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Presentazione Cristiani nel Digitale

Video presentazione “Cristiani nel Digitale”

Condividi: interesse e necessità per lo studio della cultura digitale Si è tenuta martedì 28 aprile 2020, alle ore 16:00, la presentazione on line del libro “Cristiani nel Digitale” organizzato dall’ISSR Mater Ecclesiae della Pontificia università San Tommaso – Angelicum.La presentazione è stata ben partecipata ed è emerso l’interesse per le trasformazioni in atto e la necessità per uno studio sistematico della cultura digitale.ACQUISTA IL LIBRO SU AMAZON OPPURE PRENOTA LA TUA COPIAIl libro, partendo dalla dimostrazione dell’ingresso in una nuova epoca storia, l’Era Digitale, ne analizza la cultura e gli impatti nell’ambiente sociale, economico ed ecclesiale. Il libro è idealmente diviso in due parti: la prima, costituita da primi quattro capitoli, costituisce la pars costruens in cui si definisce uno statuto della nuova “epoca digitale” e la cultura che la caratterizza. La seconda parte, otto capitoli, affrontano tematiche specifiche dal punto di vista della “cultura digitale”.L’interessa suscitato dal libro Cristiani nel Digitale, usato come testo di riferimento per il corso sulla Cultura Digitale dell’ISSR Mater Ecclesiae, lo ha messo al centro di riflessioni in alcuni interventi a seminari e convegni. Condividi:

Coda confessione

Confessione via Zoom?

Condividi: La pandemia riapre il dibattito sulla Confessione da remoto Articolo di Joshue J. McElwee pubblicato sul National Catolic Reporter – 17 aprile 2020(courtesy translation – nostra traduzione)(foto dell’articolo) Giovani aspettano di andare a confessarsi fuori della chiesa cattolica di Sant’Antonio a North Beach, Maryland, il 1 aprile, durante la pandemia di coronavirus. (CNS / Bob Roller)Le misure di distanziamento sociale imposte alla maggior parte della popolazione mondiale durante la pandemia di coronavirus non solo hanno impedito ai cattolici di recarsi di persona per celebrare la Messa, ma hanno anche fermato la pratica della confessione.Questa nuova realtà, particolarmente grave per chi soffre per il virus o si avvicina alla fine della propria vita, ha fatto riprendere le discussioni e riflessioni su un interrogativo di base: perché non possiamo farlo telefonicamente?Numerosi teologi hanno sollevato dubbi sulla questione qui su NCR e hanno sottolineato le preoccupazioni circa la possibile sorveglianza dei dispositivi elettronici, che potrebbe comportare una violazione del sigillo del confessionale virtuale. Ma hanno anche messo in evidenza che la Chiesa non vuole che le persone dubitino della disponibilità della misericordia di Dio, e deve ancora considerare pienamente la questione della sorveglianza.Le misure di allontanamento sociale imposte alla maggior parte della popolazione mondiale durante la pandemia di coronavirus non solo hanno impedito ai cattolici di recarsi di persona per celebrare la Messa, ma hanno anche fermato la pratica della confessione.Mons. Liam Bergin, teologo irlandese del Boston College, ha osservato che alcuni governi europei hanno tenuto riunioni di gabinetto via webcam.“Se è sicuro avere una discussione di gabinetto via Zoom, o su qualche altra piattaforma, molte di queste preoccupazioni potrebbero non essere più valide” ha detto.“Penso che sia davvero importante ampliare la mente”, ha detto Bergin, che è anche un ex-rettore del Pontificio Collegio Irlandese. “È importante anche ricordare che il potere salvifico di Dio ci viene comunicato in molti, molti modi”.Brother Jason Espinal ascolta la confessione di un penitente durante l’attuale crisi del coronavirus nel cortile della scuola della Parrocchia di Nostra Signora degli Angeli il 21 marzo (CNS / Ed Wilkinson, The Tablet) George Worgul, Jr., teologo della Duquesne University di Pittsburgh, ha affermato di ritenere che il divieto di confessioni a distanza potrebbe essere un semplice problema della Chiesa che ancora non aggiorna i suoi canoni in modo tale da riflettere gli sviluppi del  tempo moderno.“Penso che quello che stia succedendo oggi è che ci sono regole che sono state create prima della tecnologia, e la Chiesa semplicemente non è molto in sintonia con il cambiamento necessario di quei regolamenti alla luce delle tecnologie emergenti” ha detto.“Non credo proprio che sia una questione teologica, perché si perde di vista il punto centrale” ha detto Worgul, che ha  concentrato il suo lavoro sugli studi rituali e sulla teologia sacramentale. “Qui il tema cruciale non è la confessione dei peccati. Il punto è la misericordia e il perdono di Dio.” Un sacerdote con maschera protettiva e guanti benedice un membro della sua congregazione dopo aver ascoltato la confessione in una chiesa di Roma il 26 marzo scorso, quando era prescritto il distanziamento fisico durante la pandemia di Coronavirus. (CNS / Remo Casilli, Reuters)Sorella Judith Kubicki, Francescana Feliciana, teologa alla Fordham University, concorda. Ha notato che la Chiesa non si è mai confrontata con una pandemia globale nell’era digitale.“Non sono sicura che qualcuno abbia affrontato questa domanda in modo abbastanza serio da poter dare una risposta ufficiale sulla confessione per telefono” ha affermato Kubicki, ex presidente dell’Accademia di Liturgia nordamericana. “Non abbiamo mai visto una cosa come questa, non abbiamo mai vissuto una simile esperienza”.La questione della possibilità di confessione telefonica è diventata particolarmente attuale e sentita negli ospedali, dove i pazienti affetti da coronavirus sono tenuti in isolamento per impedire la trasmissione del virus, e molto spesso non sono in grado di ricevere visitatori, compresi i sacerdoti.In un promemoria del 27 marzo scorso, la conferenza episcopale degli Stati Uniti ha consigliato ai prelati americani di non autorizzare la confessione per telefono, citando preoccupazioni sulla protezione del segreto confessionale.In precedenza il Vaticano aveva affrontato la difficoltà nel condurre confessioni in questo periodo in un decreto del 20 marzo, chiarendo che era accettabile per i vescovi offrire l’assoluzione generale a gruppi di persone, come loro ritenevano necessario.Il decreto, emanato dalla penitenziaria apostolica, forniva l’esempio di un vescovo o sacerdote che poteva stare all’ingresso di un ospedale e usare il sistema di amplificazione audio struttura per offrire l’assoluzione a quelli nell’edificio.Bergin, Worgul e Kubicki hanno sottolineato la natura generosa della misericordia di Dio e l’insegnamento della Chiesa secondo cui una persona che non è in grado di confessarsi può ancora parlare direttamente a Dio e chiedere perdono. Papa Francesco ha menzionato questa possibilità nella sua omelia della messa trasmessa in streaming dalla Domus Santa Marta il 20 marzo scorso.Bergin ha affermato che in questo periodo i sacerdoti “dovrebbero rassicurare le persone della grazia e della misericordia di Dio, invece di giocare sulle loro paure”.“Questo è un momento precario e non dovremmo dubitare della misericordia e della grazia di Dio, che è profusa su di noi” ha detto.Il prete irlandese ha detto che ha anche parlato con un vescovo che gli ha detto: “Se qualcuno fosse in circostanze estreme e mi chiamassero per confessare i loro peccati e ricevere l’assoluzione, lo farei“.Premettendo che non è un vescovo o un prete, Worgul ha detto che in una situazione di emergenza, a una persona che cerca di confessarsi per telefono, avrebbe dato il seguente consiglio: “Se qualcuno vuole davvero confessare i propri peccati e sperimentare la misericordia di Dio, e il modo migliore per fare questo è una telefonata o una videoconferenza, che lo faccia”.“E dopo la fine della crisi, se senti di avere l’obbligo di andare a confessarti, fallo” ha suggerito il teologo.“Andare verso la parte opposta, cioè discutere se questa conversazione telefonica sia valida o se i peccati siano stati davvero perdonati, significa davvero perdere di vista il concetto della misericordia e dell’amore di Dio” ha detto.[Joshua J. McElwee (jmcelwee@ncronline.org) è corrispondente NCR in Vaticano. Seguilo su Twitter: @joshjmac.] Read Source -articolo originale Condividi:

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