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Massimo Cacciari

Perchè Cacciari ha torto

Condividi: Massimo Cacciari lancia un allarme sull'introduzione del digitale nella scuola, provocando l'ironia english di Luciano Floridi. Cosa si è detto e cosa è sbagliato. Massimo Cacciari, filosofo e politico, ha recentemente firmato un manifesto contro l’adozione del digitale nella scuola, motivando il suo gesto con un articolo su la Stampa del 15 maggio 2020. Non si è fatta attendere la risposta di Luciano Floridi, filosofo dell’informazione, tacciando il collega di “sempliciata” e superficialità.Floridi si limita alla constatazione di una visione primo-novecentesca ma i motivi per rifiutare le tesi di Cacciari sono almeno quattro.Prima Criticità: liquidazione della scuola tradizionaleIl ricorso alla didattica a distanza (DAD), fa allarmare Cacciari: «La prospettiva che emerge è quella di una definitiva e irreversibile liquidazione della scuola nella sua configurazione tradizionale» vedendo, all’orizzonte, «un nuovo modo di concepire la scuola».La scuola di cui parla Cacciari è, in realtà, un modello formativo (lezioni in presenza) i cui contenuti devono subire «interventi mirati, collocati su piani diversi, tali da investire gli stessi modelli della formazione e lo statuto epistemologico delle varie discipline».Un conto è parlare di «come realizzare» la formazione, un altro è parlare dei «contenuti» della formazione. L’equivoco risiede nel pensare che i contenuti di qualità siano trasmessi solo con determinate metodologie. Probabilmente, Aristotele avrebbe criticato la stanzialità della scuola desiderata da Cacciari, ma non sui contenuti, più che condivisibili.Definito che parliamo di “modalità di formazione”, bisognerebbe preoccuparsi maggiormente del ritardo nell’utilizzo dei fondi del Piano Nazionale per la Scuola Digitale. Secondo il recente rapporto DESI, solo il 20% dei docenti ha effettuato corsi di alfabetizzazione digitale.Questa mancata partecipazione evidenzia il grave ritardo della scuola che non è in grado, con i mezzi tradizionali, di parlare e di interessare i giovani studenti. L’abbandono scolastico è un sintomo importante di questa difficoltà.Seconda Criticità: Educazione vs IstruzioneL’accusa è di «appiattire il complesso processo dell’educazione sulla dimensione riduttiva dell’istruzione».L’istruzione, dal latino instructur, istruttore, è la trasmissione di dati ed informazioni necessarie per acquisire l’abilità e la competenza tecnica e culturale. L’istruzione è parente stretta del nozionismo.L’educazione, al contrario, è un insieme complesso di attività il cui scopo è trasmettere i principi intellettuali, etici, tecnici per comprendere ed affrontare le istanze della società e del suo divenire.Chiaramente, sono due modalità contigue e complementari della formazione personale dove la seconda è seguente, e conseguente, la prima. Infatti, l’educazione così intesa, è tipica di alcuni licei (se i docenti sono in grado) e dell’Università (quelle che ci riescono!). La scuola deve fornire entrambe, perché non tutti vorranno o potranno scegliere questo percorso.Ugualmente al precedente punto, non è il mezzo ad impedire una formazione di qualità, ma la dis-educazione (guarda caso!) al suo utilizzo che ne compromette l’efficacia.Terza Criticità: Intercambiabilità dei modelliUn’ulteriore accusa che viene mossa è «dare superficialmente per assodata l’intercambiabilità fra le due modalità di insegnamento».Questo è il classico atteggiamento di chi vive la tecnologia come pura opera di scambio (prima si faceva in un modo, ora in un altro), e non vede né l’integrazione né l’ingresso in un nuovo periodo storico. Non c’è alternativa, ma complementarietà. Ad esempio: mattina in aula, pomeriggio online (corsi di recupero, laboratori opzionali…).Il “dualismo digitale” è superato da tempo!Quarta Criticità: Fondamenti CulturaliLa scuola «vuol dire anzitutto socialità».Il periodo di quarantena ha dimostrato che la tecnologia digitale ha permesso la continuazione della socialità benché fosse compromessa la prossimità. Il lavoro ha migrato sul digitale ulteriori funzioni oltre al tele lavoro e al vero smart working.Anche i governi hanno continuato la loro attività sul digitale. Cosa impedisce la scuola di migrare parte delle sue attività online?Le preoccupazioni di Cacciari nascono da un atteggiamento resistivo ed intimorito davanti alle trasformazioni tecnologiche in atto. Questa cattiva comprensione del digitale ha come conseguenza l’incapacità a pensare le stesse attività eseguite in modo nuovo nel digitale, e rimane legato ad uno sterile “si è sempre fatto così” aumentando lo scollamento con la realtà che studenti ed imprese lamentano da tempo.Insomma, cosa impedisce alle scuole di rinnovarsi se non la resistenza di chi non comprende la mutazione dei tempi? Condividi: