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Logo ONU degli obiettivi per il 2030

Connettività e Giustizia: per l’ONU sono legati.

Condividi: Sustainable Development Goals 9 ONU: connettività globale. Progresso per chi? La connettività fra computer e dispositivi digitali è il sistema nervoso della società digitale e per questo motivo occupa uno dei 17 obiettivi di sviluppo (Develompment Goals) dell’Onu per il 2030. Proviamo a pensare ad un black out di qualsiasi tipo di connessione e le conseguenze possibili; nei paesi in via di sviluppo questa è la condizione normale per circa il 65% della popolazione e di questi il 44% vive in Africa (nel subsahara hanno accesso ad Internet due persone su 10). Questi dati impongono una riflessione.La connettività è un’infrastruttura che modifica l’ambiente in cui viviamo.Il paesaggio urbano e periferico delle città occidentali è contrassegnato dalla presenza di tralicci delle antenne cellulari, di scavi per la posa della fibra, parabole satellitari ed altre antenne. L’impatto ambientale nelle zone equatoriali sarebbe drammatico.Facebook e Google sono alla guida di progetti ambiziosi: il primo ha accordo con Airbus per l’uso degli aerei per lanciare segnali da alta quota, il secondo usa palloni aerostatici per lo stesso scopo. Pure Elon Musk, proprietario di Tesla e SpaceX, partecipa alla sfida con un progetto di satelliti Starlink di sua proprietà. Dopo i primi successi ha chiesto l’autorizzazione a lanciare 30.000 satelliti, a fronte dei 4.000 già presenti.Egemonia nei sistemi di connessione.È possibile lasciare la proprietà del sistema connettivo mondiale ad un solo uomo o ad una società privata che non rispetta la privacy (Facebook) o è compiacente con i poteri illiberali come la Cina (Google)?Esiste l’effetto collaterale della spazzatura spaziale: tutti quegli oggetti nello spazio aumenterebbero le probabilità di collisione, ad esempio con la Stazione Spaziale, e di caduta sulla terra ferma.I servizi erogati sulla rete, sono strumenti di uguaglianza o aumentano le disparità condannando i poveri ad essere sempre più poveri ed esclusi?Portare la connettività in qualche villaggio povero ed isolato, non è sufficiente: occorrono anche un dispositivo digitale (pc, tablet, smartphone) e quindi anche l’elettricità. In questo villaggio stiamo portando aiuti oppure immettendo nuovi costi (dispositivi e bollette)? Non accedendo a questi servizi, però, rimarrebbero maggiormente esclusi dal mondo con aggravio della condizioni e minori possibilità di sviluppo.L’importanza dell’interfaccia.Il primo impatto davanti ad un schermo non è banale come sembra e stabilire un’interazione con un dispositivo digitale è meno semplice di quello che sembra. Ad esempio l’identificazione. Una famiglia inserita in un programma di assistenza, è conosciuta dal personale addetto e chiunque vada può ricevere il sussidio spettante. In caso di accesso digitale, le credenziali sono nominative e mandarci un familiare è un problema: è in grado di ricordare le credenziali? Sa usare l’interfaccia del dispositivo? Conosce la procedura del sistema?Neanche il riconoscimento facciale è una soluzione.Neanche il riconoscimento facciale è una soluzione, dopo le denunci di Joy Buolamwini e l’Algorithmic Justice League. Il software non la riconosceva, afro-americana originaria del Ghana, se non attraverso una maschera bianca. Il digitale, anziché integrare ed aiutare, condannerebbe quella fetta di popolazione di carnagione troppo diversa dal bianco, povera e a un livello basso di cultura. Proprio quelle persone che vorrebbe aiutare.Connettività significa anche comunicazione ed informazione.Molte comunità tagliate fuori dalla connettività sono comunità fragili, private dei diritti fondamentali o che stanno lottando per riprendersi da anni di conflitti. La connettività può aiutare queste comunità ad entrare in un circolo virtuoso di assistenza e sviluppo. La pace ha migliori possibilità di stabilirsi fra comunità i cui membri sono integrati e sviluppano progetti di crescita, cioè quando comunicano e intrattengono relazioni con membri delle altre comunità. Pace e connettività si condizionano a vicenda, aprono spazi di condivisione e vicinanza. In questo senso la connettività è uno strumento per la pace e  non può essere tolta a nessuno.La questione dell’educazione e della formazione acquisisce importanza fondamentale.Sicuramente occorre una formazione all’uso tecnico del dispositivo, maneggiarlo comprendendone l’operatività, la manualità, le funzionalità. L’educazione è un argomento delicato.Da sempre l’Occidente ha l’ambizione (o l’arroganza, secondo alcuni) di portare il progresso e con esso la cultura più avanzata. Se guardiamo, però, con obiettività, la nostra civiltà “uccide”: razzismo, migranti, droghe, depressione, inquinamento, emergenza climatica, disoccupazione, povertà, conflittualità sociale, corruzione… questo è quello che diciamo essere il miglior mondo possibile. Ripensare il modo di rapportarci con paesi e culture non occidentali potrebbe aprire spazi di confronto e mediazione per il bene ed il progresso di tutte le parti.In ultimo, la connettività è uno dei maggiori problemi dei paesi in via di sviluppo?È un problema annoso mai risolto. L’Occidente è giunto allo stato attuale attraverso un percorso progressivo sia tecnologico che sociale. Per giungere al nostro stato, tutti dovranno percorrere lo stesso tragitto, ognuno troverà la sua strada o si potrà pervenire ad una realizzazione immediata e diretta?Se devono percorre lo stesso tragitto, ci sarà un gap perenne di due secoli che non colmeremo mai. Al contrario, se vogliono trovare una via autonoma, sappiamo prevedere quanto tempo impiegheranno e se giungeranno alle nostre stesse conclusioni?Quanti “poveri digitali” esclusi dai servizi digitali?Infine, se si vogliono proiettare in un futuro improvvisamente attuale, quali effetti sociali ed economici ci saranno? L’equità del mondo passerà sicuramente per la connettività mondiale ma se non saremo in grado di svilupparla eticamente, la connessione da sola non garantirà la giustizia sperata. Articolo in PDF Condividi: