trasformazione

economia covid

Come il Covid-19 ha cambiato l’economia

Condividi: In questa fase 2, qual è la situazione economica creata dalla pandemia di Covid-19? Nel periodo di quarantena la produzione si è quasi fermata in tutto il pianeta e oggi possiamo dire che il Covid-19 ha cambiato l’economia del nostro mondo. Il PIL è crollato ovunque e milioni di lavoratori sono a rischio. Si invoca il ritorno alla normalità come condizione necessaria per rimettere in moto l’economia e recuperare il benessere perduto. Quando riprenderemo, sarà tutto come lo abbiamo lasciato?Trasformazione digitale?Il nostro sistema economico mondiale era in una profonda crisi già prima della pandemia. L’equazione aurea più consumo – più lavoro – più benessere dava solo valori negativi perché, per sostenere la competitività, bisognava contenere i costi. Questo avveniva riducendo il personale ed incrementando l’automazione.Durante il periodo di chiusura, abbiamo assistito ad un fenomeno a cui pochi hanno dato valore: si poteva acquistare solo online e l’e-commerce, Amazon in primis, ha realizzato grandi fatturati a discapito della GDO, obbligata alla chiusura. Mentre l’economia tradizionale segnava il passo, quella “digitale” nuotava nell’insperato effluvio di denaro come un novello Paperone.“Trasformazione Digitale” è il processo di integrazione delle tecnologie digitali in tutti gli aspetti del business, un processo che comporta cambiamenti sostanziali a livello di tecnologia, cultura, operazioni e generazione di valore. Un piano di formazione prevedeva la riqualificazione del personale laddove neppure le università erano in grado di garantire un percorso di studi adatto alle nuove sfide.La trasformazione digitale delle attività produttive passa attraverso la ristrutturazione aziendale, principalmente con la riduzione di personale e l’aumento dell’automazione. A parità di produzione, si abbassano costi e tempi, ma la ricchezza prodotta ha una differente distribuzione.Verso la Transizione EconomicaSemplificando, se prima erano necessari 10 addetti al costo di € 1.000 l’uno per garantire la produzione, ora ne sono sufficienti 8, magari con un costo inferiore a motivo delle minori ore lavorate. La società che prima pagava € 10.000 oggi ne paga non più di € 8.000. I € 2.000 di differenza non sono tassati né ridistribuiti ed entrano nell’immediata disponibilità dell’azienda sottraendoli al bene comune.Se poi l’azienda è una digital company, il processo diventa esponenziale tanto da permettere a Jeff Bezos, CEO di Amazon, di non pagare tasse a fronte di miliardi di dollari di fatturato.In realtà, siamo in una “Transizione Economica”, cioè nel passaggio da un’economia basata sul lavoro umano ad una basata sulla computazione, su processi digitali che escludono l’uomo.Comprare su Amazon, significa entrare in un sito web, scegliere un prodotto, pagare con e-payment, attendere che l’ordine arrivi in magazzino dove, un lavoratore sintetico (cobot) o biologico (persona), confezioneranno la spedizione con articoli prodotti in fabbriche automatiche, ed in fine consegnati (fra poco) da droni.Gestione giacenze, ordini, resi, carico e scarico già avvengono in modo computazionale, ugualmente all’analisi dei flussi di cassa, venduto, pipeline, ROI, EBITDA e tutti gli altri. Al customer care operano chatbot, o operatori sintetici, in grado di capire il linguaggio naturale e rispondere sensatamente.Quale lavoro rimane disponibile all’uomo se non quel precariato altrimenti conosciuto come gig economy?Economia ComputazionaleNon siamo in un’economia digitale, ma computazionale in quanto ogni fase ed ogni attività viene misurata, compresa numericamente e perciò resa disponibile a qualsiasi computazione, dal web al delivery.L’uomo, per entrare in questa economia, deve farsi numero, diventare cifra di una computazione che gli impone un ritmo di lavoro livellato a quello dei colleghi sintetici (cobots) che non si stancano, non mangiano, non vanno al bagno, non hanno rapporti sentimentali o vita sociale.Il Covid-19 ha quasi estirpato gli ultimi circuiti di economia tradizionale. Quante attività non hanno riaperto? Quante non lo faranno più?Lo smart working, o almeno la sua versione irregolare oggi implementata, è sbilanciato sul beneficio della società: si risparmia sulla location (uffici più piccoli se si lavora a casa) e le infrastrutture (connessioni e strumenti di lavoro). La produttività aumenta, non perché sia una modalità migliore, ma a causa del dilatarsi inavvertitamente dell’orario di lavoro. Se il lavoratore è donna, moglie/compagna e madre, la situazione diventa insostenibile. Aggiungiamo un po’ di DaD ed il quadro è completo. Addirittura alcune società iniziano a non pagare più buoni pasto perché si mangia a casa!I lavoratori sono disposti a sopportare qualsiasi angheria pur di conservare il lavoro, mentre la ricchezza prodotta, in gran parte dalla computazione, sfugge agli attuali regimi fiscali e finisce nelle grandi compagnie digitali, Amazon, Google, Apple, Microsoft e Facebook, i cui fatturati sono superiore a quelli di molti stati.Post Covid-19: una nuova economiaQuando sconfiggeremo il Covid-19 e torneremo a vivere senza paura, o quasi, dovremmo affrontare un mondo nuovo, diverso, cambiato. Molti non avranno un posto ed i sussidi saranno disponibili in quantità minore.La politica economica deve guardare a questo futuro, prepararsi, perché la transizione in atto ha accelerato i tempi. Occorre una nuova politica fiscale, ripensare il lavoro, costruire una cultura basata sul modello collaborativo e non competitivo, sulla proposta di stili di vita che prevedano molte ore libere da dedicare alla cura di sé, degli altri e del Creato. Insomma, una nuova epoca. Condividi: