del suo divenire.Chiaramente, sono due modalità contigue e complementari della formazione personale dove la seconda è seguente, e conseguente, la prima. Infatti, l’educazione così intesa, è tipica di alcuni licei (se i docenti sono in grado) e dell’Università (quelle che ci riescono!). La scuola deve fornire entrambe, perché non tutti vorranno o potranno scegliere questo percorso.Ugualmente al precedente punto, non è il mezzo ad impedire una formazione di qualità, ma la dis-educazione (guarda caso!) al suo utilizzo che ne compromette l’efficacia.Terza Criticità: Intercambiabilità dei modelliUn’ulteriore accusa che viene mossa è «dare superficialmente per assodata l’intercambiabilità fra le due modalità di insegnamento».Questo è il classico atteggiamento di chi vive la tecnologia come pura opera di scambio (prima si faceva in un modo, ora in un altro), e non vede né l’integrazione né l’ingresso in un nuovo periodo storico. Non c’è alternativa, ma complementarietà. Ad esempio: mattina in aula, pomeriggio online (corsi di recupero, laboratori opzionali…).Il “dualismo digitale” è superato da tempo!Quarta Criticità: Fondamenti CulturaliLa scuola «vuol dire anzitutto socialità».Il periodo di quarantena ha dimostrato che la tecnologia digitale ha permesso la continuazione della socialità benché fosse compromessa la prossimità. Il lavoro ha migrato sul digitale ulteriori funzioni oltre al tele lavoro e al vero smart working.Anche i governi hanno continuato la loro attività sul digitale. Cosa impedisce la scuola di migrare parte delle sue attività online?Le preoccupazioni di Cacciari nascono da un atteggiamento resistivo ed intimorito davanti alle trasformazioni tecnologiche in atto. Questa cattiva comprensione del digitale ha come conseguenza l’incapacità a pensare le stesse attività eseguite in modo nuovo nel digitale, e rimane legato ad uno sterile “si è sempre fatto così” aumentando lo scollamento con la realtà che studenti ed imprese lamentano da tempo.Insomma, cosa impedisce alle scuole di rinnovarsi se non la resistenza di chi non comprende la mutazione dei tempi? Condividi: